di Marco Torricelli
Certo, parlare di ultimatum forse è brutto. Ma quello che il sottosegretario Claudio De Vincenti ha dato, venerdì mattina a Basell, nel corso dell’incontro che si è svolto al ministero dello sviluppo economico, gli somiglia molto.
La ricostruzione «Entro due settimane – ha detto più o meno De Vincenti agli emissari italiani della multinazionale – dovete portarmi un documento, firmato da chi comanda sul serio, con su scritto che Basell è intenzionata a vendere sulla base delle proposte che le sono state fatte». Se questo non avverrà «ne prenderemo atto, ma avvieremo subito tutte le misure che la legge ci mette a disposizione per fare in modo che su quelle aree non venga messa in atto nessuna forma speculativa». Anche qui, forse parlare di minaccia è brutto. Diciamo che il sottosegretario ha fatto una promessa.
L’offerta Gli uomini di Basell italia si erano presentati al ministero intenzionati a portare avanti la tattica ormai collaudata: «Quelle aree hanno un valore più elevato», hanno detto più o meno, ma, soprattutto «l’offerta non è stata formalizzata nella maniera giusta» e, insomma «LyondellBasell è intenzionata a discutere, ma occorre mettere a punto meglio le cose». Solo che, stavolta, hanno trovato disco rosso: «Tempo scaduto – gli è stato risposto – e l’unica concessione che il governo italiano è disposto a fare è, appunto, quella relativa alle due settimane di tempo, entro le quali stilare il testo con il quale si dichiara di essere disposti a vendere».
Sul filo L’assessore regionale Vincenzo Riommi e il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, come se camminassero su un filo sospeso, non si sbilanciano nemmeno un po’: «Credo che siamo di fronte ad una presa di posizione, da parte del governo – dice il primo – della quale la multinazionale non potrà che tener conto», mentre il secondo si limita a «prendere atto di un atteggiamento davvero deciso del sottosegretario De Vincenti, che ha confermato la propria volontà di portare a compimento un’operazione decisiva per il futuro di quell’area, salvaguardandone la vocazione industriale». Alla domanda: «Commenti?», entrambi fanno finta di non capire. Ma ci sta.
Gli scenari Come ci sta che Terni Research preferisca, a sua volta, non commentare quello che è successo al ministero e mantenga inalterata la propria volontà di uscire dall’operazione. Quella del sottosegretario, per ora, è solo una presa di posizione – autorevole ed importante – ma che dovrà poi essere seguita da atti e fatti concreti. Nel frattempo Basell ha formalizzato la procedura di mobilità di 55 lavoratori nello stabilimento di Ferrara. Un numero ridotto rispetto ai 105 licenziamenti che erano stati preannunciati in dicembre, ma che i sindacati locali attaccano duramente: «Oggi l’impresa ha aperto ufficialmente e formalmente la procedura di licenziamento collettivo su Ferrara».
