La politica umbra chiede l'intervento del Governo sulla cessione dell'Ast

La notizia della possibile vendita della Tk-Ast di Terni da parte di Outokumpu per ottenere il sì dell’Antitrust Ue alla fusione con Inoxum scuote il mondo politico umbro. In ballo, tra gli operai che lavorano direttamente alle acciaierie più tutto l’indotto, c’è il futuro di migliaia di famiglie. Da destra a sinistra si chiede a gran voce l’intervento del Governo e del premier Mario Monti. Governo che, tramite il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, ha convocato per giovedì un incontro a Roma al ministero.

Sindacati e rsu in allarme «Forte preoccupazione per il nuovo e diverso quadro industriale che si sta delineando, peggiorativo e più complesso di quanto già presentato in precedenza per il sito di Terni» viene espressa dalle rsu di TK-Ast, congiuntamente alle segreterie territoriali di Fim-Fiom-Uilm-Fismic e Ugl. Organismi che si sono riuniti dopo la comunicazione dell’amministratore delegato Marco Pucci relativa alla decisione di Inoxum-Outokumpu di cedere il sito ternano come soluzione in risposta alla commissione europea antitrust. Le organizzazioni sindacali si impegnano quindi da subito a svolgere assemblee in fabbrica per tutti i lavoratori. In una nota unitaria rsu e sindacati spiegano di ritenere «inaccettabile il metodo con il quale si portano a conoscenza le organizzazioni sindacali delle decisioni e modifiche relative al progetto in corso tendenti ad escludere da qualsiasi conoscenza e decisione i lavoratori e le organizzazioni sindacali ternane».

Incontro non soddisfacente Queste ultime ritengono la convocazione al ministero dello Sviluppo Economico in programma per giovedì «non soddisfacente rispetto a quanto fino ad oggi richiesto dalle stesse per gli acciai speciali Inox e per la particolare vertenza in essere» e definiscono «indispensabile la definizione delle questioni aperte e non ancora definite relativamente a energia, infrastrutture e viabilità fondamentali per qualsiasi assetto societario futuro». Le forze sindacali giudicano inoltre «il tavolo di palazzo Chigi la sede istituzionale adatta come impegno già assunto a luglio del 2011» e rispetto a qualsiasi ipotesi di scenario futuro rivendicano «la discussione preliminare alla presenza delle società, interessate alla vendita e all”acquisizione, e alla presenza del Governo italiano quale garante dell’operazione e del ruolo strategico di Terni». Infine viene ribadita la ferma e totale contrarietà a qualsiasi ipotesi di vendita a fondi speculativi azionari.

Polli: problema aperto «Le notizie di oggi – commenta il presidente della Provincia di Terni Feliciano Polli – dimostrano che il problema rimane ancora aperto, nonostante l’impegno e le attenzioni che ci sono state a livello nazionale e comunitario e nonostante l’importanza che lo stabilimento ternano riveste dal punto di vista industriale a livello locale, regionale e nazionale. Occorre quindi – conclude il presidente – un impegno forte e incisivo del governo al massimo livello di responsabilità, a partire dal tavolo che il governo stesso ha convocato per giovedì a Roma, in modo che venga garantita una prospettiva certa e credibile per il sito produttivo ternano».

Brutti: caso più grave dell’Ilva «La cessione delle Acciaierie di Terni – se confermata – surclassa per gravità la crisi dell’Ilva di Taranto e dovrà essere affrontata dal premier Monti come una delle priorità del Governo. L’Italia dei Valori – spiega il segretario regionale del partito Paolo Brutti – chiama a raccolta tutte le forze politiche locali per una mobilitazione che dia il senso e la misura dell’estrema gravità di quanto accade». «Il rischio di una lenta dismissione a colpi di smembramenti è altissimo. Una cosa, però, dev’essere chiara: ancora una volta i profeti del libero mercato vengono spernacchiati da logiche di ben altra natura. Il peso e l’autorevolezza della Germania si fanno sentire a tal punto da spingere il colosso finlandese Outokumpu a cedere Terni e la sua indiscutibile eccellenza produttiva lasciando in piedi segmenti di produzione tedesca assai meno strategici ma evidentemente cari alla cancelliera Merkel. Se il nostro premier Monti – dice Brutti – si interessasse di qualcos’altro, oltre alle banche e alla finanza, e se molta della nostra stampa non guaisse ad ogni sua comparsa internazionale compiacendosi di complimenti che non costano un euro, oggi avremmo una Fiat più presente in Italia e una Terni punto di riferimento dell’acciaio europeo. E’ questa la benzina che può farci uscire dalla crisi ma dal punto di vista industriale questo governo sta collezionando un insuccesso dopo l’altro. Siamo vicini al sindacato e saremmo i primi a unirci a loro per qualsiasi iniziativa vogliano intraprendere».

