Lo stabilimento Tione

di Re.Te.

Il corteo del Corpus Domini di Orvieto ne ha dovuto fare a meno, come altre manifestazioni che erano abituate alla sua presenza, ma il problema dell’acqua Tione – e soprattutto dei lavoratori – è ben più grave.

Il segnale La mancata ‘sponsorizzazione tecnica’ del corteo orvietano è stata il segnale più evidente della crisi profonda nella quale Tione si trova, anche se da parte dell’azienda la cosa è stata giustificata come legata a problematiche tecniche: «Alle quali non ha creduto nessuno – dicono i sindacati – soprattutto perché da giovedì scorso le operazioni di imbottigliamento sono ferme. E da lunedì la stessa sorte è toccata all’acqua Claudia».

L’avventura Tra il 2006 e il 2009 Sanpellegrino Nestlé Waters aveva ceduto le acque Tione e Claudia al Gruppo Italiano Ristoro di Orvieto e alla Bse di Monterotondo, che avevano dato vita al gruppo Tione. L’operazione era stata salutata con grande entusiasmo e qualcuno si era spinto a dire che sanciva «la nascita, nel centro Italia, di un nuovo gruppo di acque minerali che ha l’ambizione di conquistare una posizione di leadership in quest’area geografica». Non è andata proprio così.

La crisi Gli stabilimenti – quello di Orvieto, dove si imbottiglia la Tione e quello di Anguillara Sabazia, dove si imbottiglia la Claudia, sono fermi e le ultime promesse, fatte da Luigi Mecozzi, il direttore commerciale che aveva garantito importanti piani di rilancio grazie «all’arrivo di importanti imprenditori del settore», sono rimaste lettera morta. Ad Orvieto sono oltre 50, tra addetti diretti ed indiretti, i lavoratori interessati. 15, invece, gli addetti diretti nel Lazio.

La Sangemini Altro fronte aperto, nel settore delle acque minerali, resta quello della Sangemini – qui, tra diretti ed indiretti, gli addetti sono circa 200 – dove la proprietà sta lavorando alla stesura della nuova stesura di quel piano industriale che, entro il 15 giugno, dovrà essere presentato alle istituzioni locali ed ai sindacati, che hanno chiesto di vederlo e poter dire la loro: «Perché non vogliamo trovarci, il 26 luglio, quando la stesura definitiva dovrà essere presentata alle banche – dicono – con una versione sconosciuta».