di Mar. Ros.

Sottoscritto, non senza difficoltà e colpi di scena, un accordo, per alcuni sofferto, ci si ritrova a poche settimane di distanza dalla firma, in uno scenario tutto da costruire nuovamente. Quell’indagine della Guardia di finanza di Terni, che ha portato la locale procura a ipotizzare, nei confronti di Treofan Italy, il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato per indebita percezione della Cassa integrazione Covid-19, ha rimesso infatti tutto in discussione. E non potrebbe essere altrimenti perché il ministero del Lavoro, parte lesa nel caso le accuse trovassero riscontro all’esito del lavoro della magistratura, è lo stesso soggetto che dovrebbe concedere ‘il medesimo’ ammortizzatore sociale all’azienda: non è un caso, dunque, se il liquidatore, l’avvocato Ettore Del Borrello, che non risulta tra gli indagati dato che i fatti contestati risalgono a prima del suo ingresso in campo, non ha ancora presentato ufficiale istanza di Cassa per dodici mesi. Tale strumento, stando all’intesa, servirebbe per evitare il licenziamento e concedere un anno per la reindustrializzazione del sito di Terni, nel tentativo, questo lo scopo dei sindacati, di rioccupare i circa 140 lavoratori coinvolti.

Treofan Terni Le organizzazioni sindacali di categoria insomma attendono di conoscere le intenzioni del ministero del Lavoro e in particolare si aspettano chiarezza dal governo sulla validità dell’accordo siglato giorni fa, e mentre si dà per scontato che la data del 12 marzo come scadenza per la firma della conciliazione sia da ritenersi superata, ci sono diversi aspetti sui quali fare luce: intanto non essendoci licenziamento, né cassa, i lavoratori si aspettano che l’azienda versi loro lo stipendio per intero; ma con la produzione ferma e quindi anche le vendite, ci si chiede se non possa ingenerarsi un certo cortocircuito nelle casse della società, alla quale sono stati anche congelati dei soldi. Dall’altro lato, l’assenza della firma sulla conciliazione, tanto più alla luce dei passi compiuti dalle Fiamme gialle, potrebbe spingere qualche lavoratore a fare causa all’azienda. Per gli addetti ai lavori, la sensazione è che le indagini peraltro non siano terminate. Ulteriore tema, quello della reindustrializzazione: come verranno calcolati a questo punto i tempi per tale procedura? I contatti con Mise e ministero del Lavoro sarebbero per questo costanti. «Nel male – rivela Sergio Cardinali di Filctem Cgil nazionale – quella che si apre oggi per Treofan e l’intero Polo chimico, potrebbe anche rappresentare una svolta positiva. Se iniziassimo quanto prrima una reindustrializzazione legata anche ad altre filiere del polo, a cominciare dai progetti Novamont, potremmo mettere a sistema Crisi complessa, Recovery fund e la disponibilità di Palazzo Donini alla svolta green per un percorso di grande prospettiva».

 

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