di Marco Torricelli
Li hanno aspettati. Invano. I sindacalisti dentro i locali e i lavoratori fuori, dando vita all’ennesimo ‘presidio’. Ma loro, i rappresentanti della proprietà della Sangemini, dopo averlo indetto, hanno disertato l’incontro che doveva essere l’occasione per chiarire le posizioni. Ad una settimana esatta dalla scadenza del termine entro il quale l’azienda deve presentare quel piano di rilancio che, a questo punto è chiaro a tutti, non è in grado di mettere a punto.
Persone, non numeri «Adesso basta con gli slogan pubblicitari – sbotta Simone Dezi, della Fai Cisl – perché siamo proprio stufi di essere presi in giro da questa gente. Da oggi in poi non ci accontenteremo più di parole, da parte di nessuno, ma accetteremo solo di discutere sulla base di fatti certi e proposte concrete». Perché, prosegue Dezi, «qui ci sono in ballo le vite di 130 persone e delle loro famiglie. Gente in carne e ossa, non numeri da mettere su dei pezzi di carta e noi vogliamo che questa gente sia rispettata».
Chiarezza Michele Racanella, della Flai Cgil, rincara la dose: «La nostra battaglia, e ribadisco la nostra – scandisce – è finalizzata a difendere tutti i lavoratori, quindi compresi quelli della Sangemini Fruit e non permetteremo che nessuno se li dimentichi». Ecco perché sollecita «il massimo della chiarezza, da parte di tutte le componenti in gioco, visto che ormai siamo nella fase in cui non ci si possono più permettere semplici giochi di parole. Servono fatti concreti».
L’assemblea Lunedì i lavoratori della Sangemini si riuniranno, di nuovo, in assemblea e «speriamo che partecipi anche l’assessore regionale Vincenzo Riommi – dice ancora Dezi – che fino ad oggi è stato sempre molto attento alle problematiche della nostra azienda». L’assemblea si svolgerà alle 18, nella sala consiliare del comune, che il sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani, ha messo a diposizione e che, a sua volta, ha provveduto ad inviare un invito formale a Riommi: «Alle istituzioni, locali e regionali – dice Racanella – chiediamo di intensificare l’opera di mediazione che hanno fino a qui svolto e di renderla ancor più incisiva, garantendoci quella sponda politica indispensabile per fare maggiori contenuti alla nostra iniziativa».
La tensione Tra la gente è evidente il livello al quale è arrivata la tensione: «Non sono stati mesi facili – racconta il sindacalista – e l’atteggiamento della proprietà non aiuta a stemperarla. Si è passati da un atteggiamento fintamente buonista, ad una chiusura netta e ad un silenzio ostinato, quanto offensivo, nei confronti di padri di famiglia che chiedono solo di conoscere quale destino li aspetti. Il sindacato ha sempre tenuto aperta la porta ad una trattativa, ma la controparte ce la continua a sbattere in faccia e, a questo punto, siamo noi che pretendiamo finalmente chiarezza».
La trattativa Chiarezza che, pare, non c’è nemmeno in relazione alla trattativa con il gruppo Pessina (titolare dei marchi Norda e Gaudianello) in predicato di prendere in mano la Sangemini: «Noi, su questo – conclude Simone Dezi – non abbiamo notizie e sappiamo solo che qualcuno si sarebbe fatto avanti, ma nei vari incontri che si sono svolti in questo ultimo periodo, nessuno ci ha fatto nomi e, tanto meno, avanzato proposte». Anche per questo i lavoratori della Sangemini sperano nella presenza, alla loro assemblea di lunedì, dell’assessore Riommi. Che, fino ad oggi, ha sempre tenuto in mano il pallino.
Il confronto «Ma vogliamo anche – insiste Michele Racanella – che al più presto si apra un confronto proprio con i possibili acquirenti della Sangemini, perché non è più sopportabile questo gioco di specchi. Vogliamo confrontarci con loro per stabilire, insieme e nell’interesse dell’azienda e dei lavoratori, le strategie attraverso le quali dare continuità e sviluppo alle produzioni».
