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sabato 8 maggio - Aggiornato alle 00:24

Università, nell’anno della pandemia è boom di immatricolazioni: Umbria prima in Italia

Il rettore Maurizio Oliviero: «Il segreto è la no tax area a 30 mila euro, investimenti, ammodernamento e internazionalizzazione»

Maurizio Oliviero

È un boom di iscrizioni all’università quello arrivato nell’anno più difficile a causa del Covid-19. E se la crescita è diffusa, è l’Umbria a registrare quella più alta d’Italia con un +39% rispetto all’anno precedente. A rivelarlo i dati aggiornati a marzo pubblicati dall’Osservatorio Talents Venture nel rapporto “Come sono cambiate le scelte degli immatricolati nell’anno della pandemia?”.

Boom di iscrizioni A livello nazionale, le immatricolazioni sono passate da 313.194 nell’anno accademico 2019/2020 a ben 327.071 nel 2020/2021, con una variazione positiva media di +13.877. Aumentano anche gli immatricolati fuori sede, sottolinea il rapporto, con un +7% rispetto al 4,5% dello scorso anno e crescono in maniera significativa, nonostante le restrizioni in atto, persino gli studenti provenienti dall’estero (+15%). Come detto è l’Umbria, secondo l’Osservatorio, con un +39%, la regione che ha registrato il maggiore incremento delle immatricolazioni rispetto ai dati dell’anno precedente, davanti a Liguria (+25%) e Sicilia (+13 per cento). L’Università degli Studi di Perugia, in particolare, è l’Ateneo che ha ottenuto, in Italia, l’aumento percentuale maggiore del numero dei suoi immatricolati. Seguono, nell’analisi, Camerino e Foggia (+32%), Genova (+25%), Novedrate e-Campus e Messina (+22%).

I perché del rettore «Credo che i risultati positivi ottenuti dall’Università degli Studi di Perugia possano essere spiegati da almeno quattro fattori” – ha commentato il rettore dell’Unipg Maurizio Oliviero –. Il primo riguarda l’investimento coraggioso che il nostro Ateneo ha fatto sul diritto allo studio, innalzando la no-tax area fino a 30 mila euro per andare incontro alle esigenze delle famiglie in difficoltà, che hanno potuto così continuare ad assicurare l’esperienza universitaria alle loro figlie e ai loro figli. In secondo luogo – aggiunge il Rettore – è emersa la capacità di ammodernamento del nostro Ateneo che, a inizio lockdown, in una settimana, grazie al personale tecnico-amministrativo e al corpo docente, ha spostato online tutta l’attività didattica. Terzo fattore è l’internazionalizzazione: in un momento di ‘chiusura’ e distanziamenti, abbiamo promosso corsi internazionali a doppio titolo. Il quarto elemento, ma certamente non in ordine di importanza, è costituito dai giovani, ai quali tradizionalmente in Italia siamo restii ad affidare ruoli di responsabilità. L’Università degli Studi di Perugia– conclude Oliviero – punta con forza proprio su di loro, che rappresentano l’innovazione più importante: gli adulti devono avere il coraggio di consegnare ai giovani il governo delle cose, per il rilancio del Paese. A tutte e a tutti loro l’invito a investire con generosità e coraggio nel nostro Paese, a non andare via dall’Italia, per guidarla alla rinascita: così operando, offriranno un contributo decisivo verso una società più umana e più giusta».

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