venerdì 6 dicembre - Aggiornato alle 20:24

Umbria in stagnazione, Bankitalia: «Meno investimenti delle aziende, crescono risparmi delle famiglie»

Previsione del Pil 2019 a -0,1%. Frena l’export anche per i dazi. Crolla l’automotive, bene il turismo. Migliora l’occupazione

di Ivano Porfiri

L’economia dell’Umbria ristagna con un 2019 che rischia di chiudersi col Pil in campo negativo. Le prime proiezioni di Prometeia sul 2019, spiega Bankitalia presentando l’aggiornamento congiunturale del rapporto sulla regione, parlano infatti di un -0,1%, poco sotto le previsioni a livello nazionale (+0,1%). «Un rallentamento – secondo il direttore della filiale di Perugia, Luca Pilli – che conferma quanto descritto nel nostro rapporto di giugno e dovuto alla frenata negli investimenti da parte delle imprese e al calo della domanda estera per via delle tensioni commerciali ma anche per un rallentamento della domanda a livello globale». Una situazione, dunque, che va a colpire l’export ovvero quella piccola parte di imprese umbre più dinamiche, che in questi anni di crisi avevano resistito innovando e vendendo all’estero, ma che ora tirano il freno in attesa di tempi migliori.

Automotive a picco Secondo Pilli «l’industria continua a dare segnali positivi ma più deboli dell’anno scorso. Bene meccanica, abbigliamento e agroalimentare, ma forte rallentamento del settore auto che ha inciso fortemente sull’export con un -23%. Positive, al contrario le notizie per il turismo (+4% di presenze nel primo semestre), mentre l’edilizia è ancora debole con timidi segnali di ripresa su cui non ha inciso, peraltro, quasi per niente la ricostruzione post sisma, rimasta al palo. Se le imprese investono meno, cresce il credito al consumo delle famiglie e cresce la liquidità nei conti corrente».

Effetto dazi Per il ricercatore di Bankitalia, Paolo Guaitini, l’ulteriore «rallentamento si innesta in una dinamica già molto modesta, quindi ci aspettiamo una fase di stagnazione». A pesare sono le incertezze a livello italiano e internazionale, che inducono un calo degli investimenti quantificato al 9% in primavera e confermato ora. La crescita dell’export, poi, è passata dall’8,7% del 2018 all’1,8 di quest’anno. «Anche i dazi tra Usa e Cina vengono già avvertiti indirettamente da una impresa umbra su cinque già nel 2019 con attesa molto più grave se i dazi venissero estesi all’Ue», afferma Guaitini.

Settori: chi sale e chi scende Nell’export, se come detto crolla l’automotive, che in Umbria ha un polo dinamico che produce componentistica, c’è chi continua ad andare bene come la chimica (+12%), ma anche l’agroalimentare o il tessile. Dopo una discesa che sembrava senza fine, qualche bagliore id ripresa viene dall’edilizia, che fa segnare un +6,4% di ore lavorate e un +2,1% di iscrizioni Inail e per la prima volta sono più le imprese che prevedono una crescita nel 2020 di quelle che pensano a un calo del fatturato. Tutto dovuto per lo più alle ristrutturazioni per vendite di immobili usati e quasi niente per la ricostruzione post sisma: a tre anni dal terremoto del ’97 erano stati avviati oltre il 40% dei cantieri sui danni individuati, oggi il 6%.

Turismo su Se i servizi in generale seguono il trend negativo degli investimenti, il turismo nel primo semestre ha continuato a crescere (a due cifre in eugubino, spoletino e orvietano). Per la verità l’estate ha visto una frenata che non cambia comunque una tendenza positiva.

Occupazione: segnali positivi Dopo un biennio di stabilità l’occupazione è tornata a crescere (0,9 per cento). L’incremento ha riguardato e il lavoro femminile e quello alle dipendenze, cresciuto soprattutto nella componente a tempo indeterminato che ha beneficiato in larga misura della trasformazione di contratti temporanei. Il tasso di disoccupazione è lievemente diminuito, al 9,5 per cento, anche in conseguenza del minor numero di persone in cerca di lavoro.

Credito a imprese e famiglie Il mondo del credito evidenza luci e ombre. Più ombre quello alle imprese, dove a giugno i prestiti evidenziavano un calo del 3,1% su base annua. Mentre i finanziamenti alle famiglie crescono ancora in modo robusto (+3%), soprattutto per l’elevata richiesta di credito al consumo (+8,4%); i mutui per l’acquisto di abitazioni sono aumentati a un ritmo ancora moderato (+1,6%). Buoni i dati sulla qualità del credito: il flusso di nuovi prestiti deteriorati è sceso all’1,8%, un livello inferiore a quello precedente la crisi e prossimo a quello nazionale. Il miglioramento si è concentrato nel settore delle imprese (dal 3,9 al 2,4%). I depositi delle famiglie, infine, hanno accelerato rispetto alla fine del 2018, in particolare nella componente più liquida del risparmio. Dopo oltre un quinquennio di sensibile calo, il valore dei titoli nei loro portafogli è tornato ad aumentare, anche grazie al positivo andamento delle quotazioni.

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