di Marco Torricelli
Adesso è ufficiale. Per la Sangemini dovrà essere predisposto un ‘piano di crisi’. A sancirlo è stata la riunione, convocata dall’assessore Vincenzo Riommi ed alla quale sono stati invitati anche i rappresentanti di Sviluppumbria e Gepafin, gli strumenti operativi della Regione. Ne ha preso atto anche l’azienda – il presidente, Roberto Rizzo, ha partecipato alla riunione – che, adesso, ha bene chiaro che l’aria è cambiata.
Il quadro Sgombrato il campo da possibili equivoci e tattiche tendenti a spostare più in avanti nel tempo una presa di posizione decisa, alla Sangemini è stato ribadito con chiarezza che il nuovo piano – da predisporre entro i 180 giorni che gli vengono concessi in virtù del concordato ottenuto dal Tribunale ed essere sottoposto all’approvazione dei creditori – dovrà tener conto del fatto che, ormai, gli spazi di manovra sono strettissimi: «Basta promesse senza garanzie – è stato spiegato a Rizzo – ma accetteremo solo progetti credibili e, soprattutto, impegni dimostrabili».
I particolari A cominciare dalla definizione precisa dell’indebitamento dell’azienda – che sarebbe di circa cento milioni, un’ottantina con Unicredit e Ge Capital, una ventina con i fornitori), mentre Rizzo aveva recentemente parlato di una settantina, che non sarebbero comunque pochi – per poi chiarire le linee guida sulle quali Sangemini intende muoversi per rimettere in piedi un’azienda attualmente in affanno.
L’appuntamento Una prima risposta la Sangemini dovrà darla venerdì 26 aprile, giorno per il quale è stato convocato un nuovo incontro, che si terrà all’Associazione industriali di Terni, al quale dovrà presentarsi con qualcosa di concreto in mano. A partire dal piano produttivo che intende attuare nei prossimi sei mesi: «Perché dovrà dirci quali saranno i volumi, annunciati in aumento, come ogni estate – dice Michele Racanella, del sindacato di categoria della Cgil – e cosa ha intenzione di fare con i lavoratori in cassa integrazione». Perché l’azienda avrebbe provato a proporre, a differenza di quanto avvenuto negli anni passati, di lasciarli in ‘cassa’ anche per questo periodo: «Ma non ci deve nemmeno pensare», taglia corto il sindacalista.
Lo scenario Intanto emergono alcune indiscrezioni che permettono di completare un quadro già abbastanza intricato: nei mesi scorsi, ma nelle ultime settimane si è registrata un’accelerazione, ci sono stati molti tentativi di contatto, anche con grandi aziende concorrenti della Sangemini, per cercare di capire se fosse possibile ipotizzare una strategia di uscita definitiva. Se ci fosse, insomma, qualcuno disponibile a trattare per il suo acquisto. Ma sembra che l’esito sia stato poco confortante: perché gli impianti sono davvero obsoleti e per puntare ad un incremento della produzione sono necessari investimenti massicci. Che, a questo punto, dovrà fare l’attuale proprietà.
