di Chiara Fabrizi e Daniele Bovi
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Rapido e forte deterioramento degli equilibri tecnici della Bps. Netto scadimento della qualità dei crediti. E un patrimonio di vigilanza a copertura dei rischi in rosso per 45 milioni sui requisiti prudenziali e di 19 su quelli patrimoniali. C’è questo, ma anche molto altro, nella relazione firmata dagli ispettori di Bankitalia recapitata martedì, insieme al decreto di commissariamento, ai vertici della Scs accusati di avere ripetutamente violato i patti parasociali firmati con Mps e il principio dell’autolimitazione previsto dal proprio statuto, dirigendo e coordinando la Bps attraverso i propri consiglieri che più volte, secondo gli ispettori, hanno approvato delibere senza l’accordo con i rappresentanti di Siena.
Contestazioni pesanti Cinque pagine di contestazioni pesanti come un macigno che dalle «anomalie di governance», figlie delle frizioni tra la cooperativa umbra e il socio senese, ma anche della «accesa conflittualità» che per mesi ha agitato il cda della banca, si allungano fino alle «perdite patrimoniali» e alla «sensibile esposizione al rischio di liquidità» di Bps. Dietro al terremoto finanziario che ha travolto l’ultima banca dell’Umbria ci sono, naturalmente, gli esiti «sfavorevoli» della verifica ispettiva condotta tra luglio e dicembre dai funzionari di palazzo Koch che accusano, tra le altre, la Scs guidata da Giovannino Antonini di non essere stata in grado di garantire un «efficace presidio dei rischi aziendali», oltre a una «sana e prudente gestione».
BANKITALIA SMONTA ANCHE LE TRATTATIVE SULLA CESSIONE DEL 26% IN MANO A MPS
Piano strategico non rispettato La mancata assicurazione di entrambe le condizioni avrebbero causato, secondo Bankitalia, il «rapido e forte» deterioramento degli equilibri tecnici di Bps, «pesanti» ripercussioni sulla redditività e sul patrimonio di vigilanza inchiodato a 209.5 milioni a fronte di requisiti prudenziali che si attestano a 213 milioni. Un «deficit», questo, che per gli ispettori schizzerebbe a circa 45 milioni in virtù delle «rettifiche» sollecitate sui crediti e su altre voci dell’attivo a margine dei controlli. Nel mirino anche l’attività creditizia della banca che, sotto la regia del direttore generale Francesco Tuccari «espressione della Scs», sarebbe cresciuta troppo rapidamente rispetto alle previsioni del piano strategico di palazzo Pianciani. Per fare un esempio, «dal settembre 2011 al settembre 2012 gli affidamenti sono lievitati del 22% a fronte del 7% programmato», concentrati, peraltro, fuori dal territorio in cui tradizionalmente opera la banca. Rilievi che complessivamente hanno spinto gli ispettori a riferire di «una grave crisi della banca», derivata da altrettanto «gravi irregolarità nell’amministrazione, violazioni normative e perdite patrimoniali» giudicate «non superabili autonomamente».
Violati accordi parasociali Non solo. Via Nazionale alla Scs di Antonini eccepisce la violazione degli accordi parasociali, anche in un periodo temporale precedente alla disdetta operata da Mps, e il «mancato rispetto dell’autolimitazione sul coordinamento e la direzione» dell’istituto di credito umbro, esercitando di fatto il ruolo di «capogruppo». In particolare, viene contestata l’approvazione di diverse delibere del cda Bps senza l’accordo con i rappresentanti di Siena, tra cui l’atto del febbraio 2011 che ha portato alla sospensione del dg Alfredo Pallini, ma anche quello approvato due mesi dopo per la nomina del successore Tuccari e pure l’aumento di capitale da 70 milioni attraverso un prestito obbligazionario convertibile votato a luglio scorso. Delibere su cui Bankitalia ha chiesto delucidazione alla Scs che però si sarebbe limitata a fornire «chiarimenti inadeguati e poco articolati», richiamando proprio quell’articolo 2 dello statuto che gli preclude l’attività di direzione e coordinamento.
