I lavoratori della Sangemini

di Marco Torricelli

Tocca a lei. E non si tratta di una decisione facile. Sul tavolo del giudice Paola Vella la richiesta, da parte della Sangemini, è arrivata ed ora spetta a lei stabilire se concedere o no i 45 giorni di tempo – l’istanza parte dal presupposto che, dai due mesi di proroga concessi il 24 luglio scorso, possa essere scorporato il periodo di chiusura estiva degli uffici giudiziari – chiesti per tentare un salvataggio in extremis dell’azienda.

L’attesa I lavoratori stanno lì, davanti ai cancelli dello stabilimento, nel presidio che va avanti ormai da otto giorni. E aspettano: «C’è tensione e paura – dicono – ma siamo certi che il magistrato saprà decidere per il meglio. Tenendo nella giusta considerazione, oltre agli aspetti formali, anche quelli umani, relativi alla sorte di centinaia di persone, noi e le nostre famiglie, che dipende anche da lei». Che si trova in una situazione non invidiabile: «Ne siamo consapevoli, ma siamo certi che si rende conto che la nostra è peggiore».

Le trattative Frenetico, in queste ore, il ritmo degli incontri e dei contatti: la proprietà, giocando in extremis la carta della richiesta di ulteriore rinvio, ha messo sul tavolo l’ennesimo rilancio di una partita che, comunque, difficilmente la vedrà vincitrice. Le banche, che pure avrebbe aperto uno spiraglio alla concessione di un’ulteriore linea di credito, avrebbero condizionato questa opzione ad un radicale cambio gestionale – a cominciare dal management – e ad un loro più diretto coinvolgimento nel controllo dei movimenti di cassa. Finalizzato, molto probabilmente, a favorire quel passaggio di mano che – sfumata, pare definitivamente, l’ipotesi Norda – vedrebbe a confronto due ipotesi: quella legata ad un gruppo multinazionale, italo-polacco- statunitense, intenzionato a sfruttare il marchio Sangemini per entrare in grande stile sul mercato nazionale; con quella prospettata da un gruppo trevigiano, impegnato sul fronte della distribuzione.

Ore decisive La giornata di martedì dovrebbe essere quella decisiva, anche se non si esclude la possibilità che il giudice Vella possa prendersi qualche ora in più per valutare con attenzione – chi la conosce la descrive come un magistrato abituato a ponderare bene le decisioni – tutti gli aspetti della vicenda.

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