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lunedì 30 novembre - Aggiornato alle 12:33

Vendita Ast, Magliocchetti: «L’Europa distorce il regime di concorrenza che dovrebbe tutelare»

Interrogata la commissaria Vestager ‘non sa’ e intanto Thyssen nomina l’advisor», appello ad Amendola e Gentiloni

 

di Augusto Magliocchetti*

«Può sembrare paradossale e perfino cinico trovare analogie sia di ordine temporale che contenutistico tra la risposta della Commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager e la notizia di fonte Thyssenkrupp relativa all’ Advisor che seguirà la vendita dell’Ast ma provo a condividere alcune riflessioni. La Thyssenkrupp continua a considerare le sue scelte come atti meramente privatistici per i quali la Commissione comunitaria non debba esercitare alcun potere di preventivo controllo quasi che l’autorizzazione al riacquisto nel 2014 non contenesse vincoli o definisse gli assetti produttivi e distributivi cui l’acquirente doveva sottostare.

Il peso dell’Europa La Vestager si limita a ‘non rispondere’ all’interrogazione parlamentare posta dalla on Rondinelli liquidando la richiedente con due sostanziali affermazioni: è a conoscenza della vendita di Ast solo da notizie di stampa (sic); valuterà il da farsi solo dopo che si conoscerà il nome del potenziale acquirente. Ma la Vestager omette di ricordare che, nel 2014, fu una precisa scelta comunitaria quella di ‘creare’ un quarto global player europeo (cito testualmente: ‘la presenza di un quarto player sul mercato ristabilisce un equilibrio potenzialmente leso dal processo di fusione’) a cui conferire sia la realtà produttiva di Terni ma anche un network commerciale e distributivo rappresentato allora da una pluralità di Centri di Servizio.

L’Antitrust Chiunque rilegga le decisioni COMP M/6471 del 2013 e COMP M/ 7134 del 2014 (che la Commissaria dovrebbe ben conoscere) si renderebbe conto che l’allora processo decisorio non fu dettato dalla necessità di ristrutturare la siderurgia europea degli acciai inossidabili con un taglio della sovra-capacità in modo da incrementare il tasso di utilizzazione degli impianti. La ratio di fondo fu, invece, la preoccupazione che dalla fusione prima e dalla operazione di riacquisto di Ast dopo, non derivassero alterazioni quantitative nel processo di downstream della offerta tali da creare presupposti di posizioni dominanti e lesioni dei comportamenti nel mercato competitivo della Ue.

La questione del quarto player Se così fu (e se la Commissione presume sia ancora così) allora il cuore della risposta avrebbe dovuto avere riguardo ad una legittima domanda: è ancora valido il vincolo della presenza di un quarto player europeo per la tutela della concorrenza nel mercato comunitario e, perciò, può la Thysenkrupp decidere di vendere solo il processo produttivo tenendosi ben stretta la rete commerciale e distributiva ivi compresi quei Centri di Servizio che la stessa Istituzione comunitaria aveva sottratti alla Outokumpu per assegnarli all’Ast in quanto prerequisito per la presenza di un attore competitivo? Non affrontando tale argomento la Commissaria alla concorrenza tralascia un secondo rilevante aspetto.

Thyssenkrupp-Ast In questi 5 anni Thyssenkrupp ha sottratto alla realtà di Terni ogni funzione relativa sia alla mill allocation che alla vendita e distribuzione dei prodotti inox così come una parte significativa dei canali di approvvigionamento delle materie prime allocando tali funzioni sulla propria società commerciale Thyssenkrupp Material Service che nel progetto della Merz non passerà (come l’Ast) alla Multi-Track. Dal che ne discende che per – nove- dodici mesi è concreto il rischio che il futuro competitor (Tk Material Service) continuerà ad operare sostanzialmente come prima con la concreta probabilità che la realtà Ternana possa venir depauperata sia dal punto di vista dell’accesso ai mercati che degli strumenti di supporto.

Tutele per Acciai Speciali Terni Da questo punto di vista, al fine della tutela di un’area commerciale competitiva ed aperta, quali strumenti ritiene la Commissione debbano essere resi disponibili alla realtà ‘non in continuità, qual è quella di Terni, affinché canali finanziari, flussi di approvvigionamento, garanzie e libertà di gestione possano rendere possibile la presenza di un quarto player e la continuità nella competizione e nella presenza nei mercati di sbocco? Questo comportamento ondivago e tutt’altro che trasparente non è neanche una novità se si guarda a cosa è avvento per la Vdm anch’essa, a suo tempo, sottratta alla fusione Inoxum-Outokumpu. Riacquistata dalla Thyssenkrupp insieme all’Ast è stata poi venduta (questa almeno nella sua totalità) al fondo Lindsay Goldberg Vogel che a sua volta lo ha rivenduto, nel Settembre 2019, alla spagnola Acerinox uno dei principali attori del mercato degli acciai alto-legati.

L’atteggiamento della commissione Ue Una ulteriore vicenda utile a dimostrare quanti danni possa fare una autorità comunitaria per effetto delle sue decisioni quando queste concorrono a distorcere il regime di concorrenza che invece le delibere dell’Antitrust si presume dovrebbero difendere. La Vdm (come l’Ast) non poteva essere venduta alla Outokumpu perché avrebbe posto quest’ultima in una posizione dominante nel mercato europeo degli acciai speciali. Dopo cinque anni nessuna perplessità viene accampata per la vendita alla Acerinox ponendo questa in una posizione di significativo vantaggio nel mercato europeo e mondiale e con ciò consentendogli che si configuri, concretamente, quella stessa situazione che cinque anni prima si considerava dirimente per negarne la cessione ai Finlandesi.

La speranza Se c’è un insegnamento che possiamo trarne da queste esperienze è l’importanza di guardare a Bruxelles più che nei nostri confini e che lo sforzo del Governo dovrebbe privilegiare più le interlocuzioni comunitarie che i tavoli dove piangersi addosso. Dobbiamo sperare che il Ministro Amendola e il Commissario Gentiloni riescano dove nel 2014 l’on Tajani, nonostante la buona volontà, fallì».

*Responsabile Siderurgia Federmanager Terni

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