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Turismo, l’Umbria piace ma intercetta meno del potenziale: persi tedeschi e olandesi, più americani e cinesi

Studio Bankitalia: tra 2002 e 2018 crescita degli arrivi del 23% mentre l’Italia aumentava del 51%. Recupero dopo il terremoto: «Ma si può fare di più»

Assisi (foto F.Troccoli)

Tra il 2002 e il 2018 il turismo in Umbria ha perso visitatori europei, soprattutto di paesi storicamente affezionati come Olanda e Germania, e ne ha acquisiti dal resto del mondo, specie Stati Uniti e Cina. Il saldo complessivo è positivo per il 9,4 per cento, ma il dato preoccupante è che, nello stesso periodo il flussi turistici verso l’Italia sono cresciuti molto di più e la nostra regione è stata capace di intercettarne solo una piccola parte. È quanto emerge da “Destinazione Umbria – Il turismo in Umbria negli anni Duemila”, il rapporto redatto dalla Banca d’Italia, illustrato a Perugia, prima durante un convegno e poi alla stampa da Nicola Barbera, direttore della filiale di Bankitalia.

Turismo non decolla «Nel 2018 – ha affermato Barbera – ci sono stati segnali positivi con un recupero post terremoto, se si guardano i dati del 2017 e 2016, ma il problema che viene evidenziato dallo studio è strutturale e di lungo periodo. I dati del 2002, tra i più buoni per il turismo in Umbria, e quelli del 2018 sono agli stessi livelli con in mezzo degli alti e bassi. Il problema però è che non l’Umbria non riesce a decollare come presenze turistiche e per questo ci sono quindi margini per fare molto di più».

Rispetto all’Italia Il comparto turistico contribuisce in Umbria per il 4,1% sul Pil ed è uno dei settori con maggiore vitalità, ma in misura minore di quello che accade in Italia: gli arrivi in Umbria nel periodo 2002-2018 vedono un +23% (Italia +51%). Presenze invece: +0,7% contro +24% a livello nazionale. In Umbria è inoltre bassa la quota di presenze dall’estero (solo l’1,1% di quelle registrate nel Paese) e l’aumento delle presenze di stranieri è stato contenuto (+9,4% contro +47,3%). Mentre il turismo Ue è diminuito quello extra Ue è in forte sviluppo (+40%). Sono in calo i flussi da paesi europei (-3%) per la flessione dai due principali paesi di provenienza (Paesi Bassi -20,2% e Germania -37,9%) ma crescono quelli da paesi esterni all’Unione, soprattutto da Usa e Cina che nel 2018 hanno rappresentato rispettivamente il 12,6 e il 4,4 delle presenze turistiche in Umbria. Forti aumenti anche da Brasile, Australia, Canada.

Tanti agriturismi La struttura dell’offerta turistica di campagna è invece cresciuta, con un forte incremento delle strutture (+73% dal 2002) soprattutto extralberghiere e con la quota più alta tra le regioni italiane di offerta degli agriturismi: quelle degli hotel a 4 stelle e a 5 stelle sono invece tra le più basse.

Assisi domina Lo studio analizza anche i comprensori umbri dove si registrano andamenti diversificati: l’Assisano dal 2013 è diventata la prima meta turistica regionale, con il calo di Perugia, mentre l’andamento migliore è stato quello dell’Orvietano e del Tuderte; in deciso calo il Trasimeno sebbene negli ultimi anni abbia ottenuto le 9 “bandiere arancioni” sul lago.

Alto gradimento Dopo aver ricordato che si viene in Umbria soprattutto «per fare vacanze culturali e per motivi personali», lo studio evidenzia inoltre che il gradimento per l’Umbria «è molto elevato». I turisti stranieri attribuiscono all’Umbria giudizi tra i più elevati in Italia (9/10). I punti di forza sono: arte, ambiente, pasti e cortesia. Quelli di debolezza: informazioni e prezzi, «comunque in miglioramento». Infine, con lo studio di Bankitalia che analizza anche i dati di TripAdvisor, si confermano i giudizi positivi (e i numeri ridotti) ma con le ricerche fatte online sull’Umbria che sono inferiori alle ricerche singole sulle varie città «a dimostrazione che ancora il brand Umbria non è percepito come tale».

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