Quinto Forum sul Turismo

di Chia.Fa.
Twitter @chilodice 

«L’interesse c’è, ma non riusciamo a trasformarlo in prenotazioni». Parla di un meccanismo inceppato, guardando dritto verso l’assessore regionale Fabrizio Bracco e il direttore di Sviluppumbria Mauro Agostini, il presidente provinciale di Federalberghi Vincenzo Bianconi che con un lungo intervento ha riacceso i riflettori sulla «eterna promessa» della promozione integrata. Condendola, però, di un elemento ormai chiave anche per il comparto, come la rete, con i suoi social che, volente o nolente, influenzano la scelta del turista. Tant’è che all’hotel Plaza, di scena il quinto Forum del turismo, più volte si insiste: «Serve costruirsi una buona reputation e farla circolare».

Crolla indice utilizzo medio Il primo passo, però, resta far crescere la domanda, così da iniettare un po’ di ricostituente al tasso di utilizzo medio crollato al 30.4% nel comparto alberghiero e a 14.6% in quello extralberghiero, con una variazione sull’anno precedente rispettivamente di -6% e -5%. E il risultato, secondo Bianconi, non si centra senza una seria politica di promozione integrata, «mettendo a sistema le risorse di comparti come agricoltura e cultura, assolutamente trasversali al turismo».

Sotto tiro Regione e Sviluppumbria E qui Federalberghi ci va giù dura, assestando un paio di colpi all’azione regionale. «Ci sono esitazioni e incoerenze incompatibili con l’attuale scenario economico, mi riferisco all’assenza della promozione integrata nel Dap, ma anche al ritardo che ancora una volta si registra nella definizione del Piano di promozione turistica annuale, nonostante per legge debba essere presentato entro il 31 ottobre». Non è tutto.

Ostacoli sostanziali Bianconi non si esime dall’evidenziare che «a circa un anno dal’insediamento, previsto per legge, il comitato per la promozione turistica integrata non è stato ricomposto», mentre uno sguardo si volge alle ultime scelte con cui le competenze operative dell’Apt sono passate nelle mani di Sviluppumbria, affidando la regia all’assessore al Turismo, senza però far registrare l’agognata inversione di rotta. Mosse e ostacoli «sostanziali e non solo formali» che per gli operatori turistici «impediscono un’ottimizzazione dell’impiego delle risorse a disposizione e il coinvolgimento diretto degli imprenditori del settore a cui – precisa – si impone un salto di qualità sinergico».

Boom di strutture ricettive Il monito, insomma, è anche a una categoria chiamata a prendere atto, e quindi a regolarsi di conseguenza, della crescita esponenziale di cui è protagonista, a fronte di una domanda immobile. Tra il 2002 e il 2012 l’offerta ricettiva nel settore alberghiero è passata da 529 a 566 strutture, mentre nell’extralberghiero addirittura da 1.777 a 3.918.

Meccanismo inceppato In molti del resto hanno puntato «sull’enorme potenziale di mercato, soprattutto estero della regione, un interesse che, però, va intercettato, alimentato e trasformato in prenotazioni, ma qui – secondo Federalberghi – il meccanismo si inceppa ed emergono criticità che rischiano di rendere affannosa la corsa al turismo umbra». E i dati del 2013 la dicono lunga, mostrando disomogeneità consistenti tra i territori, anche figlie dell’assenza di una promozione integrata e di un brand Umbria.

Male Perugia e Foligno, bene Spoleto e Assisi Dei sette comprensori in cui è suddivisa la regione ben quattro registrano performance al ribasso. Peggio di tutti è messa l’Alta valle del Tevere (arrivi –5.28%, presenze –13.04%), ma perdono parecchio terreno anche il Folignate (arrivi –5.16%, presenze –5.19%) e il Perugino (arrivi –5.15% arrivi, presenze –4.99%). Performance positive, al contrario, si rilevano nell’Assisano (arrivi +4.87%, presenze +4.64%) e nel Tuderte (arrivi +6,20%, presenze +0,83%), anche se a fare la parte del leone è lo Spoletino (arrivi +6.43%, presenze +6,36%).

La ripresa passa da comunicazione e promo-commercializzazione La conclusione è ovvia: «Complessivamente la considerazione che il mercato turistico ha dell’Umbria è positiva, ma senza integrazione e ottimizzazione nel reperimento delle risorse, nella predisposizione del prodotto turistico, nella sua comunicazione e promo-commercializzazione si è destinati a rimanere ai margini della ripresa». E l’economia della regione non se lo può permettere.

L’assessore Bracco precisa che «si è trattato infatti di un incontro proficuo, nel quale si è registrata una convergenza di analisi e di vedute sui punti di forza e di debolezza della promozione turistica, ma è rimasto fermo il positivo giudizio sul lavoro che sta dando i suoi frutti per la diffusione sui mercati dell’immagine dell’Umbria. L’incontro si è concluso con un impegno comune per andare avanti sulla strada intrapresa, superando i punti di criticità».

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