Palazzo Spada (foto Marta Rosati)

di Chiara Fabrizi
Twitter @chilodice

«Non siamo in grado di attestare la totale completezza e attendibilità del conto patrimoniale del Comune di Terni». È un parere destinato a far discutere quello che il collegio dei revisori del Comune di Terni ha allegato al bilancio consuntivo 2014 chiuso di fatto in pareggio (+476 euro) che, se da una parte, esprime un giudizio favorevole sulla gestione finanziaria del municipio, pur rilevando pesanti criticità, dall’altro alza le mani e, di fatto, non certifica il conto patrimoniale di palazzo Spada.

Non certificato il conto patrimoniale In particolare a spingere l’organo di controllo, composto da Paola Grasselli, Ida Calzini e Stefano Baldoni, alla significativa posizione è il mancato aggiornamento dell’inventario dei beni mobili e immobili dell’ente che, come ha più volte messo in chiaro la Corte dei Conti, «può incidere negativamente sull’esatta determinazione e quantificazione del patrimonio del Comune, essendo la ricognizione presupposto essenziale per la predisposizione del conto patrimoniale». Da qui i dubbi dei revisori sull’attendibilità del documento che compone il bilancio e l’ammonizione agli amministratori, chiamati a «un rapido completamento dell’aggiornamento dell’inventario» da inviare anche dalla Corte dei Conti.

Anticipazione di cassa pericolosa In attesa che la ricognizione patrimoniale sia portata a termine e poi vagliata dai revisori, presumibilmente già in fase di approntamento del bilancio previsionale, il collegio rileva anche una serie di criticità legate alla gestione finanziaria, a cominciare dall’anticipazione di tesoreria, a cui palazzo Spada ricorre con modalità «continuative» anche se si tratta di uno strumento straordinario. Va subito detto che l’utilizzo fatto dagli amministratori non sfora i limiti massimi consentiti dalla legge, ma per intendersi nel 2014 è stato necessario ricorrervi per ben 345 giorni col risultato di trovarsi a pagare spese per interessi passivi per 338 mila, in calo sul 2013 ma in crescita sul 2012.

Pagamenti fatture in 213 giorni Ma il problema non è solo questo: «Occorre adottare i provvedimenti correttivi più opportuni per ridurre il ricorso all’anticipazione, riportandola a strumento eccezionale in considerazione della sua crescente onerosità, ma anche della necessità di migliorare complessivamente la situazione di cassa per ridurre l’indicatore di tempestività dei pagamenti». Terni infatti è tra i 17 capoluoghi di provincia italiani con il maggior ritardo sulla liquidazione delle fatture col 2014 che ha fatto registrare per i fornitori ben 213 giorni di attesa, a fronte di un limite di legge fissato a 90 giorni, sceso a 60 per il 2015.

Residui Sollecitazioni a un maggiore impegno arrivano anche sul recupero dei residui attivi dove l’organo di controllo evidenzia «un rilevante ammontare complessivo sul fronte tributario ed extratributario (multe, fitti attivi, concessione impianti, ndr)». E infatti a scorrere la cinquantina di pagine emerge che la capacità di recupero e quindi di riscossione dell’evasione tributaria, quindi vecchie cartelle, si aggira intorno al 13% con 48 milioni circa di residui segnati al 2014, di cui 7.5 relativi a esercizi precedenti al 2010. Peggio va sul fronte extratributario tra canoni di locazione da incassare (oltre 2 milioni) e multe elevate (17.8 milioni) ma mai incamerate. Qui a fronte di residui attivi segnati a consuntivo 2014 per 54.2 milioni ben 22.8 milioni risalgono a bilanci ante 2010. E così i revisori non possono non «sollecitare misure volte ad accelerare e intensificare la riscossione dei residui attivi».

Debito fuori bilancio di mezzo milione Spunta poi tra le pieghe della relazione un debito fuori bilancio di circa mezzo milione di euro segnalato dopo la chiusura dell’esercizio 2014 dalla direzione ambiente di palazzo Spada. L’ingente cifra, che presumibilmente sarà riconosciuta e appostata in bilancio previsionale 2015, sarebbe relativa ai costi di trasporto e smaltimento del percolato dell’ex discarica di vocabolo Valle. Ma il timore dell’organo di controllo è che ad appesantire il passivo sia anche l’operazione di riconciliazione debiti e crediti con le partecipate tuttora non conclusa, ma che rischia di avere «effetti negativi negli esercizi successivi a causa dei probabili e ulteriori debiti che potrebbero manifestarsi» al termine della ricognizione.

Debiti Infine sul fronte dell’indebitamento il Comune ha rispettato i limiti imposti dal Tuel, anche se si conta un debito residuo di 185 milioni, di cui 19 milioni relativi a prestiti contratti nel 2014 con oneri finanziari pari a 6.1 milioni. A tirare le fila l’indebitamento medio che il municipio negli anni ha caricato sulle spalle di ogni residente a Terni e che oggi vale 1.654 euro a persona, neonati compresi.

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