Pd: decisione che pone seri interrogativi «La comunicazione di Outukumpu – commenta il segretario comunale del Pd di Terni Andrea Delli Guanti – circa un possibile ripensamento del suo impegno nelle acciaierie ternane pone seri interrogativi circa il prossimo futuro, non solo dello stabilimento ternano, ma dell’intero comparto siderurgico nazionale. Ad essere in gioco non è solamente la tenuta sociale ed economica di una città e di un territorio che da sempre hanno dimostrato una chiara vocazione industriale ed hanno saputo formare competenze e maestranze altamente professionalizzate e fornire produzioni apprezzati nel mondo per qualità e quantità, ma la prospettiva dell’Italia come paese industriale con un forte settore siderurgico. «Occorre sollecitare con forza il Governo affinché prenda pienamente consapevolezza di come la questione non abbia i classici contorni della crisi aziendale ma riguardi la necessità di nuove e forti politiche industriali e di sviluppo, che invece nel nostro paese ancora latitano». Nelle prossime ore, informa Delli Guanti, «il Pd si attiverà presso i parlamentari italiani ed europei» affinché si riattivi «il tavolo già previsto dal precedente Governo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri».

Stufara: Marini e Monti intervengano Il capogruppo regionale di Rifondazione comunista per la Federazione della sinistra, Damiano Stufara, punta invece il dito su Outokumpu per la decisione annunciata e rimarcando come tutto ciò «fa carta straccia degli intenti sanciti sul rilancio del polo siderurgico ternano». Stufara chiede l’intervento della presidente della Regione, Catiuscia Marini e dell’intero esecutivo verso il Governo Monti «per garantire il mantenimento di produzioni che sono, con tutta evidenza, strategiche per l’intero Paese». «Sul tavolo – secondo il consigliere – c’è il rischio dello spacchettamento delle produzioni e la messa in esubero di centinaia di lavoratori». «Non è più accettabile che le sorti della maggiore fabbrica dell’Italia centrale siano ogni giorno messe in discussione senza che il Governo si senta in dovere di intervenire sulla materia per garantire il mantenimento di produzioni che sono, con tutta evidenza, strategiche per l’intero Paese». «In questi mesi – spiega Stufara -, prima siamo stati messi di fronte alla promessa di un aumento delle produzioni, poi alla riduzione dei volumi dell’area a freddo ed al dietrofront sulla dismissione degli stabilimenti di Inoxum in Germania; una vera e propria altalena che, dopo questo annuncio di Outokumpu, è preciso compito della comunità politica locale e nazionale fermare».

De Sio: si attivi il governo «Ora – dice il consigliere regionale del Pdl Alfredo De Sio – occorre capire se la ricerca di un nuovo acquirente, come dice qualcuno, possa trasformarsi da problema in opportunità. Io nutro forti dubbi in merito soprattutto alla luce di uno scenario dove non si capisce quali possano essere le garanzie che offrirebbero tedeschi e finlandesi ad un potenziale concorrente. Ecco perché ribadisco che questa vertenza debba assumere caratteristiche straordinarie ed essere iscritta urgentemente nell’agenda del Governo che deve farsi garante di un percorso dove la politica industriale conduca ad investimenti di capitale nazionale in un settore di grande qualità nell’ innovazione delle produzioni e che ha negli stabilimenti ternani un punto di forza. Le affermazioni generiche ma mai vincolanti, che non vi saranno ristrutturazioni che possano interessare tagli di personale non tranquillizzano nessuno».

Fismic e Ronconi Secondo la Fismic, il sindacato autonomo dei metalmeccanici, la decisione della multinazionale «deve essere rivista perché l’Italia non può perdere ancora un altro caposaldo del settore manifatturiero». «Siamo anche certi – osserva il segretario Roberto Di Maulo invocando anch’egli l’intervento del Governo – che su tale decisione della multinazionale finlandese pesino gravemente le continue incursioni della magistratura sul mondo del lavoro, come dimostrano i recenti, clamorosi, casi delle 145 assunzioni di iscritti Fiom alla Fiat di Pomigliano e della chiusura dell’impianto a caldo dell’Ilva di Taranto. Queste sentenzeincidono in maniera negativa sul sistema Paese, allontanano investitori stranieri e spingono sempre di più gli imprenditori italiani a delocalizzare le produzioni». Di «vicenda drammatica non solo per il comprensorio ternano ma per tutta la regione» parla invece l’esponenete dell’Udc umbro Maurizio Ronconi. «L’Umbria non puo’ permettersi – afferma Ronconi – una nuova vertenza dopo quella irrisolta della Merloni e di tante altre realtà produttive in crisi. C’è il rischio ormai concreto di una desertificazione produttiva dell’Umbria e tutti, al di là delle parti debbono fare quadrato e chiedere un immediato intervento del Governo».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.