di Marco Torricelli
Ad agosto l’assemblea dei soci pubblici (tra gli altri il Comune e la Provincia di Terni, Sviluppumbria e Gepafin) aveva deciso di prendere tempo. Ma adesso per il percorso diventa obbligato. E per l’Istituto superiore di ricerca e formazione sui materiali speciali per le tecnologie avanzate, l’Isrim, i tempi si fanno stretti.
La scadenza La stessa assemblea dei soci, mercoledì mattina – mentre era in corso la riunione, peraltro, i 36 ricercatori che lavorano all’interno dei laboratori, hanno dato vita ad un simbolico ‘presidio’ del piazzale di Pentima – ha fissato una data che sarà quella decisiva: o si trova una soluzione definitiva, o l’Isrim va in liquidazione e chiude. Ma uno spiraglio c’è, anche se si dovranno approfondire, e in fretta, le ultime novità emerse.
La proposta Una ‘cordata’ – almeno cinque imprese, a maggioranza locale e con la possibilità che ad esse se ne aggiungano altre – ha presentato una ‘lettera di intenti’, nella quale si candida ad assumere il controllo dell’Isrim: «Una proposta da valutare con la massima attenzione – dice l’assessore allo sviluppo economico del Comune di Terni, Sandro Piermatti – nell’ottica di quell’impegno che tutte le istituzioni locali, in quanto facenti parte della compagine societaria, stanno mettendo in campo nel tentativo di salvare un patrimonio di conoscenza e di innovazione messo a rischio dalle sempre più pressanti difficoltà economiche».
La crisi Il passivo di bilancio dell’istituto, certificato per il 2012, era di 445mila euro e i soci pubblici – essendo impossibilitati a ricapitalizzarlo da precisi vincoli normativi – ad agosto avevano stabilito che la prima cosa da fare, per scongiurare il rischio liquidazione, era quella di compensare il disavanzo. Utilizzando il capitale sociale, già cannibalizzato in passato, che si era così ridotto a soli 383mila euro.
I sindacati «Preso atto della decisione e visto che, secondo la Regione dell’Umbria, non ci sarà alcuna possibile ripresa senza l’apporto decisivo della ricerca e dell’innovazione tecnologica – dice Sergio Cardinali, della Filctem Cgil – chiederemo immediatamente un incontro urgente con la presidente, Catiuscia Marini, dalla quale ci aspettiamo un gesto conseguente a queste enunciazioni di principio». Il salvataggio dell’Isrim, insomma, secondo Fabrizio Framarini, della Femca Cisl, «non può essere relegato alla buona volontà di qualche imprenditore privato che abbia voglia di acquisire la società, ma deve essere frutto di un’azione congiunta pubblico-privato, finalizzata a sostenere la ricerca ed a metterne in rete i risultati».
