di Paolo Coletti

Nel 2025, il Premio Nobel per l’economia è stato assegnato a Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt per aver spiegato come l’innovazione sia il motore della crescita. Un riconoscimento che arriva mentre l’Umbria sembra aver spento il motore, nonostante un parco talenti di tutto rispetto.

Il Pil umbro è in stallo Secondo il rapporto Svimez e le stime della Cna, l’Umbria ha registrato una delle peggiori performance economiche regionali. Dopo un 2024 positivo, con un incremento dell’1,2 per cento, la crescita nel 2025 si è fermata allo 0,24 per cento, collocando la regione al penultimo posto nella classifica nazionale. Nel periodo 2019–2023, inoltre, il Pil umbro ha segnato un calo complessivo del 2,5 per cento. Insomma, dopo una timida ripresa, la regione è tornata indietro. E non è solo una questione di numeri: è una questione di visione.

Innovazione, curiosità e burocrazia Joel Mokyr ha dimostrato che la crescita nasce quando le società valorizzano la curiosità e la sperimentazione. In Umbria, tuttavia, la pubblica amministrazione sembra più un freno che un acceleratore. La digitalizzazione procede lentamente, la burocrazia scoraggia le imprese e le istituzioni non riescono a trattenere i giovani qualificati.

La distruzione creatrice che non c’è La “distruzione creatrice” teorizzata da Aghion e Howitt spiega che ogni innovazione sostituisce ciò che è obsoleto. Ma se le imprese consolidate ostacolano il cambiamento, l’economia si paralizza. In Umbria il tessuto produttivo è frammentato, poco incline alla cooperazione e all’internazionalizzazione. Le piccole e medie imprese faticano ad accedere al credito, a innovare e a trovare nuovi mercati.

Cervelli formati ma in fuga L’Umbria ha una popolazione con alta scolarizzazione, ma come ricorda Mokyr, la conoscenza serve a poco se non viene messa in circolo. I giovani formati emigrano, le imprese non investono in ricerca e l’Intelligenza artificiale resta confinata nei convegni.

Una manovra senza visione La nuova manovra regionale, approvata nel luglio 2025, prevede 106 milioni di euro per sanità, cultura e infrastrutture. Tuttavia, secondo le analisi di Umbria Settegiorni e anche sulla base di una mia valutazione, manca una strategia per stimolare l’innovazione e la produttività. I sindacati hanno criticato l’assenza di misure strutturali per il rilancio economico, mentre il rischio di commissariamento della sanità ha monopolizzato l’agenda politica.

Riforme e coraggio per ripartire A fronte di questo scenario, appare sempre più urgente riformare la pubblica amministrazione rendendola digitale, snella e orientata all’innovazione. Serve creare reti tra imprese e università per favorire la cooperazione e la ricerca, investire in infrastrutture e indipendenza energetica, e promuovere l’adozione di tecnologie emergenti. Mokyr, Aghion e Howitt ci ricordano che la crescita non è automatica. Serve coraggio, apertura e politiche intelligenti. L’Umbria ha i cervelli, ma deve costruire le strade — digitali, culturali e infrastrutturali — per farli correre.

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