Turismo sotto attacco delle mafie, che si sono infiltrate nel settore producendo un giro d’affari di circa 3,3 miliardi. A dirlo è uno studio di Demoskopika che ha classificato l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’accoglienza dei viaggiatori in tre diversi livelli: alto, medio e basso. L’Umbria per il momento rientra tra il gruppo di regioni a minore rischio.
In particolare, secondo l’analisi a dominare il settore è la ‘ndrangheta con un giro
d’affari di 1,6 miliardi, che rappresentano la metà di quelli stimati. Segue la
poi camorra a 950 milioni, che è quasi un terzo del business complessivo, e infine la mafia a 400 milioni (12,1%). Per elaborare il report Demoskopika ha utilizzato una serie di dati rilevati da alcune fonti ufficiali o autorevoli: Unioncamere, Direzione investigativa antimafia, Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Istat, Cerved e Banca d’Italia.
L’esito racconta di un’attività dei gruppi di criminalità organizzata sempre più pervasiva di controllo del territorio che metterebbe a rischio quasi 7 mila imprese attive pari al 14,2 per cento su un totale di oltre 48 mila realtà a “rischio default”, maggiormente fiaccate da crisi di liquidità e indebitamento e, dunque, più vulnerabili al “welfare criminale” delle mafie che dispongono, al contrario, di ingenti risorse finanziarie pronte per essere “ripulite”.
Per Demoskopika sono nove i sistemi turistici regionali a presentare i rischi più elevati di infiltrazione criminale nel tessuto economico e in cima c’è la Campania (122 punti) a causa principalmente dei 67 tra alberghi e ristoranti confiscati, che rappresentano più di un quinto di quelli su cui le autorità competenti hanno messo le mani, ma anche le
quasi 2 mila richieste di avvio di istruttorie antimafia connesse al Pnrr, i 155 provvedimenti interdittivi antimafia emessi dalle Prefetture nel 2023 e le quasi 16 mila operazioni finanziarie sospette comprendenti anche le Sos a rischio criminalità organizzata.
A completare l’area caratterizzata da un livello “alto” di infiltrazione economica nel comparto turistico, in relazione a pesi diversi ottenuti sugli indicatori individuati, si collocano Lombardia (119,3 punti), Lazio (117,7 punti), Puglia (106,9 punti), Sicilia (103,5 punti), Liguria (101,7 punti), Emilia Romagna (101,3 punti), Piemonte (100,9 punti) e Calabria (100,5 punti). Sul versante opposto, sono sei i sistemi turistici a presentare una minore vulnerabilità, presenti nel cluster delle realtà con un rischio “basso” di infiltrazione criminale: Valle d’Aosta (90,6 punti), Molise (91,1 punti), Friuli Venezia Giulia (92,4 punti), Basilicata (92,5 punti), Umbria (92,8 punti) e Trentino Alto Adige (93,3 punti).
«Il turismo italiano – spiega il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio – è sotto attacco. Oltre 7 mila aziende vulnerabili rischiano di diventare ghiotta preda dei sodalizi criminali, con la ‘ndrangheta, Cosa Nostra, camorra, criminalità pugliese e lucana che si infiltrano nei settori dell’ospitalità, dalla ricettività alberghiera alla ristorazione passando per l’intermediazione. Debiti erariali, prestanome legati ai clan e una fragilità imprenditoriale sempre più diffusa creano le condizioni ideali per un controllo mafioso. Eventi
internazionali come le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e il Giubileo 2025 non fanno che amplificare il rischio di infiltrazioni».
