di Chiara Fabrizi
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Non retrocede di un centimetro. L’amministratore delegato di Tk-Ast Lucia Morselli puntella il muro alzato già da un paio di settimane con le Rsu e difende la riorganizzazione varata unilateralmente, cioè senza accordo sindacale. E lo fa chiedendo e ribadendo la necessità di aprire una stagione stabile e solide per il sito siderurgico di Terni, obiettivi su cui non può non incidere l’umore dei lavoratori.
Sospesi gli indagati di Tk-Ast Martedì pomeriggio nella biblioteca di Tk-Ast l’ad Morselli si è accomodata al tavolo con le Rsu, affiancata da Antonio Bufalini, consigliere d’amministrazione per la produzione, la dottoressa Buglioni, dirigente delle relazioni esterne, e Massimo Calderini amministratore delegato della Società delle Fucine di Terni, del gruppo Tk-Ast. Una terna inedita ai sindacati, informati brevemente dall’ad Morselli dei provvedimenti di sospensione a tempo indeterminato firmati per i dieci dirigenti e apicali dell’azienda coinvolti nell’inchiesta Do ut des, tra cui Arturo Ferrucci, responsabile del personale.
Muro sulla riorganizzazione Ma oltre l’essenziale la manager non è andata, preferendo di gran lunga entrare nel merito della convocazione, in sintesi, utile per ribadire la volontà dell’azienda di procedere con il nuovo assetto del lavoro, duramente contestato sia in termini di sicurezza che di qualità delle produzioni. «L’ad – scrivono le Rsu in una nota – ha confermato tutte le nostre preoccupazioni in merito a salute, incolumità e sicurezza, ma in alcuni casi le ha anche acuite, perché – è il punto – ritiene il nuovo assetto organizzativo in linea con gli obiettivi prefissati nell’accordo del 3 dicembre e si sottrae alla discussione sulla nuova organizzazione del lavoro come mai avvenuto in questa azienda».
LA VICENDA DI AST IN UN MINUTO
Produzione In questo senso, riferiscono le Rsu, «l’azienda, in tutti i suoi livelli, ha dichiarato di assumersi la totale responsabilità degli effetti che avrà questa nuova organizzazione». I rappresentanti dei lavoratori, poi, la mano l’hanno calcata sulla produzione, livello annuo da raggiungere almeno un milione di tonnellate di acciaio fuso. «Mancano diverse lavoratori nei reparti per raggiungere i volumi dell’accordo e a nostro avviso gli attuali assetti sia di personale che di turnistisca non garantiscono il raggiungimento degli obiettivi prefissati».
Rsu: «Assemblee dei lavoratori» Ma con l’ad Morselli che non retrocede di un centimetro sulla riorganizzazione in atto, alle Rsu non resta che aprire il confronto con i lavoratori, convocando una serie di assemblee per capire se ed eventualmente come reagire. Il rischio che la stabilità e la solidità rincorse non siano raggiunte c’è. E anche per questo i rappresentanti dei lavoratori sono tornati a riconfermare la necessità di aprire da subito un tavolo di confronto al Mise e far accomodare tutte le parti che hanno sottoscritto l’accordo del tre dicembre, «anche perché – semplificano alcuni – quello di oggi non è l’incontro che chiedevamo, noi volevamo discutere il piano di riorganizzazione area per area, invece qui è l’azienda che ci ha voluto incontrare per dirci la sua».
