di Maurizio Troccoli
Non che non ne conoscessi il nome nell’impero della pizza napoletana, ma il fatto che in Germania, un napoletano di profonda conoscenza popolare, me la citasse come la migliore della città, tutt’oggi, mi ha acceso le antenne sulla pizzeria da Michele.
E’ accaduto a fine novembre: eravamo in una sorta di ‘baita alpina’ a Dresda. Chiedo a un manager di una importante impresa partenopea, Stefano Buonocore: «Quale è la migliore pizzeria, attualmente a Napoli? Quale preferisci?». E lui: «Da Michele». Ha però immediatamente aggiunto: «Sappi che a Napoli chiedere la migliore pizza o il migliore babbà, significa innescare una lite a tavola. Se siamo in cinque, probabilmente ognuno ha la sua preferenza. E potrebbe valutare quella tua, una schifezza». Eh già, nell’alta competizione, basta il noto zero virgola, per scivolare verso il discredito.
Rientrati da Dresda, apre lo storico marchio da Michele, a Perugia. Che coincidenza. Quell’icona retrò, che fu immortalata e resa celebre nel film Mangia, Prega, Ama con Julia Roberts è comparsa nel salotto perugino ed ora, ovviamente tiene banco nelle chiacchierate al bar. Un risultato ‘provvisorio’ tutt’altro che scontato. Chi conosce i perugini, sa che difficilmente ti danno fiducia in tempi brevi. Che tu sia signor nessuno o ‘Giulio Cesare’, devi passare da attente verifiche di palato. E di portafogli. Poi quegli spazi, che non hanno portato fortuna a quanti negli ultimi anni, si sono alternati con gestioni di attività finite prima del previsto. Insomma tra diffidenze varie, il pessimismo di un tempo non proprio brillante per il commercio, e gli scongiuri rispetto alle sorti dei predecessori, per i perugini ‘Da Michele’ è stata una scommessa. Probabilmente non per chi invece c’ha realmente scommesso. Che, stando ai primi giorni di apertura, ha avuto ragione.
Si racconta di lunghe file, particolarmente a sera. E non solo nel fine settimana. Come di una pizza preferibilmente da consumare sul posto, piuttosto che da portar via. D’altronde per i perugini, quella elastica napoletana, a ruota di carro – a tratti – particolarmente gommosa, se la metti nel cartone, diventa molliccia. Effetto evitato con la pinza romana, a cui sembrano essersi adattati i perugini, o persino con quella più croccante di fattura ‘perugina’ appunto.
Chi c’ha fatto visita, racconta un inaspettato interesse dei primi clienti, disposti persino a rimanere in fila, senza essere tentati da proposte alternative, a pochi passi. Anzi la concorrenza sarebbe stata costretta ad assistere alle ‘code’ di curiosi in attesa. Attenzione – recita qualcuno – Perugia va conquistata alla lunga. Non sono pochi – va detto – i marchi di pizzeria, di uguale provenienza, che sono durati e hanno avuto la meglio sulla diffidenza perugina. Chi ha osato allargarsi troppo, tuttavia, ha dovuto pure fare i conti con il giudizio severo di questa particolare clientela. Altri hanno persino interrotto l’esperienza. Anche di recente. Anche a pochi passi da qui, nonostante gli inizi strabilianti. Insomma la cautela e il basso profilo sono ingredienti apprezzati da queste parti. Quanto al gusto, qualcuno ha commentato: «Buon pomodoro, buona materia prima, forse l’avrei apprezzata più cotta».
Ricordiamo che questo spazio vide protagonista Leonardo Servadio, fondatore del marchio di abbigliamento Ellesse e figura di rilievo dell’imprenditoria umbra, che promosse a suo tempo l’apertura del locale commerciale. Negli anni Novanta fu inaugurato come bar e punto di ritrovo legato alla stessa famiglia. Tra il 2013 e il 2016 si tentò un rilancio con il nome di Caffè di Perugia, progetto che però non riuscì a consolidarsi nel tempo. Successivamente il locale ha ospitato Shinto, ristorante fusion con club, rimasto attivo per un periodo limitato, seguito da altre gestioni commerciali di breve durata, tra cui Muta. L’Antica pizzeria Da Michele è ora subentrata con un contratto di affitto, mentre la proprietà dell’immobile resta invariata.
Come accade ad ogni apertura riuscita, cambia la geografia dell’offerta cittadina. Il baricentro attuale del flusso di mangiatori di pizze, piega il percorso verso via Mazzini. E questo, nonostante le difficoltà legate al parcheggio. Altre offerte potrebbero momentaneamente risentirne, anche se è talmente vasta la golosità per la pizza in città che c’è pubblico per tutti. Specialmente per quanti vogliono continuare, nel solco della buona qualità della materia prima (i perugini sono particolarmente esigenti) a un prezzo giusto. Offerte gourmet percepite come onerose hanno, di recente, fatto storcere il naso a più di qualcuno.
L’Antica Pizzeria da Michele nasce nel 1870 a Napoli, l’Italia era nata appena 9 anni prima, fondata dalla famiglia Condurro nello storico rione Forcella, e nei primi decenni si afferma come pizzeria popolare specializzata esclusivamente nei due grandi classici della tradizione napoletana, marinara e margherita, preparati secondo ricette tramandate di generazione. Nel tempo, l’attività si trasferisce in via Cesare Sersale, dove ancora oggi si trova la sede storica, divenuta simbolo di continuità con la Napoli di un tempo e meta costante per appassionati di pizza provenienti da tutto il mondo.
Per decenni Da Michele resta un luogo di culto della pizza napoletana, riconosciuta per l’impasto semplice e per le pizze “a ruota di carro”. Il passaggio a un modello di espansione inizia nel 2012 con il progetto Michele in the World. Da quel momento il marchio cresce rapidamente: oggi conta oltre 70 sedi tra Europa, Asia, Stati Uniti e Medio Oriente, in città come Londra, dove sono presenti due locali, Manchester, New York, Tokyo, Dubai, Barcellona e Parigi. In Italia, oltre alla sede storica di Napoli, sono presenti pizzerie Da Michele a Caserta, Salerno, Aversa, Pompei, Roma con più sedi, Viareggio, Pescara, Civitavecchia, Brescia, Firenze, Milano, Verona, Bologna, Palermo, Lecce, Crotone, Padova, Ravenna, Mantova, Rimini, Latina, Ortigia a Siracusa, Trieste, Genova, Torino, Bari, Taranto, Bergamo, Como, Ferrara, Modena e Mestre. L’espansione avviene attraverso formule diverse, tra franchising, licensing e partenariati locali, con l’obiettivo dichiarato di mantenere standard coerenti con la tradizione originaria, tramite forni dedicati, ingredienti selezionati e formazione specifica dei pizzaioli.
Nonostante la fama internazionale e il riconoscimento ottenuto in classifiche come 50 Top Pizza World Artisan Pizza Chains 2025, che ha collocato Da Michele al primo posto tra le catene artigianali mondiali, la percezione a Napoli resta articolata. Per molti continua a rappresentare un’istituzione storica e un simbolo della pizza tradizionale, mentre nel dibattito cittadino emergono confronti con altre pizzerie storiche e con le nuove interpretazioni artigianali, in un contesto segnato dalla forte evoluzione contemporanea della pizza napoletana. La sede di via Cesare Sersale continua comunque ad attirare e rimane un punto di riferimento. Insomma, missione non facile, quella autoimposta: continuare a essere apprezzati a Napoli per genuinità, mentre ci si globalizza come un franchising. Con tutti i però del caso, per ora, la missione continua.
