di Marco Torricelli
Alla base di tutto, a ben vedere, c’è una sorta di equivoco. «Il personale del Polo di mantenimento delle armi leggere di Terni (adesso si chiama così, Pmal, la ex Fabbrica d’armi; ndr) – dice il senatore del Pd Gianluca Rossi – è impegnato in un’attività produttiva autenticamente decisiva per il Paese, ma sconta il fatto di essere inquadrato nella pubblica amministrazione e questo lo mette in una situazione di precarietà che deve essere rimossa».
La visita Proprio per questo lo stesso Rossi ha lavorato per l’organizzazione, all’interno del ‘polo’, di un incontro con la sottosegretario al mistero della difesa, Roberta Pinotti, al quale hanno preso parte anche la vicepresidente della camera, Marina Sereni; la presidente della Regione, Catiuscia Marini; il presidente della Provincia, Feliciano Polli e il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo.
Le evidenze L’esigenza dell’incontro, spiega Gianluca Rossi, «nasceva dalla necessità di far comprendere al governo che il ‘polo’ ternano è un sito industriale a tutti gli effetti (Rossi ne parla come del secondo stabilimento ternano in ordine di importanza; ndr), dove lavorano circa 350 civili e 50 militari e che rischia di essere messo in discussione se non verrà, intanto, rimosso il blocco del turn over e se non gli verranno destinati fondi adeguati che ne garantiscano non solo la sopravvivenza, ma lo sviluppo».
Roberta Pinotti La sottosegretario, dopo aver visitato il ‘polo’ ed essersi anche confrontata con i lavoratori, ha espresso la consapevolezza «dell’importanza delle attività che si svolgono in questo luogo e della necessità di attivarsi, in tempi brevi, per definire un percorso che permetta a questo complesso di continuare a svolgere il suo ruolo decisivo»
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Professionalità Il rischio concreto, a giudizio di Gianluca Rossi, «è che trovino conferma le peggiori ipotesi avanzate a più riprese, e giustamente, dai sindacati. L’età media dei lavoratori della ex Fabbrica d’armi è di 54 anni e se ai pensionamenti (ne sono previsti una cinquantina, nel giro di un paio d’anni; ndr) non si affiancheranno nuove assunzioni – sono bloccate anche quelle relative alla ‘legge 68’ – succederà, semplicemente, che alcune lavorazioni, estremamente delicate e di grande importanze per l’economia stessa delle forze armate italiane, qui a Terni non si faranno più, con un danno gravissimo non solo per la sicurezza dei militari, ma anche per l’economia del territorio».
Marina Sereni La vice presidente della Camera, Marina Sereni, mette in risalto che «insieme alle autorità regionali e locali, ai responsabili degli stabilimenti e alle rappresentanze sindacali dei lavoratori abbiamo apprezzato l’attenzione che la senatrice Pinotti ha espresso a nome del Governo per quanto riguarda sia la possibilità di sbloccare le assunzioni di personale tecnico a Terni, sia la realizzazione del piano triennale predisposto per Baiano di Spoleto, grazie al quale si può raggiungere il pareggio di bilancio previsto dalla legge». Altrettanto importante, per Marina Sereni, «è stata la visita al centro nazionale di reclutamento dell’esercito, che rappresenta per Foligno e per l’Umbria una presenza di grande qualità e valore per la selezione degli ufficiali».
Il museo delle armi Altro tema affrontato, nel corso dell’incontro, è stato quello del ‘Museo delle armi’ e «con la presidente Marini – spiega Rossi – si è ipotizzato un percorso che permetta di accedere ad una parte dei fondi comunitari previsti per il periodo 2014-2020, così da poter programmare adeguatamente lo sviluppo di una struttura museale che, integrandosi con le attività industriali, sia messa nelle condizioni di dispiegare per intero un potenziale che ne farebbe un nuovo centro attrattivo in una città che sta ripensando e riprogrammando il proprio modello economico. Un modello che guarda verso il futuro, ma senza trascurare ed anzi puntando alla valorizzazione, di quella che è la sua storia. E il Polo di mantenimento delle armi leggere o, come ancora la chiamo io – conclude Rossi – cioè la Fabbrica d’armi, ne fa parte a pieno titolo».
