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martedì 15 giugno - Aggiornato alle 21:16

Terni, storie d’acciaio: «Ora lavoro a Milano, in viale Brin ho lasciato un pezzo di cuore»

Parla Monia Canavari, 50 anni, ex impiegata Aspasiel: l’informatica con l’anima operaia e il caschetto blu, ma a volte pure i tacchi

 

di Marta Rosati

Cinquant’anni, 25 dei quali vissuti in viale Brin, a lavorare come impiegata in Aspasiel, Monia Canavari ormai dal 2016 vive e lavora a Milano. Non è passato tanto tempo dal suo addio alla città natale «eppure sembra così lontano» commenta. È probabilmente il frutto di un esercizio che la mente compie in automatico, un lento processo di rimozione di ricordi che per un motivo o per l’altro ti segnano, scandiscono i tuoi ritmi per un po’, creano l’illusione di un’opportunità di salvezza, di una chance che possa non franare tutto, poi lascia il vuoto e l’amarezza di sforzi vanificati da scelte già prese, senza che possano cambiare. È andata così e «Un pezzo di cuore è rimasto in viale Brin», racconta l’informatica a Umbria24.

Thyssenkrupp-Ast Monia in Aspasiel si è occupata direttamente della produzione dell’inox, nella gestione dei passaggi di fase da un impianto all’altro, seguendo il ciclo siderurgico dalla colata al taglio, passando per le bramme e la laminazione; fino alla lettura dei dati rilevati dai sensori applicati alle linee produttive, fin dentro i vani tecnici degli impianti dove delle macchine fanno da interfaccia col programma che gestiva da remoto verificando se il pezzo era pronto per passare allo step successivo. «In qualche vano tecnico ricordo interventi anche con l’abitino bianco di lino e una scarpa aperta col tacchetto, su un fondo che per diverso tempo non è stato neanche troppo agevole».

Storie d’acciaio E nei blitz ai reparti la mente riportava Monia ai racconti del padre: «Lavorò in acciaieria per 35 anni, al Magnetico e ricordo mi parlava di persone alle quali chiedeva di sapere sempre qualcosa in più per capire meglio cosa ci fosse dietro l’informatizzazione dei processi, molte di quelle persone io le ho ritrovate in Aspasiel. Ho pensato tante volte che se ci fosse stato durante le vertenze gli avrebbe fatto malissimo veder distruggere così la storia di quel sito; ma forse era inevitabile – chiosa Monia -, non puoi pensare di mettere la fabbrica in mano a un player straniero del settore senza considerare che la prima volta che si verifica un problema in Germania, non sia tu in Italia a rimetterci in qualche modo».

Viale Brin Secondo una certa scuola di pensiero però se anche il Magnetico è stata una perdita va riconosciuto che se non avessero smantellato quella produzione, Pix2 non esisterebbe: «Quella è stata la moneta di scambio in effetti, un contentino però». E allo stesso modo forse può essere definito lo storico accordo del 2014 a fronte di centinaia di uscite ‘volontarie’. «Nei 40 giorni di sciopero – racconta Monia a questo proposito – mi sono sentita molto più vicina agli operai che non ai miei colleghi impiegati e questo è il motivo per cui ho un caschetto blu». Lo conserva gelosamente e decide di indossarlo proprio quando si rende disponibile a raccontare la sua ‘storia d’acciaio’: «Me lo regalò Corrado Isidori  – e quel nome è scritto sull’elmetto -, in una delle tante occasioni in cui posso dire ‘io c’ero’. Io c’ero nel viaggio a Bruxelles, nei fuochi notturni davanti alle portinerie, a Roma in corteo quando si verificò la carica della polizia, c’ero durante l’assedio all’ufficio dell’Ad Morselli, alla stazione quando fu ferito l’ex sindaco Di Girolamo, al blocco della superstrada». Così Terni provava a difendere il patrimonio industriale, umano, professionale…d’acciaio. I colletti bianchi forse, all’epoca, credevano di essere intoccabili e a fatica erano inclini allo sciopero: «Io ho scelto di lottare coi mezzi a disposizione ma a guardarmi indietro mi accorgo di quanto negli anni, vertenza dopo vertenza, l’acciaieria della mia Terni abbia lasciato un pezzo di sé sul campo di battaglia».

Acciai speciali Terni «Aspasiel – dice Monia con un certo orgoglio di averne fatto parte – ha gestito tanto, e bene; in Telecom, nel servizio di disaster recovery del Comune di Roma e molto altro. Ma nei confronti di quella società è stato anche riscontrato il totale disinteresse delle istituzioni locali. La prova è stata l’affidamento del Comune di Terni dei propri sistemi informativi ad un’azienda di Perugia anziché ad Aspasiel. È avvenuto nel 2015 e da dipendente ho provato un senso di abbandono. Era il periodo in cui io cercavo un nuovo lavoro, perché dopo tanti anni di professionalità spesa e acquisita ero stata relegata a fare la segretaria del capo col rischio di trovarmi di lì a poco messa alla porta». Gli incentivi all’esodo dall’acciaieria erano terminati, ma Monia in quella nuova condizione lavorativa si sentiva troppo stretta per restare; ha speso allora cinque mesi nella ricerca di una nuova, più gratificante e stimolante occupazione tra la sofferenza di lasciare l’unico posto in cui aveva lavorato e il dubbio di quanto il suo know how fosse spendibile altrove, per scoprire poco dopo che almeno tre grandi gruppi erano interessati al suo profilo. Da cinque anni, vive e lavora a Milano ma il suo legame con Terni e l’acciaio, in fondo, resta; e le è capitato anche di raccontarlo, attraverso foto e parole, all’interno del suo blog.

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