di C.F.
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«Con questa riorganizzazione non sono garantiti né gli standard minimi di sicurezza impiantistica, né quelli qualitativi delle produzioni, ma soprattutto la proposta non rispetta l’accordo del 3 dicembre siglato al Mise». All’indomani della forzatura dei manager di Tk-Ast sul nuovo assetto del sito siderurgico di Terni, le Rsu prendono carta e penna e scrivono non solo ai vertici di viale Brin, ma anche al prefetto Gianfelice Bellesini considerando che a rischio c’è «l’incolumità dei lavoratori».
Riorganizzazione e tensioni in Tk-Ast Torna ad alzarsi la tensione in Tk-Ast dopo la comunicazione di martedì, avvenuta telefonicamente per i sindacati e attraverso affissione di turni e organici per i lavoratori, sull’operatività a partire dal 2 marzo del nuovo assetto (produzioni a freddo inox-titanio,Lac, acciaieria e servizi,aree Logistica, laboratori e controllo qualità, vigilanza e infermeria) di Tk-Ast definito unilateralmente dal management che, avvalendosi dell’articolo 8 del sistema relazioni sindacali, ha saltato a piè pari la trattativa e l’ipotesi di arrivare a un accordo sindacale.
Rsu scrivono all’ad Morselli Una mossa, quella dell’ad Lucia Morselli, che preoccupa i rappresentanti dei lavoratori soprattutto in termini di sicurezza sul lavoro, tema delicato e centrale nelle due missive. Ai vertici di viale Brin le Rsu di Tk-Ast scrivono: «L’assetto operativo rischia di non garantire gli standard minimi di sicurezza impiantistica e dei lavoratori, modificando completamente il modo di operare si rischia di aumentare la possibilità di infortuni».
E al prefetto: «Sicurezza lavoratori a rischio» E in questo senso le sigle sindacali avvertono anche il prefetto Bellisini a cui è stata inviata copia del documento recapitato all’ad Morselli e al responsabile del personale Arturo Ferrucci: «La informiamo dei rischi connessi alla decisione unilaterale dell’azienda sul delicato riassetto organizzativo di tutto lo stabilimento e le chiediamo di informare delle nostre preoccupazioni il Nucleo operativo integrato».
Timori su contraccolpi standard qualitativi prodotto Se da una parte sono forti i timori in termini di sicurezza sul lavoro, non secondari appaiono i contraccolpi alla riorganizzazione paventati dalle Rsu sugli standard qualitativi del prodotto: «La diminuzioni delle manutenzioni, che segue il forte ridimensionamento delle unità, e all’assenza di investimenti volti a garantire la competitività impiantistica, genereranno non solo problemi per l’incolumità dei lavoratori, ma comprometteranno gli standard qualitativi del prodotto, concretizzando perdite economiche sostanziali che dal nostro punto di vista non traguarderanno gli obiettivi di rilancio dell’azienda».
Rsu: «Così non si rispetta l’accordo» Tra le altre in sede di accordo ministeriale si era stabilito per le laminazioni in acciaio avrebbero dovuto lavorare su 18 turni, mentre il riassetto del sito siderurgico ne prevede soltanto 15. Scelta che, secondo i sindacati, non assicurerebbe il raggiungimento del milione di tonnellate d’acciaio firmato dalle parti il 3 dicembre scorso a Roma. Ergo: «La proposta non rispetta le linee giuda dell’accordo condiviso e concordato al Mise».
Indisponibilità sindacati, polemiche e precisazioni Nel pomeriggio la Rsu sono nuovamente intervenuti per precisare che in relazione alla comunicazione di Tk-Ast sulla riorganizzazione, specificatamente nel passaggio in cui si faceva riferimento all’indisponibilità al confronto dei rappresentanti dei lavoratori nei giorni del 16, 17 e 18 febbraio, «c’era la necessità, esplicitata formalmente all’azienda, di effettuare una riunione di tutte le Rsu con la presenza delle segreterie provinciali, per un’analisi e una discussione approfondita dei testi al fine di poter elaborare una nostra controproposta, condivisibile e sostenibile dai lavoratori». E poi: «Sul punto l’azienda non ha avuto nulla da obiettare e a ulteriore conferma, ci è stato concesso un incontro ufficiale lunedì 23 febbraio (quello in cui si è appreso che non ci sarebbe stata trattativa, ndr), durante il quale non è stato fatto alcun riferimento a quei 3 giorni, né polemiche sulle relative disponibilità».
Di Girolamo In questa fase torna a parlare anche il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo: «Voglio esprimere forte preoccupazione per il nuovo inasprirsi dei rapporti aziendali all’interno della Ast. Dopo le lotte in difesa della competitività industriale del sito e del mantenimento dell’occupazione, che hanno portato all’accordo del 3 dicembre 2014, sono indispensabili atteggiamenti e comportamenti che siano il più possibile cooperativi per far ripartire la produzione a pieno regime, riconquistare clienti e raggiungere gli obiettivi che ci si è posti nell’accordo. Decisioni unilaterali o strappi non sono utili ad alcuno e mettono a rischio la tenuta complessiva dell’accordo ed il futuro stesso dell’impianto. Invito pertanto le parti a mettere in campo, senza indugiare, il metodo del confronto e dell’intesa che, solo, può portarci fuori da questa situazione. In caso contrario sarà inevitabile attivare il tavolo di verifica previsto dall’accordo stesso, ma non sarà certo un buon segnale che come città nel suo complesso daremo».
