La Sangemini

di Marco Torricelli

Dipende tutto da loro, ormai. Saranno le banche, ormai è chiaro, a decidere il futuro della Sangemini. Gli istituti di credito hanno decisamente presa in mano la situazione e le strategie future dipenderanno dalle loro decisioni. Del resto, quando ci si è indebitati per un centinaio di milioni di euro, può pure succedere.

Il vertice Mercoledì mattina, in Regione, è in programma un incontro che, pur essendo l’ennesimo di una serie interminabile, potrebbe davvero offrire qualche elemento di conoscenza in più: a due settimane dalla scadenza del termine entro il quale l’azienda deve presentare il proprio piano industriale, sul quale – ormai è chiaro anche questo – i margini di manovra saranno ridotti all’osso, si tratterà di poco più di una presa d’atto. Ma almeno la Sangemini non potrà giocare ancora al rinvio.

I sindacati I rappresentanti dei lavoratori, però, vogliono sapere «se e quale progetto abbia questa proprietà ormai completamente inaffidabile, ma anche con chi dovremo confrontarci in futuro – dice Michele Racanella, della Flai Cgil – perché è evidente che la strategia degli istituti di credito è quella, quanto meno, di affiancarle qualcun altro». Un affiancamento che potrebbe essere finalizzato ad ‘accompagnare alla porta’ l’attuale proprietà, che verrebbe così invitata, con le buone o con le cattive, a farsi da parte.

Le alternative E così è proprio il ‘qualcun altro’ scelto dalle banche, a ben vedere, a diventare l’argomento più importante. Gli armatori campani, il gruppo Rizzo-Bottiglieri-De Carlini, hanno fallito su tutta la linea e per un doppio ordine di motivi: l’indebitamento della Sangemini si è andato a sommare a quello, molto più cospicuo, accumulato dalla loro attività principale; ma anche il fatto di non essere ‘gente del mestiere’ ha avuto il suo peso determinante. L’alternativa sui cui punterebbero gli istituti di credito, invece, sarebbe rappresentata da operatori di settore e, quindi, almeno teoricamente più affidabili.

Le paure Le gente della Sangemini, però, continua ad avere paura: «Non ci nascondiamo dietro ad un dito – dice Racanella – e sappiamo bene che dovremo fare i conti con un piano di salvataggio che potrebbe determinare nuovi sacrifici per i lavoratori. Ma all’incontro di mercoledì noi ribadiremo con forza che i lavoratori hanno già pagato un prezzo altissimo per danni che non hanno certo provocato loro e che noi non siamo disponibili ad accettare di pagarne altri». Ma non sarà facile.