di C.F.
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La riorganizzazione di Tk-Ast sarà operativa da lunedì 2 marzo e senza accordo sindacale. Lunedì pomeriggio i vertici del sito siderurgico hanno incontrato la Rsu nell’ambito di un confronto che avrebbe dovuto chiarire il metodo della trattativa sul riassetto dei reparti presentato nell’ambito della girandola d’incontri delle scorse settimane (produzioni a freddo inox-titanio, Lac, acciaieria e servizi,aree Logistica, laboratori e controllo qualità, vigilanza e infermeria).

LA VERTENZA AST

Tk-Ast, riorganizzazione senza accordo Ma qui riferiscono i rappresentanti dei lavori si è registrata una totale chiusura da parte dell’azienda indisponibile a trattare il merito della riorganizzazione dei reparti, a cominciare da Acciaieria e dalle Laminazioni a caldo (Lac). Martedì mattina, quindi, in bacheca sono state affisse le comunicazioni del caso e la relativa turnazione. «Nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 8 (sistema delle relazioni sindacali) in data 27 gennaio si è tenuta una riunione nel corso della quale sono state rese tutte le informazioni alle Rsu relative a organici e turnistica. Dopo la riunione in questione e nonostante la disponibilità dichiarata dall’azienda per le giornate del 16, 17 e 18 febbraio, solo in data odierna (ieri, lunedì 23 febbraio, ndr) è stato possibile un nuovo incontro sull’argomento e pertanto, a norma dello stesso articolo 8, deve intedersi esaurita la fase della consultazione essendo trascorsi i 15 giorni previsti. Pertanto a decorrere dal 2 marzo viene istituita l’allegata turnazione e saranno applicate le modifiche all’organizzazione del lavoro e agli organici tecnologici/tuno per un recupero di produttività ed efficienza globale dell’area».

Rsu: «Gravissimo» La reazione delle organizzazioni sindacali non si è fatta attendere. Compattamente le Rsu rendono noto che il via libera alla riorganizzazione gli è stato comunicato telefonicamente dall’azienda «dopo essersi sottratta a una discussione seria ed approfondita sulle problematiche di sicurezza di organizzazione del lavoro e di investimenti poste dalla delegazione sindacale, inerenti al nuovo progetto organizzativo. Questo metodo rappresenta la cancellazione delle normali regole di relazioni sindacali che in 130 anni di storia hanno caratterizzato questo stabilimento. Tale atteggiamento è gravissimo perché – scrivono – è inadempiente e non rispetta gli impegni presi nell’accordo del 3 dicembre al Mise, ed è in netto contrasto con quanto affermato dall’amministratore delegato Lucia Morselli alle segreterie provinciali, dove in più occasioni ha ribadito l’importanza di una gestione dello stabilimento che deve avvenire tramite accordi con la Rsu, senza generare ulteriore clima di tensione».

Sindacati chiedono tavolo per verifica accordo Ergo: «Ancora una volta si evidenziano le totali contraddizioni aziendali, come Rsu di Tk-Ast riteniamo indispensabile un intervento di tutti i soggetti firmatari dell’accordo del 3 dicembre, che porti all’immediata convocazione di un tavolo di verifica al ministero stesso. Le Rsu non possono assolutamente accettare questo atteggiamento e invitano l’azienda a non procedere in modo unilaterale, ma tramite un serio e corretto confronto, dimostrando di avere a cuore le sorti di questo sito, dei lavoratori e del futuro industriale di questo territorio. Noi – concludono – non saremo responsabili del mancato raggiungimento degli obiettivi condivisi dall’accordo e avvieranno tutte le azioni di contrasto possibili».

