di Maurizio Troccoli

«Non è cosa facile ricordare chi si è distinto sempre per il fatto di ricordarsi lui,  di ognuno di noi». Suonano, anzi tuonano pressapoco così i pensieri di un amico di Paolo che l’ha voluto ricordare nella serata di ieri, mercoledì 23 marzo, al teatro Pavone, dedicata a Paolo, alle sue opere e per celebrare l’avvio delle attività della nascente associazione ‘Paolo Vinti’ che, tra i vari compiti, avrà quello preziosissimo di archiviare, documentare e diffondere, la ricchissima produzione artistica, poetica, letteraria, giornalistica del leggendario compagno Paolo Vinti. Tuonano le parole dell’amico di Paolo, al teatro Pavone, perché hanno l’impeto ed il fragore di una verità che percorre la schiena di quanti l’hanno conosciuto, di quanti hanno avuto il privilegio di essere parte della sua visionarietà, di essere destinatari del suo genuino, onesto, veritiero affetto, del suo impagabile e gratuito amore e del suo infinito ottimismo. Sapeva farsi piccolo, per fare sentire grande e riconosciuto ognuno di noi.  «Mancherà più a chi non l’ha conosciuto che a chi invece l’ha conosciuto», ha detto Gianluca Liberali, amico di Paolo e della famiglia Vinti e co-autore di Cosmo Rosso. La tenerezza e l’analisi, l’ipotesi e la teoria, la libertà, l’idea, l’intuizione di Paolo oggi sono un film che continuerà ad essere visto, a differenza di altri quelle idee continueranno a fecondare, ipotesi, riflessioni, confronto e verifica. Chi scrive si sofferma a piccoli momenti di cronaca di una serata la cui rappresentazione è disponibile nel video dell’evento (vedi web Tv). Si sofferma magari alla lettura, in buona fede, di palpabili emozioni. Chi scrive vorrebbe riuscire a raccontare e trasmettere cosa significhi avere conosciuto e condiviso momenti significativi di un artista, di quelli che non riescono a scindere la propria opera dalla propria vita. Chi scrive vorrebbe riuscire a trasmettere l’incontenibile fierezza che si prova nel lavorare al fianco di quel giornalista, anomalo fino al punto di riuscire a risolvere quel tormentone che incastra la mente dei raccontatori di fatti e degli analisti degli eventi, tentati dal desiderio del giudizio e trattenuti dal dovere dell’obiettività, con l’autentica soluzione dell’onestà di un punto di vista, mai negato ma sempre onestamente espresso ed anche opportunamente ostentato. Chi scrive vorrebbe raccontare Paolo dinnanzi ad uno scritto astratto -così lo definì – (per gli altri e non per lui aggiungerei), pubblicato sulla rivista Artico, che nella forma si presentava al contrario, lettera dopo lettera, ma che nella mente di Paolo trovava soluzione logica immediata, trasformandosi, in brevissimo, in testo da contemplazione, che ci piaceva ricordare in molte occasioni di incontro. Chi scrive vorrebbe poter dire ben altro, vorrebbe potere anche esprimere la rabbia della perdita  ed il dolore della mancanza (ma non dell’assenza), vorrebbe trovare le parole giuste per esaltare quella sagoma sbilenca e acuta che è stato Paolo, ma sa che il proprio animo non ha ancora l’opportuna serenità per contribuire ad un onesto giudizio intellettuale. Per chi scrive Paolo ha semplicemente offerto al fiume dell’arte che scorre e che costantemente rischia di trasformarsi in uno stagno, una ulteriore possibilità di deflusso. Ha aperto un argine ad una diga che inesorabilmente trasforma l’acqua viva in liquido stagnante, offrendogli una ulteriore opzione di scorrimento vitale. Sarà ora possibile per alcuni beneficiare dell’acqua. Occorre avere sete

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