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martedì 15 giugno - Aggiornato alle 20:41
Tk-Ast (foto Rosati)

Thyssenkrupp, vendita Ast: in viale Brin attese visite di potenziali acquirenti

Fase 1 per la cessione al termine, ipotesi produzione magnetico

di Marta Rosati

Mentre il tempo scorre nel silenzio dell’Ad di Ast Massimiliano Burelli e delle istituzioni locali e nazionali sulla procedura di vendita di Acciai Speciali Terni da parte della casa madre Thyssenkrupp, si fa spazio l’idea, tra sindacati e addetti ai lavori, che fra pochi giorni in viale Brin inizieranno i tour di potenziali acquirenti.

Thyssenkrupp, vendita Ast Considerati i termini della fase 1, così come prospettati dall’amministratore delegato dell’azienda, allo step di maggiore apertura ai dati e quindi perché no anche alle visite al sito ternano e agli impianti, non dovrebbe mancare molto e se è vero, come si dice, che di recente dall’alto è arrivata l’indicazione a ricercare nei cassetti vecchi documenti produttivi dei tempi dell’acciaio magnetico, non è da escludersi che i primi ad andare in avanscoperta possano essere i vertici di Arvedi, gruppo interessato all’acciaieria di Terni, si vocifera in questi giorni, tanto quanto i fratelli Marcegaglia e la multinazionale sudcoreana Posco steel, ma non sarebbero comunque gli unici. Resta inteso che si tratta esclusivamente di indiscrezioni e, quanto al ritorno del magnetico, va detto che gli investimenti da compiere sarebbero considerevoli; intanto il dato positivo per il futuro di Ast, che va registrato se tali voci trovassero conferma, è che non mancano player industriali con gli occhi puntati sulla Conca. A fare la differenza poi, come è ovvio, saranno i piani produttivi, comprensivi di volumi, occupazione, innovazione impiantistica e in termini di sicurezza, nonché il mercato di riferimento.

Golden power Giova ricordare peraltro, che lo Stato starebbe monitorando con attenzione la vendita, al fine di assicurare un piano industriale che metta in moto investimenti con risorse importanti, in grado di valorizzare ulteriormente impianti e produzioni con l’esercizio del golden power, quindi perché no un coinvestimento in minoranza con un partner industriale italiano.  Tutt’altro che di secondaria importanza inoltre, per strategie europee ma anche per il bene di Terni, l’adozione di tecnologie sempre più all’avanguardia in materia ambientale. È recente la notizia che sorgerà nella cittadina di Boden, nel nord della Svezia, la prima, vera acciaieria al mondo completamente ‘green’, con impianto a ‘emissioni zero’, alimentato solo con idrogeno verde. Si prevede che entrerà in funzione nel 2024 e vede tra i suoi partner finanziari e industriali il gruppo Marcegaglia.

Ambiente Non è un mistero che una certa cultura in questa direzione si sta diffondendo anche in Italia: Snam, il più grande gestore di gasdotti in Europa, ad esempio, ha utilizzato per la prima volta una miscela del 30% di gas naturale e idrogeno per alimentare i forni di un’acciaieria vicino a Milano, del Gruppo Giva e pare che la sperimentazione sia stata un successo e questo rappresenta un primo passo per l’introduzione graduale dell’idrogeno a emissioni zero in alcuni processi di produzione dell’acciaio per ridurre gas serra e favorire la cosiddetta a decarbonizzazione delle industrie. Servono ovviamente investimenti. Intanto Ast ha imboccato il sentiero verso la riduzione del conferimento delle scorie in discarica e ha garantito continuità occupazionale per queli lavoratori che rischiano il posto nel cambio d’appalto tra Ilserv e Tapojarvi. Cosa riserveranno al colosso siderurgico ternano i prossimi ‘padroni di casa’, sarà interessante scoprirlo.

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