Rossi (Pd): «Perché l’ad non ce l’ha detto in Senato?» Sulla forzatura di Tk-Ast è intervenuto il senatore Gianluca Rossi (Pd): «Non è accettabile apprendere tramite una telefonata del capo del personale di Ast alle rappresentanze sindacali che l’ad ha deciso unilateralmente di applicare il suo piano di riorganizzazione del sito produttivo. Purtroppo siamo stati facili profeti ad intravedere coni d’ombra preoccupanti, dopo l’audizione in Senato. Non riesco davvero a comprendere – prosegue Rossi – la ratio sottesa a un simile gesto, che non ha nessuna utilità, se non quella di rinfocolare tensioni e conflitti controproducenti, che l’ad aveva proprio chiesto alla politica di scongiurare nella sua audizione. In più leggo anche un certo fastidio verso il Parlamento da parte della ad Lucia Morselli, che non più tardi di sei giorni fa è stata audita dalla commissione Industria del Senato, dove è stata convocata per parlare delle prospettive dell’azienda che dirige. Si è dimenticata di fornirci questo particolare oppure il piano di riorganizzazione è frutto di riflessioni estemporanee? Siamo infatti ancora in attesa dei dati che le abbiamo richiesto proprio al fine di scongiurare quanto sembra stia accadendo. Sia nel merito che nel metodo, ci ritroviamo ai nastri di partenza e quindi chiedo al governo di intervenire tempestivamente sulla vicenda, convocando sindacati e azienda, per far valere gli accordi sottoscritti al Mise il 3 dicembre 2014 così come richiesto dalle Rsu aziendali».

Lucidi (M5S) Nella tarda serata di martedì è intervenuto anche il senatore Cinque stelle Stefano Lucidi: «L’episodio di queste ultime ore non fa che confermare quanto solo noi abbiamo detto fin dall’inizio: la Morselli era ed è di fatto un commissario interno dell’azienda. Il Pd umbro che non ha alcun legame diretto con il Governo nazionale, non è riuscito ad imporre la propria politica e questo accanto ad un sindacato inefficace e non rappresentativo. In commissione ho posto delle domande dirette alla Morselli che si è badata bene dal rispondere: quanti sono gli addetti licenziati che hanno accettato il bonus di 80 mila euro per non impugnare il licenziamento? È vero che state riassumendo a tempo determinato? Avete fatto un’indagine conoscitiva per guidare le fuoriuscite? Queste domande le stiamo rivolgendo ora anche al ministro del Lavoro con un’interrogazione parlamentare. Un esempio su tutti deve far riflettere, nell’accordo sottoscritto da Regione, Comune sindacati e azienda si parla di rilancio attraverso attività di ricerca con università italiane. Ebbene nessuna menzione al polo di Terni e nessuna menzione al dipartimento di ingegneria. E questo fa capire quanto quell’accordo sia lontano dalla realtà. Una domanda allora, ma non avevate cantato vittoria e festeggiato?»

Pd di Terni E sulla fuga in avanti dei vertici di viale Brin è intervenuto anche il Pd di Terni: «La vicenda Tk-AST continua a destare preoccupazione a poco più di una settimana dall’audizione in Senato alla presenza dell’ad. La stessa Morselli, infatti, ha dichiarato impegno e tranquillità per il futuro del sito siderurgico, con il superamento delle tensioni passate. Ci troviamo, quindi, a chiedere spiegazioni in merito alla comunicazione telefonica del capo del personale che ha manifestato la volontà dell’azienda di proseguire in modo unilaterale alla riorganizzazione. A nostro avviso – proseguono i democratici della Conca – è impensabile che qualsiasi azione possa essere condotta previa concertazione con i rappresentanti dei lavoratori, soprattutto in questa fase delicata dove è indispensabile non solo trovare soluzioni urgenti e ottimali per garantire la produzione, l’occupazione e la sicurezza all’interno della fabbrica, ma anche mantenere rapporti di dialogo e collaborazione al fine di evitare possibili tensioni, a nostro parere inutili e dannose. Il Pd di Terni, si unisce pertanto al senatore Gianluca Rossi e alle Rsu aziendali nel chiedere al governo una convocazione urgente dei sindacati e dell’azienda, per riportare chiarezza e far valere il rispetto degli accordi presi al Mise il 3 dicembre 2014».

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