di M. To.
Una specie di gioco del ‘Domino’. O forse del ‘Risiko’. L’impressione è che quella che il governo sta giocando sia una partita delicata, nella quale il rapporto con le multinazionali – e gli equilibri geopolitici potrebbero essere decisivi – diventa il primo problema da affrontare.
Renzi E il presidente del consiglio, Matteo Renzi, chiudendo la festa de l’Unità di Bologna, ha voluto lanciare un messaggio chiaro: «Penso a Terni – ha detto – perché se non riparte la siderurgia non esiste politica industriale». La frase di Renzi, pur inserita in un contesto più ampio, ha un indubbio valore – non solo simbolico – in un momento nel quale proprio sulle questioni legate alla produzione di acciaio, in Italia e non solo a Terni, si stanno intrecciando trattative importanti.
Piombino L’incontro tra il premier Renzi, il presidente del gigante indiano dell’acciaio Jsw, Sajjan Jindal (che è anche nella short list per l’operazione Ilva), che nella città toscana potrebbe rimettere in funzione le acciaierie, è certamente una fase della partita. Lo stesso Sajjan Jindal, alla fine dell’incontro, ha fatto sapere di sperare «che Piombino torni ai vecchi giorni di gloria con il nuovo piano industriale». Jsw, che ufficialmente ha formulato un’offerta solo per i tre laminatoi dello stabilimento di Piombino, sarebbe però disposta a investire anche nell’area a caldo.
Taranto Il ministro Federica Guidi, subito dopo l’accordo su Ast, aveva ricordato che per l’Ilva «è stato raggiunto un accordo con il sistema bancario che consente la prosecuzione dell’attività e il pagamento delle spettanze ai lavoratori e ai fornitori, rendendo così possibile continuare la ricerca di un forte partner (come Arcelor Mittal e gli altri gruppi che hanno manifestato il loro interesse), in grado di sostenere gli ingenti investimenti necessari al suo rilancio.
L’India Sembra proprio che sia l’India, insomma, la nuova frontiera dell’acciaio italiano. E quello ternano – che, va ricordato, ha caratteristiche assolutamente diverse ed originali rispetto a tutto il resto di quello che si produce nel nostro Paese – potrebbe rientrare in questo contesto progettutale.
Aperam Il ragionamento riporta ad Aperam – che, va ricordato, è uno spin-off del gruppo Arcelor Mittal – ed ai suoi possibili partner italiani: insieme ad Arvedi e Marcegaglia, infatti, era considerata l’unica possibilità di sopravvivenza per le acciaierie ternane prima del clamoroso – quanto indesiderato – ‘riacquisto’ da parte di ThyssenKrupp da Outokumpu.
IL RITORNO DI AST IN THYSSENKRUPP
Le ipotesi Quella che sembra emergere, insomma, è una strategia combinata, portata avanti dal governo – e il fatto che nel corso della trattativa che ha portato al ritiro del piano industriale per Ast ci sia stato un passaggio preliminare con i sindacati nazionali di categoria non appare un dettaglio secondario – su tutto il settore: con gli indiani che potrebbero spartirsi il malloppo, diversificando le produzioni. E in tutto questo, non sarebbe casuale il possibile ‘abbandono’ – magari ad accordo Ast siglato – dell’Ad Lucia Morselli.
Terni La domanda alla quale, fin da lunedì al Mise, si dovrà cercare di dare una risposta è: come, a quali condizioni, con quali costi sociali e con quali prospettive, si inseriscono le acciaierie – che almeno per il momento sono ancora tali – ternane? Il cui prodotto – gli acciai speciali – è unico nel Paese e che, nella soluzione prospettata da ThyssenKrupp (lo spegnimento dei forni fusori) dovrebbe essere importato. In poche parole: a chi e a quali condizioni ThyssenKrupp cederà, perché tanto quella è la strada, gli impianti ternani.
La trattativa Le istituzioni locali e i sindacati locali, nella trattativa che partirà lunedì, sono chiamati a giocare un ruolo decisivo: dando per scontato che nell’agenda di governo è l’interesse generale ad avere la priorità, infatti, dovranno essere in grado di chiarire – cosa peraltro ribadita a più riprese – che, a quello, non si può e non si deve sacrificare in futuro di una città e di una regione.
Il commento Carlo Emanuele Trappolino, segretario provinciale del Pd di Terni, saluta con soddisfazione la presa di posizione di Renzi: «Con la riunione del 4 settembre a Roma e le parole del presidente del consiglio, nonché segretario nazionale del Partito democratico, a Bologna in occasione della chiusura della festa dell’Unità, la questione Tk-Ast entra di fatto in una nuova fase. Quella che di diritto le spettava. A Terni stiamo vivendo una crisi che non è come le altre, ma ha rango e dignità europea. Con questi due passaggi la vicenda ha finalmente avuto il sigillo che le mancava. L’imprimatur che in tanti si aspettavano e che non è, per fortuna, tardato ad arrivare. Da una parte la presenza del responsabile del settore economico del partito, Filippo Taddei a Terni; dall’altra la fermezza del ministro Guidi al tavolo delle trattative, avevano già rassicurato circa la serietà dell’impegno governativo la comunità locale. Nelle parole di Renzi però c’è il sigillo di una promessa al Paese, non solo ai lavoratori ternani, di battersi per le politiche industriali italiane. Per un’economia che non è stanca di costruire il nostro futuro».
