di Mar. Ros.

Si prospetta un gennaio particolarmente caldo per i summit istituzionali destinati a tracciare il futuro delle imprese di Terni. Situazioni diverse, realtà attive in settori differenti tra loro finiscono per passare sui tavoli di uno o più ministeri e il primo mese di questo 2023 mostra un’agenda piuttosto ricca di appuntamenti anche se uno dei primi ha già subito uno slittamento.

Treofan Terni Dopo il vertice del 4 gennaio scorso, quando il liquidatore di Treofan Terni Filippo Varazi avrebbe indicato un’unica via risolutiva per il sito del Polo chimico, l’aggiornamento previsto per lunedì 9 è stato rinviato a venerdì, data inizialmente cerchiata in calendario come quella del potenziale closing. Sul tavolo, diversamente da quanto trapelato per diversi mesi, quando «l’unica offerta seria» era considerata quella di Hgm, pare sia rimasta solo la proposta cosiddetta ‘Bandecchi’, ovvero quella dell’Università Niccolò Cusano, maturata su una novità sopraggiunta solo recentemente, ovvero l’autorizzazione della proprietà indiana Jindal a cedere gli impianti di Terni, quei macchinari custoditi nei capannoni del polo chimico di piazzale Donegani per la produzione di film di polipropilene. È invece sulla indisponibilità di quelle macchine che Hgm aveva costruito i propri programmi per la reindustrializzazione di Treofan e pare avesse un accordo di massima col gruppo.

Ora Jindal dice sì alla cessione dei macchinari Come questo, e l’inchiesta contro i vertici Treofan per truffa allo Stato (ormai a indagini concluse e con una richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura ternana), possa incidere sull’obiettivo della rioccupazione dei lavoratori all’interno di quella fabbrica, resta per ora da decifrare. Quel che è certo è che, pur essendo la cabina di regia in capo al ministero delle Imprese (che vigila anche su eventuali richieste di finanziamento avanzate dalle parti), l’operazione in ballo resta una trattativa tra privati. Non a caso, prima ancora che la proposta Bandecchi fosse rappresentata ai sindacati, a UniCusano si dice era già arrivato un feedback positivo dall’assemblea dei soci convocata dal liquidatore Varazi. Risulta inoltre che, pur col cauto ottimismo del caso, attorno alla soluzione proposta dal presidente della Ternana, ci sia un crescente entusiasmo anche tra le maestranze coinvolte, che negli ultimi due anni hanno vissuto l’agonia delle incertezze e il timore di vedersi messi alla porta, sostituiti da forze più giovani da formare in attività alternative a quella storicamente svolta nel solco delle scoperte di Giulio Natta nel campo della chimica. Intanto nella gestione delle questioni a breve termine c’è da sperare che il rinvio di pochi giorni, dell’aggiornamento del tavolo, non allunghi eccessivamente i tempi di chiusura dell’affare; anche perché, seppure c’è la garanzia di copertura finanziaria per la cassa integrazione (quella attuale scade verso la fine di febbraio), la richiesta di ulteriore ammortizzatore sociale non è stata formalmente presentata proprio perché il timing dettato a fine 2022 dal liquidatore non lo necessita.

Arvedi-Ast Ma questo mese di gennaio, a giudicare dalle agende di sindacati e ministri, risulta particolarmente significativo anche per la grande acciaieria di viale Brin. Martedì mattina, come anticipato, si terrà in viale della Stazione un presidio dei lavoratori Tct, l’azienda che taglia e spedisce per il Tubificio di Acciai Speciali Terni che ha annunciato chiusura, in assenza di un adeguamento contrattuale o di una cessione dell’attività alla stessa Ast. La trattativa con Arvedi, a questo proposito, non è andata a buon fine e 50 dipendenti Tct sono rimasti col fiato sospeso in attesa di conoscere il loro destino. I sindacati, per evitare che la questione sfumasse nelle segrete stanze delle interlocuzioni tra privati, hanno allora coinvolto il Prefetto che ha assunto su di sé l’impegno di un tentativo di mediazione per riavviare la trattativa, convocando le parti. È contestualmente a quella convocazione che le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Fismic, hanno anche organizzato un sit-in sotto Palazzo Bazzani per dare maggiore visibilità alla vertenza in atto. Ma quella con Tct non è l’unica partita importante seppure, riguarda 50 famiglie del territorio. Da sciogliere, ancora oggi, c’è infatti il nodo del piano industriale dell’intera Arvedi-Ast, subordinato al cosiddetto ‘Accordo di programma’ con governo e istituzioni locali; e proprio il 18 di questo mese, è convocato un tavolo al ministero della Transizione ecologica con la partecipazione del ministero delle Imprese, la Regione Umbria e il Comune di Terni. Difficile capire se sarà quello decisivo visto che i lavori tecnici andrebbero avanti da mesi e si contava di chiudere già alle porte dell’autunno scorso: in discussione ci sarebbero tutta una serie di finanziamenti che Arvedi conta di ottenere per investire sulla siderurgia a Terni un miliardo di euro. Il cambio di esecutivo, con le elezioni politiche nel mezzo del percorso avviato, probabilmente non ha aiutato ad accelerare i tempi.

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