di Mar. Ros.
Non c’è ufficialità di una vendita nel 2020, ma se alle dichiarazioni di Peter Sauer al Mise ha fatto seguito la proposta dei vertici Ast di prorogare di due anni l’accordo, quantomeno è lecito ipotizzare che per il prossimo biennio Thyssenkrupp resti la casa madre di Ast.
Acciai speciali Terni Alla scadenza dello storico accordo sottoscritto al Mise quattro anni fa mancano poco più di due mesi; l’azienda, al primo vertice di confronto con le segreterie nazionali e territoriali dei sindacati metalmeccanici, ha messo sul tavolo la proposta di una proroga biennale. Cosa concretamente vuole intendersi con tale formula emergerà forse con maggiore chiarezza il prossimo 29 ottobre, quando a Roma è previsto un secondo incontro tra le parti. Nel frattempo i sindacati tengono a sottolineare come dal loro punto di vista ci sia l’esigenza di «aggiornare l’intesa piuttosto che allungarla nei tempi».
Thyssenkrupp Il riferimento è al piano di investimenti e alla programmazione dei volumi, nonché alla possibilità di incrementare posizioni di mercato, pianificando una migliore politica commerciale. Quanto alla richiesta di nuove assunzioni, nella strategia dei sindacati è considerato prioritario stabilizzare ovviamente gli interinali. In ogni caso, il confronto per la stesura di un eventuale nuovo accordo non può limitarsi al coinvolgimento di direzione aziendale e parti sociali; dell’intesa fanno parte anche Governo e Regione Umbria, pertanto un nuovo tavolo al Mise, cosa non accaduta il 18 settembre scorso, potrebbe servire anche ad una verifica degli impegni tra quelli rispettati e quelli disattesi. È dall’analisi di luci e ombre dell’accordo che si potrà procedere ad una più minuziosa composizione del mosaico.
Sindacati metalmeccanici Il patto in scadenza fu sottoscritto ai tempi di Lucia Morselli quando, in nome di una ristrutturazione, centinaia di lavoratori scelsero l’esodo in cambio di somma in denaro. Tutti gli altri restarono nella speranza e nella volontà di un futuro in acciaieria. È per queste tute blu che i sindacati si batteranno, sino alla sottoscrizione di un nuovo accordo, per l’ottenimento del contratto integrativo. Non soddisfatti del solo Premio di risultato ottenuto col sì dei dipendenti al referendum, i rappresentanti delle sigle metalmeccanici puntano ad una maggiore redistribuzione degli utili.
Tubificio Nel frattempo, da indiscrezioni, si apprende che, nella giornata di mercoledì, tra segreterie provinciali di Fim, Fiom, Fismic, Ugl, Uilm, Usb e direzione aziendale, è stato avviato un percorso di approfondimento e confronto riguardante l’attuale stato di salute del Tubificio e le strategie future di sviluppo di tale ramo d’azienda che produce pezzi anche per il settore dell’automotive.
