Foto archivio Umbria24

di M.T.

L’Italia detiene il primato mondiale per prodotti alimentari e vitivinicoli qualitativi nei registri europei Dop e Igp, un patrimonio che riflette cultura, biodiversità, tradizione e territorialità. Anche in Umbria, dove la Dop economy ha un ruolo significativo nel tessuto produttivo locale, la sfida principale resta rendere queste eccellenze maggiormente accessibili alle famiglie umbre, che devono fare i conti con budget ridotti e un carrello della spesa sempre più condizionato dai prezzi. D’altronde prima ancora che fossero risconsciuti come tali, molti di questi prodotti erano tradizionalmente nelle credenze degli umbri. Ora ci entrano, ma con difficoltà.

Il valore complessivo del cibo di qualità Dop e Igp in Umbria è stimato oggi a 116 milioni di euro tra prodotti agroalimentari e vini, secondo le stime del Rapporto Ismea‑Qualivita 2025 riproposte e commentate da Coldiretti Umbria. Il territorio conta 32 prodotti certificati a indicazione geografica, di cui 11 alimentari e 21 vini: tra questi il prosciutto di Norcia Igp, il vitellone bianco dell’Appennino centrale Igp e l’olio dop Umbria spiccano come simboli di distintività e qualità territoriale. In Umbria operano oltre 3.200 operatori impegnati nella produzione certificata.

Questa cifra, pur simbolicamente importante per l’identità regionale, resta modesta se confrontata con la Dop economy nazionale da oltre 20,7 miliardi di euro di valore alla produzione nel 2024, distribuita su circa 850.000 addetti e 317 consorzi di tutela. Un dato nazionale particolarmente interessante riguarda i consumi nelle famiglie italiane: oltre il 76 per cento dei consumatori dichiara di acquistare almeno un prodotto DOP o IGP almeno una volta al mese nei canali di vendita convenzionali, come supermercati e ipermercati.

Questo elemento indica che pur in un contesto di inflazione e di restrizione dei budget, i cittadini non abbandonano completamente la qualità associata a un prodotto con indicazione geografica certificata. La consapevolezza di autenticità e legame col territorio spinge la spesa verso prodotti percepiti come più genuini, anche se spesso più costosi.

Un elemento centrale in questa dinamica è il ruolo dei discount e dei canali economici della spesa: la quota di mercato dei prodotti Dop/Igp all’interno dei discount è cresciuta nel 2024 fino a superare il 18 per cento sul totale delle vendite di Dop/Igp in Gdo. Questo dato suggerisce un fenomeno rilevante: anche nei punti vendita tradizionalmente orientati al prezzo basso, i prodotti certificati trovano spazio e vengono acquistati. La progressiva penetrazione dei dop e Igp nei discount indica sia una maggiore disponibilità di queste referenze nei canali a basso costo, probabilmente spinta dalla domanda dei consumatori, sia una strategia commerciale delle catene di vendita che vogliono soddisfare consumatori attenti sia al prezzo sia alla qualità percepita.

Un ulteriore segnale della tenuta dei prodotti di qualità è dato dalle disposizioni delle famiglie a pagare un premio di prezzo per qualità superiore. Una recente indagine nazionale, con focus sui formaggi ma estendibile ad altri comparti alimentari, segnala che circa il 51 per cento degli italiani è disposto a pagare di più per un prodotto Dop o Igp. Nel dettaglio, la metà del campione (54 per cento) accetta un aumento del prezzo fino al 10 per cento in più rispetto a un prodotto generico, mentre il 40 per cento può arrivare anche fino al 20 per cento in più.

Questo atteggiamento riflette una variazione nel comportamento d’acquisto: nonostante vincoli di spesa e aumento dei costi generali, una parte significativa delle famiglie preferisce destinare risorse a prodotti percepiti come qualitativamente superiori.

Parallelamente, cresce la quota di mercato delle private label, ovvero i prodotti a marchio della distribuzione, che in Italia ha superato il 31 per cento del totale delle vendite nel largo consumo confezionato nel 2024. Le private label offrono ai consumatori un compromesso: prezzi più bassi, spesso con una qualità accettabile, e rappresentano una risposta alle esigenze di bilancio delle famiglie che però non vogliono rinunciare completamente alla qualità.

Un altro elemento che merita attenzione riguarda le vendite promozionali dei prodotti dop/Igp: la grande distribuzione organizzata, utilizza frequentemente offerte e promozioni per stimolare l’acquisto di referenze di qualità: Le offerte sui prodotti di qualità costituiscono un driver importante soprattutto per le famiglie con reddito più limitato, come molti nuclei umbri.

Facendo leva su quanto rilevato anche in Umbria è possibile affermare che non si rinuncia alla qualità, piuttosto la si concilia con la ricerca di convenienza. Il profilo dei consumatori umbri riflette in modo esplicito le tensioni e le dinamiche dei consumi alimentari nazionali: da un lato la forte affezione alla qualità territoriale, dall’altro la sensibilità ai prezzi e la ricerca di soluzioni di valore che consentano di mantenere un profilo qualitativo elevato nel carrello della spesa, nonostante la consapevolezza che si spende di più per buste più leggere di prima e redditi più magri.

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