Inizierà alle 18 al ministero dello Sviluppo economico l’incontro tra il ministro, i sindacati e le istituzioni umbre, presidente Catiuscia Marini in primis. Incontro con al centro, dopo la risposta di Corrado Passera all’interrogazione di Trappolino (Pd) arrivata mercoledì alla Camera, la fusione Inoxum-Outokumpu e le nuove condizioni poste dall’Ue, prima fra tutte la vendita della Tk-Ast di Terni. Prima dell’inizio dell’incontro Marini all’agenzia Radiocor ha spiegato che «il Governo italiano deve assumere su di sé il tema della siderurgia italiana e in particolare del sito industriale di Terni, come un tema strategico». «Dal primo momento – ha sottolineato Marini – la Regione ha posto all’attenzione dell’Esecutivo il fatto che il dossier europeo doveva essere comunque seguito dall’Italia, fermo restando che riguarda un’azienda finlandese e quindi formalmente l’interlocutore è la Finlandia». Secondo la presidente, non si può accettare che «le decisioni nel merito del futuro dell’impianto di Terni vengano assunte di fatto fuori dall’Italia, a prescindere anche dal destino industriale di un sito strategico per il Paese e che fornisce una parte rilevante della produzione nel mercato degli acciai speciali europei».
I dubbi della Marini Nel corso dell’incontro Marini si aspetta di «conoscere che cosa la Commissione europea ha osservato rispetto alla proposta finlandese» di acquisizione della divisione acciaio inossidabile della ThyssenKrupp, dato che «conosciamo solo quello che ci riferisce l’azienda. Non penso che la Commissione, in materia di antitrust», nel vigilare che si costituiscano assetti proprietari entro le regole della concorrenza, «possa dire quali sono i siti da cedere e se occorre cederli». E in merito «solo il Governo italiano può seguire con grandissima attenzione il confronto diretto con la Commissione. Peraltro penso sia un Governo superautorevole per interloquire».
Niente spezzatini Tra le preoccupazioni del presidente della Regione, c’è anche quella di un’ipotesi che aleggia, ovvero che «nella testa della Finlandia ci sia non la cessione dell’intero sito di Terni ma solo di una parte. In questo caso ci opporremmo in modo pesante e chiederemmo al Governo di assumere una posizione netta, se la Finlandia pensa che possa tenere tubificio e centro servizi, cioè la parte più di qualità e innovativa, e lasciare ad altri la restante parte. Noi sullo spezzatino ci opponiamo e chiediamo al Governo di essere drastico». Quanto al tavolo, la Marini crede sia «fondamentale. Spero che il Governo italiano comprenda che la vicenda di Terni non è una vertenza di crisi industriale, né è paragonabile alle vicende di Taranto o di Piombino né ai trasformatori dell’acciaio. Si tratta di un sito industriale, produttivo, vero e innovativo dove in questi 15 anni sono stati fatti straordinari investimenti, anche in termini di ricerca scientifica e innovazione». Che il confronto debba poi proseguire allo Sviluppo economico o, come chiesto dai sindacati, spostarsi a palazzo Chigi, per la presidente dell’Umbria è irrilevante: «L’importante – ha precisato – è che sia un tavolo guidato con autorevolezza politica e che sia presieduto dal ministro. Che sia a palazzo Chigi o al ministero, il senso è che sia guidato direttamente dai membri del Governo». Nel corso della serata il servizio sull’incontro al Ministero.

