L'ultimo vertice istituzionale

di Re.Te.

Quattro cose. Da fare in fretta e bene. Una ‘road map’, quella concordata venerdì mattina nel vertice convocato dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini, che dovrà portare ad una rapida e, si spera, positiva conclusione della vicenda relativa al passaggio di mano delle acciaierie ternane.

1) Aperam Visto che attualmente c’è un’unica proposta industriale presentata, quella di Aperam-Arvedi-Marcegaglia, le istituzioni umbre, per cominciare, vogliono conoscere il relativo piano industriale, perché è fondamentale avere la certezza, prima ancora che si concluda il procedimento, che chi acquista mantenga l’unitarietà del sito di Terni, ne preservi la sua forza industriale e continuità produttiva per garantire sviluppo, efficienza economica e capacità occupazionali.

2) Il governo Quello che si chiede all’esecutivo è di richiamare l’attenzione della Commissione europea affinché Outokumpu preservi la piena efficienza economica e produttiva e la competitività commerciale del sito di Terni: «C’è invece l’impressione – ha sottolineato la presidente Marini – che su questo fronte si disattenda quanto previsto dalle linee guida della stessa Commissione europea, con il rischio di una perdita consistente di fette di mercato».

3) Il controllo Visto che è in attività un organismo come il ‘Monitoring trustee’, che ha specifici compiti di controllo in materia di efficienza economica ed industriale del sito, c’è la necessità di avere piena informazione sull’attività che sta svolgendo e sui report che è chiamato a redigere relativamente alla procedura di disinvestimento da inviare alla Commissione eurupea.

4) I tempi Un elemento «stringente e preziosissimo» per la salvezza del sito è proprio quello legato alla tempistica e c’è la necessità che quelli stabiliti siano considerati perentori, sia per l’esame dell’offerta e l’eventuale conclusione dell’accordo che per la sostituzione di Outokumpu, come prevede la normativa europea. Altrimenti dovrà essere direttamente la Commissione a sostituirsi nella conclusione della procedura di cessione.

Il tavolo Questi quattro punti saranno al centro di una richiesta, che la Regione invierà al governo, per l’immediata riconvocazione del tavolo nazionale su Ast: «Ci troviamo in un momento decisivo e fondamentale per gli obiettivi che intendiamo raggiungere, perché tutti sappiamo quale futuro intendiamo assegnare al mantenimento del sito di Terni», spiega la presidente Marini, insistendo sul fatto che «è ancora più necessario rinserrare le fila su posizioni strategiche unitarie che, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo, permettano di assumere tutte le iniziative necessarie a difesa dell’integrità del sito sia nei confronti del governo italiano che della stessa Commissione europea».

Il futuro Perché in gioco, insiste Catiuscia Marini, «c’è il futuro dell’Umbria, il futuro produttivo di questa regione, dell’Ast, di tutto il sistema delle aziende ad esso collegate e del suo indotto, che rischiano di perdere competitività, con tutto ciò che ne consegue a livello economico ed occupazionale». Proprio per avere un quadro chiaro «dei diversi passaggi legati al percorso seguito dalla Commissione europea e quindi degli strumenti in nostro possesso idonei a valutare le procedure adottate – annuncia – abbiamo commissionato uno studio tecnico all’università di Perugia».

Non solo Ast Il vertice di venerdì è servito anche a fare il punto sulla situazione complessiva dell’area ternana. La presidente Marini ha annunciato che, insieme alla giunta regionale, avvierà un’analisi approfondita sugli aspetti di crisi dell’industria di Terni e del suo territorio, dalla chimica, alla siderurgia, per individuare anche nell’ambito del documento sul ‘Quadro strategico regionale 2014-2020’, la cui prima riunione nell’ambito del ‘tavolo per l’alleanza’ si terrà lunedì prossimo, misure e strumentazioni adeguate a sostenerne il rilancio e la competitività.

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