La Tk-Ast di Terni (Foto U24)

di Marco Torricelli

La sortita di Italia Nostra e Wwf, che propongono al governo, alla Regione Umbria e agli enti locali di risolvere la questione ambientale legata alle produzioni del sito siderurgico di Tk-Ast adottando lo stesso modello utilizzato per risolvere i problemi del sito siderurgico di Piombino ha provocato l’immediata reazione della Cisl.

«Che il Signore ci aiuti» Il coordinatore ternano del sindacato, Celestino Tasso, nella sua replica, inizia proprio così: «Che il Signore ci aiuti». Perché, spiega, «l’impianto di Piombino verrà spento quasi sicuramente la notte di mercoledì 23 aprile 2014, dato che anche le riserve di materie prime sono terminate. La fase successiva sarà quello di passare alla produzione in bianco, una procedura neutra, che porterà l’altoforno verso la chiusura o per meglio dire entrerà in stand by e resterà come addormentato per venticinque giorni e questo sarà il limite massimo per poterlo risvegliare e se non sarà riacceso subito, una volta terminata la procedura neutra l’altoforno non sarà in grado di ripartire».

L’attacco Quando Italia Nostra e Wwf, attacca Celestino Taso, «parlano per Terni di adottare il modello Piombino sanno di che cosa stanno parlando? Sanno quale sia la differenza strutturale, produttiva di processo dei siti Terni, Piombino e Taranto?»

La vertenza I sindacati, dice Tasso, «hanno avviato una vertenza che riguarda all’incirca 1.400 lavoratori: quelli dell’alto forno e quelli dell’indotto. Per i primi è prevista l’attivazione dei contratti di solidarietà per un anno, mentre per i secondi si prevede il ricorso alla cassa integrazione in deroga. Ammortizzatori questi che saranno compresi nell’accordo di programma per la riconversione del polo da firmare nel giro di due settimane».

Il futuro Anche questa, spiega il coordinatore ternano della Cisl, «è una ulteriore scadenza che dovrà essere tutta monitorata e verificata: se da una parte infatti le mobilitazioni collettive saranno rivolte al mantenimento in funzione dell’altoforno, dall’altra lavoratori dell’indotto non vedono di buon occhio l’idea di restar fuori dai contratti di solidarietà. Tensioni e stati d’animo diversi a Piombino, mentre si guarda in avanti». La situazione di Piombino, insiste Tasso, «è complicatissima se non disperata: appare lontanissima se non tramontata l’offerta araba della Smc. Speranze tenui rimangono legate al progetto della Jsw, società indiana, pronta a realizzare un forno elettrico in caso di acquisizione dell’impianto». 

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