Una linea di produzione di Ast

di Marco Torricelli

Il ‘primo tempo’ del consiglio comunale straordinario dedicato alle acciaierie, mercoledì mattina – assorbito lo schiaffone arrivato dalla Finlandia, con il Ceo di Outokumpu, Mika Seitorvita, che ha fatto sapere che le offerte ricevute per vedere «non sono accettabili» – ha fatto emergere alcune conferme, ma anche alcune novità interessanti. Oltre che preoccupanti.

Le conferme Una è venuta dall’esposizione – di cifre e informazioni – da parte di un tecnico di grande esperienza come l’ingegner Mario Priante che, in sintesi, ha messo in risalto che, per Terni, la vendita delle acciaierie ad Aperam non sarebbe un affare e che, anzi, metterebbe in serio pericolo la sopravvivenza stessa del polo siderurgico. Un’altra è venuta dal presidente degli industriali ternani, Umbro Bernardini: piuttosto che fare proposte, di fatto si è limitato a chiedere di «non fare casino, perché sarebbe peggio».

Una novità Una cosa che non a tutti era nota, invece, è quella relativa al possibile progetto, da parte di Outokumpu, per la dismissione del Tubificio – non compreso nella trattativa di vendita ad Aperam – ma che a Terni si considera, invece, inscindibile dal resto: «Il Tubificio, visto che Outokumpu non mostra di avere più grande interesse nel settore dei tubi inox – ha spiegato l’ingegner Priante, potrebbe essere ceduto alla Tubinoxia di Andrea Gatti, che già detiene il 51% delle azioni di Outokumpu Stainless Tubular Product (Ostp), una joint venture sorta nel 2011».

Altra novità Anche se Outokumpu ha parlato di un accordo per «non rendere noto alcun dettaglio del percorso», le indiscrezioni se ne fregano e viaggiano indisturbate. E da queste viene fuori che Aperam – anche da qui, forse, l’affermazione di Mika Seitorvita – avrebbe offerto, per comprare tutto, tranne ovviamente il Tubificio, una somma che si aggira intorno ai 150 milioni di euro. Oltre a farsi carico di almeno una parte dei debiti: che gli ottimisti valutano in un miliardo, ma che i pessimisti fanno salire di molto, quasi fino a due.

Lo scenario Da parte delle organizzazioni sindacali è venuta un richiesta: «Il livello della trattativa deve essere ulteriormente innalzato – hanno detto – coinvolgendo non solo il ministero dello sviluppo economico, ma la stessa presidenza del consiglio ed Enrico Letta in prima persona». Non una differenza di poco conto: «Perché solo dando alla presenza del governo una valenza superiore si potrà costringere la multinazionale a chiarire quali sono le sue reali volontà». Soprattutto alla luce delle nuove e diverse possibilità che ci si potrebbe trovare fronte.

Prima possibilità Outokumpu ha capito che il dibattito in corso comprende la possibilità di un intervento economico diretto del governo – attraverso il fondo strategico della Cassa depositi e prestiti – e quindi punta ad ‘alzare la posta’, soprattutto se fossero vere le voci relative all’offerta di Aperam.

Seconda possibilità I finlandesi hanno rifatto i conti e si sono resi conto che il matrimonio con Inoxum non porterebbe ai risultati sperati e stanno rivedendo i progetti: magari immaginando di tenersi gli stabilimenti ternani e orientandosi verso la dismissione o la chiusura di altri impianti, magari in Germania. Con tutte le conseguenze geopolitiche del caso.

Terza possibilità Outokumpu ha ricevuto qualche altra proposta di acquisto – oltre a quella ‘non impegnativa’ dei cinesi di Tsinghan – fino ad oggi non pubblicizzata e sta cercando un modo per poterla infilare nell’asta. Va ricordato che i coreani della Posco – che si erano fin troppo rapidamente chiamati fuori dalla partita – hanno un impianto, in Turchia, in grado di lavorare 350 mila tonnellate di acciaio ed hanno bisogno di alimentarlo.

Venerdì Nel pomeriggio di mercoledì sono entrati in scena i consiglieri comunali e la cosa è tornata sui livelli normali, quelli di tutte le settimane: si è comunque concordato di inserire, nel documento finale, la richiesta di coinvolgimento della presidenza del consiglio del ministri nella trattativa. Il consiglio comunale straordinario vivrà la seconda giornata venerdì, con gli interventi dei parlamentari europei, tra i quali il vicepresidente del Parlamento Europeo, Roberta Angelilli e nazionali (il vicepresidente del senato, Linda Lanzillotta; il vicepresidente della camera, Marina Sereni; i senatori Gianluca Rossi e Stefano Lucidi); di consiglieri e assessori regionali, di consiglieri e assessori provinciali. Nel pomeriggio, alle 16 è in programma la seconda fase del dibattito consiliare e – a seguire – alle ore 18 gli interventi conclusivi del sindaco, Leopoldo Di Girolamo; della presidente della regione, Catiuscia Marini e del sottosegretario al ministero allo sviluppo economico, Claudio De Vincenti.

I sindacati Le Segreterie Provinciali di Fim, Fiom, Uil, Fismic e Ugl, le richieste già espresse al consiglio comunale straordinario le hanno anche messe per iscritto. La discussione, dicono, deve essere seguita «direttamente dalla presidenza del Consiglio». Considerano «irrinunciabile la definizione dei tempi certi entro cui la vendita deve essere completata» e ribadiscono «che il sito di Terni deve essere venduto con tutte le sue produzioni, compreso il Tubificio, che riteniamo essere irrinunciabile per le prospettive presenti e future del sistema produttivo degli acciai speciali».

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