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venerdì 7 maggio - Aggiornato alle 22:23

Terni, storie d’acciaio: «L’ufficio dell’ex Ad Morselli assediato, ‘tutti in ostaggio’»

Dal ‘rompete le righe’ dopo la manifestazione, alla porta della palazzina Ast sfondata: occupato ogni centimetro fino al 1° piano

di Marta Rosati

Un fatto eclatante, clamoroso, inaspettato, forse proposto con sufficienza da pochi poi sfuggito di mano quando ha coinvolto tanti, uno di quelli che ha profondamente segnato i lavoratori e i sindacalisti durante l’ultima vertenza Ast, quella del 2014, che costò centinaia di uscite ‘volontarie’, quella passata alla storia come la ristrutturazione di Lucia Morselli, allora Ad di Acciai speciali Terni. È quello dell’ufficio della stessa numero uno di viale Brin assediato da centinaia e centinaia di persone. A raccontarlo è l’ex segretario della Uilm, Nicola Pasini, non senza una certa fatica, con la sofferenza di chi ha vissuto quei 40 giorni e rivela che piuttosto che ripercorrerli vorrebbe cancellarli; un episodio che chiunque ha vissuto in prima persona ha bene impresso nella mente.

Vertenza Ast «Era l’ora di pranzo, qualcuno era a casa mangiare con la famiglia, altri al ristorante con qualche segretario nazionale delle organizzazioni sindacali, intervenuto per una manifestazione pubblica che si era tenuta al mattino. Nella palazzina Ast di viale Brin, all’interno dell’ufficio dell’amministratore delegato era in corso la divisione delle varie società controllate dall’azienda; un atto formale, di passaggio, e a pensarci bene anche di poco conto, ma a qualcuno venne l’idea di opporsi a quello scorporo calato in una dimensione di forti timori, tensioni, incertezze. Via sms iniziò a circolare la proposta di un presidio sul posto e i cancelli erano aperti, quindi ci si radunò sul piazzale di Pix1, a decine, decine, centinaia fin quando dalla confusione si passò all’azione. Qualche facinoroso guidò l’assalto e sfondò la porta, una fiumana di persone entrò nella palazzina e ricordo bene come fino al primo piano, alla porta dell’ufficio della Morselli fosse tutto pieno, corridoi, scale e uffici, ogni centimetro di spazio occupato, fino a quella porta chiusa a chiave».

Storie d’acciaio «Da quell’ufficio – racconta Pasini – non è uscito nessuno, ma neppure è entrato. L’assedio è proseguito per lunghe ore, le mediazioni tentate dalle forze dell’ordine con me e altri segretari non sono andate a buon fine e quando dall’interno della stanza della Morselli, hanno provato a farsi portare da mangiare dalla polizia, un agente è stato colpito alla testa. Noi siamo riusciti a evitare che i lavoratori sfondassero anche la porta dell’ufficio, ma ricordo che per mettere fine a quella clamorosa iniziativa fu necessario l’intervento del prefetto (Felice Bellesini Ndr). Dentro la palazzina – rivela Pasini – ci sentivamo tutti in ostaggio, tutti». Dal primo pomeriggio, nonostante qualcuno si fosse nel frattempo defilato, è proseguito fino al giorno successivo alle 5 del mattino: «Con la polizia, a quel punto l’Ad riuscì ad andarsene». Altri parlano anche di un furgone sfrenato per centrare la vettura in uscita dal perimetro della fabbrica, segno di una tensione che aveva ormai oltrepassato la lucidità. Pasini, guardandosi indietro, con l’esperienza accumulata in tanti anni, prima di lavoro (al Magnetico), poi nel sindacato, a distanza di sette anni da quella vertenza, dice: «Abbiamo gestito la situazione sin quando non l’abbiamo di fatto ‘governata’, fin quando abbiamo lasciato che la mobilitazione facesse il suo corso da quando l’azienda comunicò la riduzione dei turni». Fu quello il primo segnale della ristrutturazione e non si poteva certo subire inermi quel processo: «Portammo i lavoratori fuori dalla fabbrica, ma poi riportarli dentro fu difficilissimo. È un po’ – dice Pasini con una metafora – come quando fai fuoriuscire il dentifricio dal tubetto, ce la fai a rimetterlo dentro?».

Ast Pasini ricorda anche l’occupazione dell’autostrada, la difficoltà delle assemblee dopo un mese di sciopero, la paura di iniziative sopra le righe per mano di pochi, il peso della responsabilità del ruolo ricoperto: «A ripensarci oggi provo un senso di rifiuto». Storie d’acciaio, storie che segnano. Di una passata vertenza, quella per il Magnetico, custodisce anche un ricordo materiale, un coil di acciaio laminato, in miniatura, una vera bomboniera, un pensiero che Thyssenkrupp riservò a una delegazione italiana in viaggio in Germania: «Farlo passare all’aeroporto non fu semplice».

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