di Marta Rosati
«Meglio stare coi macellai piuttosto che coi giornalisti; fate il mestiere in maniera decorosa! La gente dovrebbe smettere di leggere i giornali; per le cose che mi avete messo in bocca e non ho mai pronunciato, ci penseranno i miei avvocati; e lei, caro giornalista, non faccia gesti, non è autorizzato a fare gesti con le mani, deve stare in silenzio e ascoltare; il suo gesto può finire in Tribunale. State attenti! Ho molti avvocati. Non faccia gesti perché il suo atteggiamento di merda io me lo ricordo. Già quello che scrive mi sta sul cazzo».
Queste le parole pronunciate dal sindaco di Terni Stefano Bandecchi, nell’aula del consiglio comunale, durante una seduta dell’assise cittadina. Il giornalista in questione non ha certo alzato il dito medio o riservato al primo cittadino chissà quale atteggiamento. La sua, anzi, una reazione anche piuttosto composta, ai reiterati attacchi che la stampa subisce dal primo cittadino: con una mano poggiata al bordo dei banchi dell’emiciclo, ha mosso l’altra come a mimare un moto perpetuo, uno scenario che si ripete di frequente, condito di provocazioni. Talmente sovente da non suscitare più, in effetti, grande scalpore.
Il primo cittadino protagonista di certe minacce e intimidazioni, rivolte in questo caso agli operatori dell’informazione, è quello stesso Stefano Bandecchi, imprenditore livornese, ex patron della Ternana calcio, salito alla ribalta delle cronache sportive, tra le altre cose, per gli sputi rivolti ai tifosi del suo stesso club. Eletto sindaco per effetto di un ‘voto di rigurgito’ verso centrodestra e centrosinistra (che poi sono riusciti a farlo eleggere pure presidente di Provincia), nonché sulla scia di iniziative e soggetti sostenuti a fior di quattrini (dei quali non perde mai occasione di vantarsi), ha poi ottenuto un’audience smisurata per gli atteggiamenti scomposti ed esagerati riservati a tutti, indistintamente. Sfrontato e impertinente, anche verso certe istituzioni, nel tempo ha via via ampliato il suo ‘pubblico’, soprattutto attraverso i social. Questo suo modo di fare suggerisce a molti l’idea di un soggetto che non ha paura di nessuno e non ha nulla da nascondere.
Non manca chi ritiene che, in verità, Bandecchi ‘giochi alle tre carte’ tra società, progetti, finanziamenti, nomine e commistioni tra ruoli. Ma al di là di chi condanna il suo atteggiamento e solidarizza col giornalista di turno, è evidente che ai piani decisionali passano ‘come acqua nel canestro’ gli appelli alle autorità e le interrogazioni varie. Due Prefetti, un ministro…nessuno che abbia mai alzato un dito per ammonire Bandecchi. Resta impunito.
I nervi scoperti, per ora, mantenuta peraltro intatta la divisione dei poteri grazie al No al recente referendum costituzionale, Bandecchi li mostra solo in Tribunale. Tre i rinvii a giudizio che ha rimediato: per evasione fiscale, per il consiglio caos e pure un ‘Vaffa’ lanciato via social a un imprenditore ternano. Potrebbe il martelletto di un giudice cambiare le cose? Queste riflessioni, al sindaco di Terni, non piaceranno. Pazienza. Al più ci definirà ‘giornalisti di serie B’, o tenterà di intimorirci alla prossima buona occasione; non fa più scalpore.
