di Daniele Bovi
Seppur in un quadro fatto da famiglie «attanagliate dalle incertezze», manifatturiero in forte sofferenza e problemi legati alla disponibilità di credito e liquidità in Umbria il numero di chi decide di fare impresa è in crescita. Tra gennaio e ottobre 2011 infatti, come spiegato venerdì mattina nel corso della 134esima assemblea dei presidenti delle Camere di Commercio d’Italia, nella regione sono nate 2.198 nuove imprese. Risultato frutto di 6.816 iscrizioni e 4.618 cessazioni. Un +2,3% che va ben oltre a quella che è la media italiana (+0,9%) e che colloca la regione dietro solo a Abruzzo (+3,8%) e Basilicata (+2,3%).
Le difficoltà delle imprese A fronte dell’espansione del tessuto imprenditoriale però va registrato l’aumento di quelle che sono costrette a ricorrere alle procedure fallimentari. In provincia di Perugia nei primi nove mesi dell’anno sono fallite 132 imprese, mentre in quella di Terni 43. In Italia, nel complesso, ad alzare bandiera bianca sono state 10.323 realtà, perlopiù società di capitali. «Le difficoltà delle imprese – spiega nel corso della sua relazione il presidente della Camera di Commercio di Perugia Giorgio Mencaroni – nel corso degli ultimi mesi si sono acuite».
Mesi problematici Lo scenario del terzo trimestre 2011 non è certamente confortante: «Sono stati mesi – dice Mencaroni – estremamente problematici. Soffre il manifatturiero, aumenta del 39% l’indebitamento verso le banche, le famiglie attanagliate dalle incertezze non consumano e non riescono neanche a risparmiare». Le uniche note positive arrivano, come noto, dall’export che nel corso degli ultimi mesi sta recuperando rapidamente verso i livelli pre-crisi. C’è attesa quindi per capire, grazie ai dati che l’Istat diffonderà il 13 dicembre, se il trend continuerà ad essere positivo.
Credito e infrastrutture Mencaroni concludendo il suo intervento indica poi nella disponibilità di credito e nelle infrastrutture le priorità oggi sul tavolo. Temi che la presidente Catiuscia Marini porrà nel corso dell’incontro con il governo Monti che si terrà domenica mattina insieme a tutti gli altri governatori. «All’incontro – ha spiegato – arriveremo con delle proposte per la crescita. Prima di tutto andrebbe modificato il Patto si stabilità: abbiamo miliardi in cassa che non possiamo spendere. Mi fa rabbia pensare che non possiamo mettere a disposizione risorse per le nostre imprese». La priorità secondo la presidente è quella di pensare non a opere faraoniche bensì a «medie infrastrutture, immediatamente cantierabili e che hanno un’importante funzione anticiclica».
Voglia di fare impresa Guardando ai dati nazionali Unioncamere nel suo report diffuso venerdì spiega come resti alta la voglia di fare impresa in Italia, anche se la crescita rallenta rispetto al 2010 e si contano circa 38 fallimenti al giorno. Oltre 55mila attività economiche in più sono state registrate presso le Camere di commercio tra gennaio e ottobre 2011, con un tasso di crescita della platea imprenditoriale dello 0,9%. Tra gli elementi di preoccupazione, il fatto che il saldo tra iscrizioni e cessazioni è meno consistente del 2010, quando, nello stesso periodo, ha superato le 71mila unità. Il secondo è che sono quasi mille in più rispetto all’anno scorso le imprese che, nei primi tre trimestri dell’anno, sono entrate in procedura fallimentare, per complessive 10.323 unità. A trainare la dinamica positiva è sempre il saldo consistente delle società di capitali, aumentate di oltre 38mila unità. Più contenuto, invece, quello delle ditte individuali (+8.344), che comunque si confermano lo «zoccolo duro» della struttura economica nazionale con 3.375.822 imprese. Aumentano di 4.714 unità anche le società di persone mentre le altre forme giuridiche crescono di 3.742 imprese. Trova conferma dunque la maggiore capacità di restare sul mercato delle forme più strutturate di impresa.

