di Dan.Bo.

Per cibo e bevande le famiglie umbre hanno speso 511 euro al mese nel 2008, anno di inizio della crisi economica, e 466 nel 2013. Quarantacinque euro che in termini percentuali significano l’8,8% in meno che è, come spiega domenica Coldiretti, la flessione più alta in Italia dopo quella registrata in Puglia (-11,3%) e Sardegna (-9,8%). Il dato è stato ricavato dall’associazione dai numeri Istat sui consumi delle famiglie tra 2008 e 2013, gli stessi con i quali Umbria24 nei giorni scorsi ha costruito le due infografiche interattive sullo stesso tema, una delle quali dedicata proprio ai consumi alimentari. Oltre sei euro in meno sono stati sborsati per pane e pasta (da 82 a 76), 11 per la carne (da 132 a 121) mentre per il pesce la spesa è cresciuta di 12 (da 40 a 52).

LE DUE INFOGRAFICHE INTERATTIVE

I numeri Complessivamente sul totale dei consumi se nel 2008 cibo e bevande assorbivano ogni mese il 19% del budget delle famiglie umbre, la percentuale nel 2013 è scesa al 17,6%. Guardando ai dati che arrivano dal resto del Paese, quello che riguarda l’Umbria testimonia di come i consumi per la tavola rimangano comunque superiori a quella di altre regioni. L’importo minimo (412 euro) si registra in Valle d’Aosta, 425 in Sicilia, 433 in Sardegna, 436 in Friuli Venezia Giulia, 436 in Calabria come in Veneto, 442 in Trentino, 445 in Basilicata e 450 in Emilia Romagna, 456 in Liguria, 457 in Puglia e 460 in Lombardia. Sopra la media, oltre all’Umbria, Molise (463 euro), Marche (469), Toscana (470), Abruzzo (479), Lazio (485), Campania (489), Piemonte (491).

Contenimento «Le famiglie in generale – prosegue la Coldiretti – hanno messo in atto strategie di contenimento della spesa: con la quota di quelle che riducono la qualità o la quantità di almeno uno dei generi alimentari acquistati che è salita al 65% nel 2013 e nel Mezzogiorno sfiora il 77%. In aumento anche la quota di famiglie che sceglie l’hard discount per l’acquisto di generi alimentari che sale al 14,4% nel 2013». A preoccupare l’associazione è poi il calo che si è verificato nei consumi di alimenti importanti per la salute come la frutta e verdura che nel 2013 «sono crollati al minimo da inizio secolo con le famiglie che sono state costrette a tagliare gli acquisti e a mettere oltre 100 chili di ortofrutta in meno nel carrello, rispetto al 2000».

Twitter @DanieleBovi

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