di Marco Torricelli
Una provocazione. La definiscono così, i sindacati ternani dei metalmeccanici, la «convocazione, da parte di Ast, per il 17 Luglio alle 9, nella biblioteca di viale Brin per la presentazione del ‘business plan’, pervenuta nel tardo pomeriggio di venerdì».
Il vertice Già, perché dopo tanto parlare e tante promesse, alla fine è arrivata la doccia fredda: a Roma non ce li vogliono proprio, i rappresentanti dei lavoratori ternani. Per loro, se mai, ci sarebbe a disposizione uno strapuntino. Mentre a palazzo Chigi si discuterà delle grandi strategie, ma anche – forse – delle lacrime e del sangue che a Terni si dovranno versare; loro dovrebbero semplicemente ricevere una copia del piano industriale e tanti saluti.
«Ci vogliono escludere» I sindacati ritengono «questa convocazione un atto di provocazione nei confronti dei lavoratori, in quanto tale incontro dovrebbe svolgersi, a nostro avviso, tutti insieme – governo, istituzioni, sindacati e multinazionale – a palazzo Chigi e non in contemporanea con delegazioni separate». Loro non accettano «di discutere le sorti del sito di Terni su tavoli di confronto separati e siamo convinti che la convocazione su Terni è un modo elegante per escluderci dal confronto di Palazzo Chigi».
«Paura della verità» Quelli che i sindacati ternani definiscono «i continui ed insistenti pretesti per escluderci, evidenziano un chiaro e palese stato di imbarazzo da parte della multinazionale che probabilmente ha paura di dire la verità rispetto al progetto industriale che vuole applicare su Terni. A fronte di quanto sta avvenendo, ribadiamo che non esistono per noi incontri separati e su tavoli diversi, ma che è necessario un confronto ‘trasparente’, con tutti i soggetti interessati, a palazzo Chigi».
Niente incontro A fronte di ciò, le organizzazioni sindacali dicono di «respingere tale provocazione, ritenendola inaccettabile ed irricevibile, dichiarando da subito la nostra non disponibilità a partecipare all’incontro su Terni. Stanchi delle troppe prese in giro e degli atteggiamenti superficiali ed arroganti di ThyssenKrupp-Ast, se non verrà modificata tale impostazione, proclamiamo da subito lo stato di agitazione dei lavoratori del gruppo Ast, con iniziative da definire che verranno comunicate nei giorni prossimi».
La paura La decisione dell’azienda, di convocare i sindacati a Terni, mentre a Roma ci saranno ‘tutti gli altri’, non fa altro che confermare tutti i timori che, in queste settimane si sono rincorsi e che le dimissioni dell’amministratore delegato Marco Pucci avevano solo fatto crescere: timori relativi al possibile, forte ridimensionamento produttivo – e ovviamente occupazionale – del sito ternano.
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La politica La vicenda Ast, denuncia il consigliere comunale Paolo Crescimbeni (F.I.), «sta assumendo anomale accelerazioni. Si era detto che la esclusione dei lavoratori non si sarebbe più ripetuta, ma, ad oggi, pare non sia così. E il Sindaco e la Regione che fanno Accetteranno una nuova convocazione a scatola chiusa per il 17 senza tutte le parti sociali o manterranno l’impegno di pretendere che siano presenti all’incontro anche i sindacati?».
Le indiscrezioni Ma Crescimbeni va oltre: «Si intendono addolcire – chiede – i paventati 400 esuberi con la riduzione dei dirigenti da 32 a 10? La tagliatrice di teste (così aveva definito il nuovo amministratore delegato, Lucia Morselli; ndr) è già all’opera e non ammette di essere contraddetta. La chiusura di un forno e quindi di una linea a caldo (il forno chiuso resterebbe di sostegno all’altro) sarebbe una decisione pericolosissima per l’intero sito industriale. Ma tutte queste cose ce le diciamo tra noi o il sindaco si rifiuterà di sedere a qualunque tavolo per la questione Ast se non ci saranno i rappresentanti dei lavoratori?».
Il sindaco Leopoldo Di Girolamo, al riguardo, dice che «bene hanno fatto i sindacati di categoria e confederali a respingere al mittente la convocazione da parte di ThyssenKrupp, a Terni, per la presentazione del piano industriale di Ast. Thyssen Krupp si sta comportando come se la questione Ast fosse di natura locale. Essa rappresenta invece, come noto, una grande questione nazionale che attiene alla competitività industriale del Paese. Tanto è vero che l’intera vicenda è stata affrontata su tavoli nazionali – Mise e presidenza del consiglio – ed europei. Il tentativo di dividere istituzioni e lavoratori va respinto. Per questo abbiamo richiesto la convocazione a Roma dei sindacati, anche quelli nazionali, per confrontarci unitariamente con le proposte che verranno e mettere in campo, da subito, le eventuali alternative».
