di Sara Calini

Le forti oscillazioni dei mercati dovute all’instabilità globale rischiano di farci percepire il mercato come un blocco unico, dove tendenzialmente tutto crolla, determinando un innalzamento sconsiderato dei prezzi al consumo. C’è un osservatorio tuttavia che offre un punto di vista particolare, nonostante la larghezza della veduta, e che restituisce una rappresentazione più complessa dell’esemplificazione istintiva. E’ appunto la dinamica del latte. Questo prodotto che sembra immutabile nel tempo, destinato perennemente allo stesso pubblico, ovvero ai bambini, ha invece, negli ultimi anni, subito scossoni, cambi di prospettive e di politiche industriali, di gusti e di costumi, per cui riuscire a salvarlo, di volta in volta, dalle tempeste improvvise, non è uno scherzo da poco. In Umbria esiste una corazzata che di tempeste globali e locali ne ha affrontate diverse, riuscendo a irrobustire l’armatura in modo da attutire i colpi e preservare, non soltanto il prodotto, il lavoro e l’indotto, ma anche l’identità stessa di questo territorio. E’ la Grifo latte, un marchio che nel Cuore verde, non necessita di chissà quali spiegazioni.

Ora immaginiamo cosa è accaduto in questi ultimi anni, da quando al timone della cooperativa c’è il presidente Carlo Catanossi, tra denatalità e ridotti acquisti dovuti alla minore presenza di bambini, tendenze al vegetale e prodotti simil latte nelle diete, mode e tendenze in rapido cambiamento, turbolenze dovute alle quote e alle politiche europee, accessi ai mercati di paesi in via di sviluppo, nuove politiche di packaging ed energetiche, e ancora malattie come la nota ‘mucca pazza’ e altre forme epidemiche. Insomma non si fa in tempo a trovare le contromosse che bisogna prepararsi per una nuova sfida. Oggi contrariamente ai rialzi generalizzati il prezzo del latte scende e questa, insieme ad altre dinamiche, rende ancora più interessante indagare questo osservatorio. Umbria24 l’ha fatto insieme al presidente Carlo Catanossi. La sua visione è chiara: il territorio e la cooperativa rappresentano finalmente una sorta di “autodifesa”, non scontata, che ci permette di rendere meno impattanti le turbolenze di mercato.

Carlo Catanossi, presidente Grifo Latte

«Noi siamo una cooperativa», spiega Catanossi. «I soci ci conferiscono il latte, noi lo trasformiamo e lo commercializziamo, e alla fine ripartiamo il risultato. Questo sistema, quando i mercati diventano turbolenti, ci dà una stabilità che gli allevatori singoli non hanno». «E poi – aggiunge – ci garantisce la vendita del prodotto. Il latte per sua natura non può attendere. E non può essere stoccato. Ragion per cui ha una vulnerabilità insita nel mercato affidando all’acquirente il suo prezzo finale, strappandolo all’alternativa del diventare rifiuto. Il sistema cooperativo – sostiene – ci consente di piazzarlo comunque. Poi il prezzo lo determineremo e la logica non può che stabilire una reciproca salvaguardia».

Quest’anno, il prezzo del latte è in discesa. «Siamo arrivati a una situazione di sovrapproduzione globale», osserva Catanossi. «Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da prezzi mediamente alti, che hanno spinto tutti a produrre di più. Ora però ci troviamo con quantità eccessive e prezzi in caduta». In Italia, l’aumento del 2025 è stato concentrato nella seconda metà dell’anno, fino al 6% in più, creando un picco di offerta che grava sul mercato anche all’inizio del 2026.

Un altro fattore è la dinamica dei mercati internazionali. «L’Oriente ha iniziato a ridurre gli acquisti e la politica dei dazi statunitensi ha creato confusione. Non ci sono stati grandi problemi nelle esportazioni, ma l’incertezza ha generato panico. In Europa oggi c’è una grande eccedenza di latte». Quel 2 percento di produzione in più significa quantità incalcolabili. E le conseguenze sono immediatamente riflesse sulle dinamiche di domanda e offerta.

Catanossi sottolinea che i consumi domestici non aiutano a smaltire l’eccesso. «Il consumo di latte è in calo da anni, principalmente per ragioni demografiche: nascono meno bambini e quindi diminuisce la domanda di latte fresco. I formaggi vaccini, come caciotte e mozzarelle, resistono bene, mentre quelli di pecora subiscono contrazioni per via dei costi elevati e dei gusti più selettivi». Un combinato disposto che fa scontrare qualità con tendenze i cui risultati possono determinare sconvolgimenti anche a lungo termine. E’ un dato di fatto che non sempre alta qualità del prodotto corrisponde ad alta domanda del consumatore. Lo confermano l’aumento delle produzioni simil latte che si allontanano dal prodotto genuino miscelando estratti di varia natura, a differenza del prodotto di pratica artigiana percepito come forte e non conciliante con le tendenze attuali.

Sul fronte dei prezzi, la cooperativa cerca di mantenere «equilibrio e sostenibilità per gli allevatori». «Abbiamo pagato i nostri soci sopra i livelli indicati dall’accordo nazionale – aggiunge Catanossi -, mentre in altre zone d’Italia gli stessi accordi non sono stati rispettati. Questo ci ha permesso di garantire un margine migliore ai nostri allevatori, pur in un contesto di grande difficoltà». Tuttavia – registra il presidente – i tavoli governativi registrano ritardi incomprensibili sulle politiche dei prezzi e quello che accadrà nei prossimi mesi non è possibile calcolarlo non essendo state convocate in nei tempi congrui le autorità e le rappresentanze deputate alle decisioni.

Ci sono tuttavia altri aspetti che fanno della peculiarità umbra un modello, ed è la gestione sanitaria e produttiva. «Qui la rimonta degli animali è interna: crescono e vengono allevati in regione, senza grandi spostamenti. Questo riduce i rischi di malattie importate, e le Usl locali svolgono un lavoro costante di controllo, spesso molto rigoroso. Il beneficio è doppio: tutela degli allevatori e garanzia di qualità per i consumatori». «Non sempre questo è immediatamente percepito da entrambi i fronti, ma ci sono tempi nei quali ognuno prende consapevolezza di quanto simili attenzioni determinino vantaggi reciproci», aggiunge Catanossi.

Infine, un cenno alla gestione di malattie animali come la Bluetongue. «In Umbria la malattia non ha avuto impatto devastante. Siamo riusciti a mantenere una mandria sana, grazie sia al sistema sanitario regionale che alla struttura stabile degli allevamenti. Non è stato semplice certo, ma siamo usciti dalla fase critica senza perdite significative», conclude Catanossi.

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