di Marco Torricelli
Parlare di proroga non si può. Non è prevista, in casi del genere. Ma il giudice Paola Vella, con il conforto del presidente del tribunale di Terni, Girolamo Lanzellotto, ha preso una decisione salomonica che, nelle motivazioni che saranno rese note tra martedì e mercoledì, verrà esplicitata con maggiore chiarezza; ma che più o meno dirà che alla Sangemini viene concesso qualche altro giorno di tempo – pochi giorni, pochissimi – forse una settimana. Alla Sangemini e, soprattutto, a chi vuole subentrare nella gestione.
Il confronto Nel primo pomeriggio di lunedì il presidente della Sangemini, Roberto Rizzo, accompagnato dai legali dell’azienda, si è presentato nell’ufficio del giudice e, dopo averle confermato che esistono buone possibilità di portare a compimento il percorso che dovrebbe assicurare un futuro all’azienda, ha però chiesto un allungamento dei tempi. Uscendo dalla stanza, lo stesso Rizzo ed i legali hanno regalato poche battute: «Il lavoro sta procedendo e siamo certi di portarlo a termine in fretta».
Il vertice Nel frattempo la giudice Vella si spostava nell’ufficio del presidente del tribunale e, dopo un breve vertice, i due, sorpresi di ritrovarsi i cronisti fuori dalla porta, confermavano – cortesissimi, ma ovviamente stringati – che «il tribunale si riserva di prendere una decisione definitiva sulla vicenda». Chiedere chiarimenti è il minimo: «Non possiamo certo anticipare le cose che scriveremo nelle motivazioni – ha spiegato il presidente Lanzellotto – ma diciamo che ci sembra doveroso approfondire l’esame della questione». E la giudice Vella confermava: «Si tratta di una questione delicata, sulla quale ogni decisione deve essere ponderata e presa nel contesto di una fase processuale».
La precisazione In tribunale peraltro, e questo adesso è certo, non c’è nessuna proposta ‘alternativa’. Perché, come ha ribadito la giudice Paola Vella, la procedura parla chiaramente di «concordato», dato che nessuno ha presentato istanza di fallimento per la Sangemini. Insomma, per essere chiari, nessuno potrebbe, semplicemente, essersi presentato alla stessa giudice dicendo di voler rilevare l’azienda. E allora?
I passaggi Quello che è successo è altro: Francesco Agnello, imprenditore, campano come gli attuali proprietari della Sangemini, solo che lui è di Torre Annunziata, mentre gli altri sono di Torre Del Greco, una proposta l’avrebbe effettivamente presentata, ma, appunto, alla Sangemini – dopo, sembra, una serie di incontri con le banche creditrici – che, però, l’avrebbe rifiutata. Tanto che Roberto Rizzo avrebbe detto alla giudice Vella che, quella, non è l’unica possibilità sulla quale si starebbe ragionando ed è per questo che c’è bisogno di altro tempo.
Le alternative Sangemini, in sostanza, ed ecco anche la motivazione alla base della richiesta fatta lunedì al giudice, preferirebbe percorrere altre strade e esaminare altre ipotesi. Che prevederebbero – stando a quanto avrebbe confermato uno dei manager ai sindacati ed ai lavoratori – l’abbandono da parte dell’attuale proprietà. Il progetto a cui si starebbe lavorando, insomma – Norda pare esclusa definitivamente, mentre resta aperta la strada Castello, non escludendo una possibile sinergia con altri imprenditori del settore della distribuzione – sarebbe quello di una vera new-co.
Passaggio di mano Resta da capire, però, se da parte di Roberto Rizzo ci sia la reale volontà di abbandonare definitivamente la scena – e, nel caso, a quali condizioni – o se, invece, voglia lasciarsi aperta la possibilità di una permanenza nella compagine societaria che potrebbe rilevare la Sangemini. E, soprattutto, c’è da chiarire quale sia il ruolo delle banche creditrici in tutta questa storia. Perché è chiaro che il pallino in mano ce l’hanno proprio gli istituti di credito. Mentre ai lavoratori resta in mano altro. Il classico cerino.
