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giovedì 21 ottobre - Aggiornato alle 16:56

Tk-Ast venduta ad Arvedi, closing in nove mesi: indetto lo stato di agitazione

Lavoratori e sindacati: «No trionfalismi, prima piano industriale», chiesta convocazione ai piani alti di viale Brin per ‘accordo ponte’

di M.R.

Se il closing non arriverà prima di nove mesi tra consiglio di sorveglianza Thyssenkrupp e soprattutto Antitrust europeo, non è secondaria la gestione della fase transitoria. Su questo e sui facili trionfalismi da frenare si sono concentrati i rappresentanti dei lavoratori di Acciai speciali Terni nella riunione straordinaria delle Rsu di fabbrica, congiunta con le segreterie territoriali dei metalmeccanici durante la quale è stata condivisa l’esigenza di aprire molteplici tavoli di confronto: con le istituzioni, dato che il Mise con le parti sociali latita dall’insediamento del premier Draghi ma anche con l’azienda proprio per fare il punto sulle numerose scadenze di appalti e contratti, cruciali per arrivare all’ingresso dei nuovi proprietari ‘preparati’. Tema dei temi poi ovviamente resta il piano industriale. Indetto lo stato di agitazione in tutto il sito produttivo e un percorso di condivisione attraverso le assemblee con i lavoratori, al fine di vigilare costantemente sui tempi e sui modi di gestione di questo particolare momento.

Rsu e segreterie metalmeccanici «Senza dubbio – scrivono in una nota a margine della riunione straordinaria segretari e delegati delle sei sigle rappresentate in Ast – un primo elemento positivo è rappresentato dal fatto che l’offerta prevede l’acquisizione del sito nel suo complesso ampliando anche con i centri di servizio esteri e la rete commerciale Italiana e Tedesca. Questo però non deve suscitare facili trionfalismi e soprattutto annunci da campagna elettorale in modo particolare delle istituzioni locali e nazionali. È bene ricordare che in tutto il periodo della vendita il silenzio delle forze politiche è stato assordante, sopito solo negli ultimi giorni, cosa quest’ultima, che invece non è successa per le istituzioni che hanno continuato ad ignorare le reiterate richieste di riavviare il tavolo presso il ministero dello Sviluppo economico, mai riunito dall’insediamento del Governo Draghi. I toni utilizzi a poche ore dall’annuncio della ThyssenKrupp sono stati inopportuni e poco riconducibili alle prerogative istituzionali».

Le intenzioni del cavaliere Arvedi «Ora – proseguono – è centrale che si presenti il più rapidamente possibile il piano industriale dell’acquirente e che questo risponda realmente alle aspettative dei lavoratori, che come è noto oltre a prevedere la vendita del sito nel suo
ciclo integrato, presume la salvaguardia degli assetti impiantistici, dei livelli occupazionali e salariali dei lavoratori diretti e dell’indotto. Oltre al completamento degli investimenti, in modo particolare quelli relativi all’ambiente, salute e sicurezza. Ovviamente la transazione dovrà essere approvata dalla Commissione europea antitrust, le parti e il Governo Italiano si devono adoperare per snellire la procedura e consentire, quindi, l’avvio della discussione con la nuova proprietà. Crediamo necessario che l’azienda convochi Rsu e segreterie territoriali
per un confronto che vada oltre la mera comunicazione dell’avvenuta vendita e che discuta di come gestire la presunta lunga fase di transizione». Le parti insomma potrebbero arrivare alla stesura di un nuovo ‘accordo ponte’.

Ast venduta ad Arvedi «Le attività produttive – sproseguono le parti sociali – continuano quasi a pieno regime e il mercato sembra particolarmente favorevole in questa fase. Bisogna rivedere il processo di stabilizzazione dei lavoratori somministrati che ormai rientrano a pieno titolo nell’organico tecnologico, oltre a confermare i contratti in scadenza a copertura dell’intera platea interinale. Preoccupazioni si concentrano sul Tubificio dove – denunciano – scelte discutibili sulla produzione e commercializzazione hanno indebolito l’intera divisione. Sul piano più generale serve, ovviamente, la ripresa del confronto anche con il Mise che dovrebbe essere il garante dell’intero processo di vendita, invece si è limitato a pochi e non utili annunci. Serve una verifica ed una estensione temporale dell’accordo ponte in scadenza il 30 settembre 2021, con un serrato confronto tra Governo, Ast e organizzazioni sindacali a tutti i livelli».

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