Thyssenkrupp molla le trattative con Liberty steel

di Marco Torricelli

Serrano le fila, i sindacati ternani dei metalmeccanici. E piantano un paio di paletti sul percorso che deve portare alla nascita – o all’evoluzione – e comunque alla salvaguardia delle acciaierie del futuro.

Il piano La premessa è accomodante: i sindacati – tutti – e la rappresentanza di fabbrica «considerano la filosofia che contraddistingue il piano», presentato nei giorni scorsi, «utile rispetto alla necessità di rendere il sito Ast, dal punto di vista produttivo, qualitativo e dei costi per unità di prodotto, sempre più leader tra i competitori nel panorama internazionale», ma ritengono «indispensabile un approfondimento nel merito delle singole voci».

Niente tagli Molto meno possibilista, almeno per il momento, la posizione dei sindacati sui paventati tagli – circa 140 gli esuberi annunciati, oltre ad un centinaio di persone da ricollocare in nuove mansioni – e nei confronti dei quali viene dichiarata «indisponibilità a ragionare in questa fase», soprattutto «in funzione del fatto che ad oggi non si è conclusa la fase di vendita, e che non è chiaro il nuovo soggetto acquirente e di conseguenza il piano industriale».

Integrità del sito Dopo aver ricordato le «dichiarazioni e decisioni assunte dalla commissione antitrust sul ‘vincolo’ di mantenere l’assetto attuale del sito ternano per garantirne la competitività nel panorama dei produttori degli acciai europei», i sindacati ternani dei metalmeccanici ribadiscono di pretendere «nel confronto quotidiano un atteggiamento coerente e corretto da parte di tutti i soggetti chiamati in causa», per «la difesa dell’integrità del sito, dei volumi, e la salvaguardia dei livelli occupazionali, diretti e indiretti» e, al proposito, chiedono un incontro urgente alle istituzioni per aggiornarle ed insieme accelerare i tempi sulle iniziative da mettere in campo in difesa del sito ternano.

Stufara: serve intervento diretto del governo Sulla vicenda Ast interviene anche il consigliere regionale del Prl Damiano Stufara che spiega come «gli esuberi annunciati dall’amministrazione dell’Ast costituiscono il peggiore dei ritorni alla realtà per quanti avevano auspicato una rapida risoluzione della vertenza a seguito dell’esclusione di Terni dalla fusione fra Outokumpu ed Inoxum». «La scelta – prosege Stufara – di contenere i costi con la riduzione dei posti di lavoro, in assenza di un acquirente come di un piano industriale di investimenti, può avere un solo significato: il ridimensionamento produttivo, magari in vista della vendita per parti separate». Da ultimo Stufara chiede «l’intervento diretto» del governo per «il rilancio produttivo degli impianti e il mantenimento del carattere integrato del sito». Il consigliere sollecita quindi la presidente Catiuscia Marini a intervenire nei confronti del governo per ottenere «una riunione straordinaria del tavolo di crisi istituito per la vertenza Ast, proponendo la soluzione dell’intervento pubblico al fine di costituire una cordata di imprese intenzionate a rilanciare la produzione integrata di acciai speciali a Terni, scongiurando in questo modo gli esuberi».

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