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lunedì 14 giugno - Aggiornato alle 20:51

Terni, storie d’acciaio: «Viaggio speranza a Bruxelles e gaffe dell’europarlamentare»

Con bus di linea stanchezza all’arrivo e amarezza al ritorno, siparietto in ascensore: «C’è scritto Thyssenkrupp, abbiamo perso»

di Marta Rosati

«Attendevamo dei pullman gran turismo alla stazione in piazza Dante a Terni invece arrivarono quelli del trasporto urbano, con posti stretti e coppie di sedili ravvicinate, al punto che distendere le gambe era pressoché impossibile. Accanto a me c’era Roberto Rocci, delegato Fismic degli impiegati, fu un viaggio ‘infinito’, durò più di venti ore. Incontrammo la neve, ci fermarono per dei controlli, si fermò alcune volte l’autista di sua volontà per invitarci a fare meno confusione. Era il viaggio della speranza: nel bel mezzo della vertenza, per difendere centinaia di posti di lavoro all’interno dell’acciaieria Thyssenkrupp di Terni, stavamo andando a Bruxelles, ci saremmo appellati al parlamento europeo perché difendesse Ast nel suo complesso, livelli occupazionali compresi, ma quello che ottenemmo fu qualche rassicuazione e la clamorosa gaffe di un europarlamentare». A parlare è Marco Bruni, coordinatore Rsu Ast della Fismic.

Acciai speciali Terni «Stanchi e notevolmente provati dal viaggio, partiti nel primo pomeriggio da Terni eravamo a Bruxelles il giorno successivo. Scendemmo dall’autobus distrutti e, per dirla tutta, anche con la vescica piena; sicché, dopo i controlli all’ingresso del parlamento, ricordo che ci fu un viavai incredibile da e verso il bagno, con successivo assalto a caramelle e cioccolatini a disposizione nell’ufficio di Davide Sassoli. Fu lui insieme ad Antonio Tajani a riceverci in prima battuta». Ma quel viaggio a Bruxelles, oltre le sofferenze per le condizioni negli spostamenti fu denso di note di colore: «Varcata la soglia dei metal detector – racconta Bruni – ricordo che entrando in ascensore all’interno dell’europarlamento dissi al nostro segretario territoriale Giovacchino Olimpieri ‘C’è scritto Thyssenkrupp, abbiamo perso’». Una frase per ridere, ignari che di lì a poco li avrebbe pervasi lo sconforto.

Vertenza Ast a Bruxelles «Fuori con striscioni e bandiere c’erano centinaia di lavoratori Ast, nella sede Ue entrò ovviamente una delagazione. Arrivammo in una stanza cosidetta parlamentino e lì cominciò il confronto con gli eurodepuatati e lì si verifica il fattaccio. Nessuno glielo fece notare e forse sbagliammo, ma un nostro rappresentante (italiano ndR) in Europa, dopo un ampio discorso di belle parole sul sito siderurgico di Terni, se ne uscì con la conclusione ‘pertanto ritengo fondamentale difendere la produzione del magnetico’. Noi ci guardammo esterrefatti (Thyssen aveva smantellato quella produzione già da nove anni ndR). Nessuno ha avuto il corraggio di dire nulla ma è stata una situazione veramente imbarazzante e sconcertante. Dopo migliaia e migliaia di chilometri per quello che credevamo potesse essere un punto di svolta chi avrebbe dovuto difenderci non aveva aperto neanche i giornali». Al ritorno da quel viaggio, non solo il nome del parlamentare venne fuori, ma lo stesso cercò anche di difendersi dagli attacchi dei lavoratori con un post su Facebook tuttora visibile sullo stesso social network. Accadde poi che, scesi a Terni dopo praticamente due giorni passati fuori, i lavoratori dell’Ast rimasero ancora in piedi per ore per partecipare al presidio notturno, organizzato dai colleghi dell’Ilserv, di fronte alla prefettura. Che quelli della vertenza e degli scioperi furono giorni con ritmi particolarmente impegnativi, del resto, è cosa nota.

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