di Marco Torricelli
Il tema è forte e la Cgil lo ha fatto proprio da tempo: «La crisi con la quale si deve confrontare il Ternano non può essere affrontata solo con gli strumenti ordinari». A dirlo, peraltro, sono i numeri: nel primo semestre del 2013 il numero delle imprese operanti nel territorio ha toccato il minimo storico, mentre i dati relativi alla cassa integrazione – con il crollo di quella ‘in deroga’ e il massiccio incremento di quella ‘straordinaria’ – confermano una tendenza ormai consolidata: le aziende medie e piccole chiudono e le grandi ristrutturano con perdite.
Camusso Intervenendo, domenica, al dibattito che ha concluso la festa del Pd, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, è stata chiara: «La priorità, per Terni e non solo, deve essere il lavoro e per questo è necessario un salto di qualità nelle strategie del governo, che deve scegliere le priorità. Vanno trovate le opportune risorse, che devono essere concentrate in quelle realtà, territoriali e imprenditoriali, che offrono maggiori opportunità di rilancio». E quella ternana «per qualità e quantità di aziende è senza dubbio una di queste».
Crisi complessa A giudizio di Susanna Camusso «Terni può diventare il luogo in cui sperimentare nuove strategie: «C’è l’Ast, a cui garantire un futuro – ha detto domenica – c’è il polo chimico da riprogettare e c’è tutta la rete di medie e piccole imprese che, anche per le difficoltà di quelle più grandi, sono in grave affanno. Una serie di situazioni che necessitano di scelte chiare e decise». È necessario, ha detto il segretario della Cgil, «mettere in rapporto scelte nazionali e progetti territoriali, politiche dedicate alle infrastrutture e all’approvvigionamento energetico». Insomma, per dirlo con parole chiare: «inserire quella ternana tra le aree di crisi industriale complessa» attivando tutti gli strumenti che questo prevede.
Il sindaco Perché, come ha ricordato anche il sindaco, Leopoldo Di Girolamo nel corso del dibattito, «l’Italia, e Terni in particolare, non sta in piedi senza l’impresa manifatturiera ed è quindi necessario dotarsi di strumenti che siano in grado mettere i territori nelle condizioni di affrontare la crisi in maniera adeguata». Servono, secondo Di Girolamo, «risorse finanziarie e coordinamento costante, tra il governo centrale e quelli locali, sui metodi più opportuni per utilizzarle in maniera costruttiva».
Le risorse Evitando che si ripeta quanto accaduto una decina di anni fa, «con un ‘accordo di programma’ – ha ricordato Susanna Camusso – che poi di fatto è rimasto lettera morta, non avendo avuto praticamente seguito, in quanto a quello che venne scritto non fu dato mai seguito fino in fondo e, soprattutto, non venne adeguatamente coperto con le risorse finanziarie che erano state promesse».
