di Daniele Bovi
Arretra l’export umbro nei primi sei mesi del 2014. Secondo i dati diffusi giovedì dall’Istat infatti tra gennaio e giugno la quantità di merci vendute all’estero è diminuita del 2%. In tutto il mondo sono stati piazzati beni per 1,790 miliardi di euro nei primi 180 giorni del 2014 (912 tra aprile e giugno), 36 milioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2013. Il -2% dell’Umbria è un dato in contrasto con quanto registrato a livello nazionale (+1,3%) e nel resto delle regioni del Centro Italia (+0,6%).
I numeri In particolare la performance di quelle (poche) aziende che si misurano sui mercati di tutto il mondo è molto negativa verso i paesi extra Ue (-11,4%), mentre verso i 28 Paesi dell’Unione va registrata una crescita di quasi il 6%. Come noto, il livello dell’export regionale è fortemente influenzato dall’andamento delle acciaierie ternane, i cui lavoratori stanno vivendo settimane decisive. Tanto per dare un’idea, negli archivi dell’Istat la voce «prodotti della siderurgia» nel 2012 pesava oltre un miliardo di euro su un export totale regionale di 3,9 miliardi.
IL RAPPORTO UNIONCAMERE: LA CRISI SI RIACUTIZZA
Settori Un settore, quello dei metalli, dove l’Umbria nel 2012 aveva una quota del 2,8% sulle esportazioni totali dell’Italia; in assoluto per quello che riguarda tutti gli altri settori della regione, il dato più alto. Nel primo semestre dell’anno quella percentuale è scesa fino all’1,8%, con un ulteriore calo rispetto al primo semestre 2013 del 15%. Male anche le cave, altro settore che in Umbria vive una grave crisi (-40%), mentre consistenti segni più arrivano dai tessili (+24,2%), dai prodotti chimici (+10,5%) e dall’agricoltura (+5,6%), che prende la testa della classifica dei settori con la quota più alta sul totale delle esportazioni nazionali (3%).
