di D.B.
In Umbria le strutture legate agli affitti brevi sono aumentate del 35,3 per cento in quattro anni, passando da 499 a 675 imprese. È uno dei dati più rilevanti che emerge dal report di Unioncamere realizzato con la collaborazione della Camera di commercio dell’Umbria, basato sul confronto tra il terzo trimestre 2021 e il terzo trimestre 2025. Una crescita significativa, inferiore alla media nazionale ma tra le più elevate nel Centro Italia, che segnala un cambiamento profondo nell’offerta turistica regionale.
Le trasformazioni Il dato sugli affitti brevi si inserisce in un quadro di trasformazione più ampio. Nello stesso periodo, infatti, le imprese alberghiere umbre sono diminuite dell’8,3 per cento, scendendo da 458 a 420 unità. È il quarto calo più forte a livello nazionale, dopo Lazio, Marche e Molise, e risulta più accentuato della media italiana, che si attesta a meno 5,2 per cento. Il ridimensionamento degli alberghi non indica però una perdita di attrattività turistica, quanto piuttosto una ridefinizione delle modalità di ospitalità.
La tendenza A livello nazionale, negli ultimi quattro anni le imprese legate agli alloggi per vacanze e soggiorni di breve durata sono cresciute del 42,1 per cento, con oltre 13 mila attività in più, mentre quelle alberghiere hanno registrato una flessione diffusa. L’Umbria segue questa tendenza, pur con ritmi più contenuti rispetto alla media del Paese, collocandosi in una posizione intermedia tra le regioni a maggiore pressione turistica e quelle meno dinamiche. Nel confronto con le altre regioni del Centro Italia, l’Umbria risulta seconda per crescita degli affitti brevi, dietro alle Marche, che segnano un più 44,1 per cento, e davanti a Lazio e Toscana. Sul fronte alberghiero, invece, la contrazione è più marcata rispetto a molte realtà limitrofe, confermando uno spostamento dell’offerta verso forme di ospitalità diffusa.
Le province Le differenze territoriali emergono anche osservando i dati provinciali. In provincia di Terni il numero degli alberghi diminuisce dell’11,3 per cento, passando da 80 a 71 strutture, mentre in provincia di Perugia il calo è del 7,7 per cento. Al contrario, gli affitti brevi crescono più rapidamente a Terni, con un aumento del 39,6 per cento, rispetto al più 34,2 per cento registrato a Perugia, che resta comunque il principale bacino dell’offerta regionale.
Ristorazione Accanto a questi movimenti, la ristorazione mostra una sostanziale stabilità. In Umbria i ristoranti con servizio al tavolo crescono dell’1,5 per cento. È un dato inferiore alla media nazionale, ma rappresenta il migliore risultato tra le regioni del Centro Italia. Anche in questo ambito Terni evidenzia una dinamica più vivace, con un più 3,6 per cento, mentre Perugia si ferma a un più 0,8 per cento.
Densità Un ulteriore elemento di lettura è rappresentato dalle densità ricettive, cioè dal rapporto tra popolazione residente e numero di strutture. In Italia si conta un albergo ogni 2.019 abitanti e un’impresa di affitti brevi ogni 1.316 residenti. In Umbria la densità alberghiera è sostanzialmente in linea con la media nazionale, con un albergo ogni 2.027 abitanti, mentre quella degli affitti brevi risulta più elevata, con un’impresa ogni 1.261 residenti. Questo dato conferma il peso crescente dell’ospitalità diffusa nel sistema turistico regionale.
Il confronto Nel confronto con le altre regioni del Centro, l’Umbria presenta una densità alberghiera inferiore a quella della Toscana e superiore a quella del Lazio, mentre per gli affitti brevi risulta nettamente più densa delle Marche. Ne emerge un equilibrio che riflette una pressione turistica significativa ma non estrema, e che contribuisce a definire un nuovo assetto dell’offerta ricettiva umbra.
Mencaroni «I dati del report – scrive il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni – mostrano con chiarezza che il turismo sta cambiando e che le forme di ospitalità si stanno diversificando rapidamente. È una trasformazione che va governata, non subita, perché deve garantire equilibrio, qualità e sostenibilità dei territori». «Le imprese alberghiere – continua – operano all’interno di un sistema di regole, investimenti e responsabilità che tutelano clienti e comunità locali. È quindi fondamentale che l’evoluzione dell’offerta avvenga in un quadro di concorrenza leale e di norme omogenee». «La sfida è costruire un modello di sviluppo ordinato, capace di coniugare innovazione, legalità e qualità dell’accoglienza».
