di Marta Rosati

Quarantasette anni d’età, da 25 lavora per Acciai speciali Terni e la vertenza del Magnetico l’ha vissuta dall’interno di quella produzione e commosso ricorda chi si arrampicava per attaccare uno striscione, poi l’impegno sindacale col piglio del motivatore, in un certo qual modo del leader, ma da una prospettiva di costante vicinanza ai colleghi lavoratori, anche per un inaspettato caffè alle una di notte. È una parte della storia di Massimiliano Angelini, tuttora lavoratore del sito siderurgico di Terni, come tutti con qualche timore per il prossimo futuro, soprattutto per il destino di Sdf, e non a caso.

La carriera sindacale Ha iniziato come delegato Rsu della Uilm nel 2006, poi nel 2009 mollato l’incarico e successivamente sposato la politica del sindacato autonomo Fismic, diventando coordinatore nel giro di pochi mesi e portandosi dietro una considerevole schiera di consensi (tutto documentato da articoli di giornali dell’epoca, che custodisce gelosamente in una cartellina).  Al congresso, la delusione per la mancata spinta al rinnovamento e sulle ali dell’entusiasmo renziano del rottamatore lascia il sindacato di via Annio Floriano e nel 2012 torna in casa Uilm. Quando cambia il regolamento interno alle Rsu di Ast per cui non si può contestualmente avere un ruolo in segreteria e fare il delegato, per rispetto dell’elettorato di fabbrica scelse le dimissioni dalla segreteria.

«Non escludo il ritorno» Dal 2017 non ha più neanche la tessera di alcun sindacato. Un attivismo, quello di Angelini, non trascurabile per dare il senso anche della sua partecipazione alle battaglie per i diritti degli operai e i livelli occupazionali, in diverse fasi della storia del colosso di viale Brin. E con una simile esperienza alle spalle, «costellata anche di attacchi personali importanti e gelosie, colpi bassi fino a volantini offensivi (‘Anche le pecore mordono’) e denunce» rivela, è impensabile che, anche se da una posizione defilata, Angelini non trami qualche strategia di lotta, o indirizzi qualche collega verso una certa sigla piuttosto che un’altra. Ma alla fine citando Califano dice: «Non escludo il ritorno».

I simboli della vertenza Scavando tra i ricordi della vertenza 2014 ammette: «Ho un’enciclopedia di episodi che potrei raccontare ma scelgo quelli che più hanno caratterizzato il mio impegno: l’ideazione della maglia con la scritta ‘L’acciaieria non si tocca’ e il rinnovo di 40 contratti di apprendistato di giovani occupati in Pix2. Nel primo caso c’è chi non ha lesinato critiche e insinuazioni sul fatto che potessi guadagnare dalla vendita delle t-shirt, ma ricordo che tirai fuori la fattura per respingere le critiche al mittente, non solo per onestà ma anche forte dell’idea alla base della mia iniziativa. Cercavo uno slogan che ci unisse tutti e un simbolo che esulasse da qualunque colore sindacale per mostrare, anche attraverso i media, in occasione delle varie passerelle politiche unità tra le maestranze evitando il colpo d’occhio delle bandiere che ogni sigla va ricercando». I pentastellati Di Maio e Di Battista potrebbero avere ancora ciascuno una di quelle maglie: «Ne ordinai un centinaio in prima battuta pensando che i lavoratori avrebbero comunque apprezzato ma andò meglio delle aspettative. Mi chiedevano anche taglie più piccole per mogli e figli. Alla fine credo di averne distribuite almeno 300».

La vendita di Ast Quanto ai giovani con contratto di apprendistato racconta: «Erano 40, la quasi totalità occupata nel reparto Pix2 che era stato sistemato da poco e che avevo visto crescere e avevo sindacalizzato. Era già iniziato il braccio di ferro con l’azienda che si era detta intenzionata a non rinnovare quei rapporti di lavoro. Il primo operaio chiamato ai piani alti di viale Brin per una comunicazione in tal senso era un mio amico che aveva scoperto da poco che sarebbe diventato papà. E questo dava il senso di come si trattasse di quaranta future famiglie. Accesi i riflettori sulla questione spingendo i diretti interessati a rilasciare interviste sulla loro storia personale. Tra i primi incontri romani delle istituzioni, in un confronto preparatorio chiesi in prima persona all’allora segretario nazionale della Uilm il rinnovo degli apprendisti e tra vari tira e molla si riuscì ad ottenere quella garanzia per tutti i coinvolti». Una battaglia vinta, della quale Angelini è orgoglioso come lo sarà se dovesse vincere la scommessa sul prossimo acquirente di Ast: «L’ho scritto in un biglietto in busta chiusa già due anni fa». Chi la custodisce scoprirà presto se la sua predizione è corretta.

 

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