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mercoledì 8 dicembre - Aggiornato alle 15:57

Tre Bicchieri, i migliori vini dell’Umbria per il Gambero Rosso: è record con 15 riconoscimenti

I premiati delle batterie di assaggio per la Guida Vini d’Italia 2022. Dal Sagrantino all’Orvieto, dal Gamay al Ciliegiolo: «Produzione di qualità, regione minuta solo per dimensioni»

Vino umbro

di Dan. Nar.

Adarmando 2019 della cantina Tabarrini, Cervaro della Sala 2019 del Castello della Sala, FiorFiore 2019 di Roccafiore, Montefalco Rosso 2018 di Briziarelli, i Montefalco Sagrantino di Antonelli – San Marco (2016), Pardi (2017), Caprai (25 Anni 2016), Bellafonte (Collenottolo 2016), e poi gli Orvieto Cl. Sup. di Barberani (Luigi e Giovanna 2018), Decugnano dei Barbi (Mare Antico 2019), Palazzone (V. T. 2018), ed infine Ràmici Ciliegiolo 2018 di Bussoletti, Todi Grechetto I Rovi 2019 di Peppucci, Torgiano Bianco Torre di Giano V. Il Pino 2018 di Lungarotti e Trasimeno Gamay C’Osa Ris. 2019 di Madrevite. Sono i 15 vini (record per la regione) che hanno conquistato i Tre Bicchieri della Guida Vini d’Italia 2022 del Gambero Rosso.

Rossi e bianchi di qualità “La piccola regione del centro Italia si conferma minuta solo per dimensioni” commentano dalla celebre Guida. L’elevato numero dei Tre Bicchieri conquistati sono infatti lo specchio esatto di una produzione in grande spolvero qualitativo che valorizza i rossi, ma mette anche in evidenza l’animo bianchista della regione. Prosegue il Gambero Rosso: “Grandi conferme arrivano dalle Denominazioni più prestigiose: a Montefalco erano di scena i Sagrantino ’17 e qualche selezione della 2016. I primi, nonostante l’annata calda, offrono vini dalla trama fittissima, ma ormai – tra macerazioni calibrate e sapiente uso dei legni – l’impronta tannica è ben equilibrata col resto della materia. I 2016 si confermano grandi vini. Dallo stesso areale arrivano buone notizie grazie al Montefalco Rosso, non un fratellino minore del Sagrantino, ma un vino dove il Sangiovese primeggia e riesce a offrire sfumature territoriali diverse. Sempre da queste parti c’è spazio, infine, anche per i bianchi, col Trebbiano Spoletino sempre più protagonista. A proposito di bianchi non possiamo non parlare (molto bene) di Orvieto. Piano piano le cose stanno cambiando e il noto vino bianco sta riconquistando il prestigio che merita, in virtù di prodotti molto rappresentativi del territorio e dalla lunga capacità d’invecchiamento”. Ma in Umbria c’è di più, molto di più. A partire da Todi, altra zona sempre più in primo piano. “Anche qui – sottolinea il Gambero – pensiamo che la natura bianchista prevalga, grazie a un vitigno, il Grechetto, capace di stupire per carattere e solarità. Pochi, pochissimi i vini di Torgiano prodotti, ma tutti di gran classe, tra sangiovese per i rossi, grechetto, trebbiano e vermentino per i bianchi”.

Gamay e Ciliegiolo Il Gambero Rosso conclude citando due zone che le batterie di assaggio della Guida tengono sotto osservazione da qualche anno: “Una è la zona del Trasimeno, dove viene prodotto il gamay del Trasimeno: niente a che fare col vitigno del Beaujolais: questo fa parte della grande famiglia del grenache. Dai vigneti limitrofi al lago vengon fuori vini mediterranei e leggiadri, di grandissima beva. L’altra è l’areale di Narni, dove ormai da tanti anni il ciliegiolo è re incontrastato e sono diversi i produttori che ne imbottigliano affascinanti interpretazioni”.

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