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sabato 12 giugno - Aggiornato alle 20:50

Sagre in Umbria, ripartenza col freno a mano tirato: solo dieci su 240 tradizionali

In attesa di linee guida nazionali crollo di domande autorizzative alla Regione del 96%, Fiorelli (Unpli): «Così i borghi muoiono»

 

Foto di Shane Rounce su Unsplash

di Maria Sole Giardini

Solo 10 sagre in tutta l’Umbria delle 240 che animavano le vie dei paesi prima della diffusione del Covid-19; vale a dire una riduzione di circa il 96% che non fa ben sperare i lavoratori del settore. È quanto si può leggere da un documento della Regione pubblicato qualche giorno fa sul sito istituzionale dell’ente. Palpabile l’amarezza delle pro loco di fronte a questi numeri: «Se l’intenzione è quella di distruggere i borghi umbri siamo sulla strada giusta, ma noi lotteremo» afferma Francesco Fiorelli, presidente regionale Unpli (Unione nazionale pro loco).

Sagre e feste paesane Umbricelli, manfricoli, lumache, pizza sotto lu focu, fiori di zucca, gnocchetti alla collescipolana, tartufo… sono solo alcune delle prelibatezze che davano il nome alle sagre del territorio. Nomi che fanno venire l’acquolina in bocca ma che divenivano anche il pretesto per scoprire piccoli borghi dimenticati e cittadine arroccate sulle montagne che mai avremmo scoperto se non spinti dalla pancia. Ora si registra un progressivo allentamento delle restrizioni Covid e la bella stagione è alle porte, gli appassionati di enogastronomia e musica da ballo sono proiettati sulle sagre paesane ma rispetto al passato si trovano a fare i conti con un ventaglio di opzioni decisamente ridotto.

Unpli Umbria «Ogni sagra per legge deve presentare in Regione la domanda per l’autorizzazione 60 giorni prima dell’evento e ad oggi solo dieci sagre lo hanno fatto» spiega Fiorelli. Ancora più amara la sorpresa per i cittadini di Terni e provincia perché tra le dieci sagre che hanno presentato istanza solo tre appartengono al comprensorio ternano. E sono nello specifico la sagra degli gnocchi a Guardea e le sagre della pizza sotto lu focu e del Novecento a Montefranco. Nel Perugino, invece, almeno sette le opportunità per godere di qualche piatto tipico con la festa popolare di Fontignano, la sagra dei bigoli di Costacciaro, quella della Granocchia a Capanne e le quattro feste tutte organizzate a Castiglion del Lago.

I dubbi «Accanto ai pochi che hanno già presentato formale istanza, ci sono molte realtà che vorrebbero ripartire ma senza indicazioni chiare da Governo e Regione sono ferme in un limbo di incertezze e speranze – commenta ancora il numero uno Unpli regionale -. «Ancora fumoso il tema sagre alla vigilia ormai della seconda estate di inattività – commenta in un post sui social la pro loco di Avigliano -. Purtroppo non abbiamo risposte da dare ai nostri soci e ai nostri concittadini che ci chiedono se l’edizione 2021 della sagra del Manfricolo ci sarà. Le condizioni non sono delle migliori per organizzare quell’evento che tutti conoscete e amate. Ci teniamo però a dirvi che non vediamo l’ora anche noi di rimettere in moto la macchina organizzativa per regalarvi quei giorni spensierati e leggeri dell’agosto aviglianese».

Le sagre in Umbria La realtà però è ancora più dura, se pensiamo che siamo al 21 maggio, e calcoliamo i 60 giorni per attivare tutte le procedure per i permessi necessari si rischia davvero di passare un’altra estate senza feste in Umbria. Eppure, quello di sagre e feste paesane è una macchina che muove ogni anno centinaia di migliaia di euro, rilancia il turismo, smuove il volontariato giovanile, dà lavoro a centinaia di lavoratori dello spettacolo e soprattutto fa conoscere luoghi e borghi dimenticati che senza una manifestazione enogastronomica che richiama gente rimarrebbero solo nomi su una cartina geografica: «Si stima che circa 900.000 umbri almeno una volta l’anno vadano ad una sagra paesana – continua Fiorelli- noi come Unpli rappresentiamo un terzo di tutte le pro loco del nostro territorio ma poi esistono le realtà delle piccole associazioni sportive, le parrocchie, i piccoli circoli, tutte realtà che contano molto sugli introiti che portano queste manifestazioni senza le quali non possono sopravvivere» per non parlare del settore dello spettacolo, cantanti, musicisti, cabarettisti, agenzie di service e così via che nelle feste paesane estive puntavano per i guadagni di tutto l’anno e che ora si sono dovuti reinventare.

Prima del Covid Già prima del Covid il settore ha subito una profonda crisi quando a seguito dei fatti incresciosi di Torino sono aumentati i controlli di sicurezza e molte piccole realtà, impossibilitate a seguire i rigidi protocolli imposti dalla cosiddetta circolare Gabrielli hanno deciso di gettare la spugna.  Il Covid poi ha dato il colpo di grazia ma mentre alcuni settori cominciano ad intravedere uno spiraglio di luce dopo gli allentamenti delle restrizioni la strada sembra ancora lunga per le sagre. Cci sono pro loco che nel tempo hanno fatto investimenti in strutture sempre più all’avanguardia costate centinaia di migliaia di euro che versano in stato di abbandono – commenta Fiorelli- e a chi asserisce che le sagre rubano i clienti ai ristoranti vorrei sottolineare che le sagre non tolgono clienti a bar e ristoranti anzi li portano. Faccio sempre questo esempio: dalla sagra della lumaca di Cantalupo è nato un allevamento di settore e poi è stato aperto un ristorante il cui piatto tipico è lo stesso alimento. Nei mesi scorsi molti ristoranti hanno usato i tavolini delle sagre per apparecchiare all’aperto, forniti gratuitamente per solidarietà e aiuto reciproco in un momento che è difficile per tutti. Mi pare che sia molto più lungimirante per tutti un percorso condiviso».

Regolamenti Agli organizzatori incerti che vorrebbero cominciare a ridare un po’ di spensieratezza ai propri territori Fiorelli fa sapere che «ancora non ci sono linee guida dal Governo e di conseguenza nemmeno dalla Regione perciò i regolamenti sono rimasti gli stessi dell’epoca pre-Covid e su quelli ci si può basare per organizzarsi e presentare domanda». Il suo insomma un appello affinché alle dieci domande presentate possano aggiungersene altre.

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